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Cave, da Rapino in giù il far west dell’Abruzzo: 30anni di denunce al vento

Archeoclub e Comitato paesaggio: «serve svolta»

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PESCARA. A partire dalla vicenda delle cave di Rapino (Chieti), nel Parco nazionale della Majella, «esempio di come la forza del denaro ed interessi di vario genere possano massacrare impunemente per decenni un territorio senza incontrare ostacoli», l'Archeoclub Abruzzo e il Comitato abruzzese del paesaggio tornano a denunciare la gestione delle cave in Abruzzo e chiedono alla Regione una «vera e decisiva svolta» in materia.

Nel corso di una conferenza stampa a Pescara, il presidente regionale dell'Archeoclub, Giulio De Collibus, e quello del Comitato abruzzese del paesaggio, Andrea Iezzi, hanno ripercorso le tappe della vicenda di Rapino, definendola un «disastro, talmente ampia è la superficie di territorio interessata. Battaglie - hanno detto - quasi sempre perse, che vanno avanti da 29 anni».

 Lo scorso 31 marzo, il Corpo forestale dello Stato, dopo le segnalazioni dell'Archeoclub, ha sottoposto a sequestro la cava e denunciato il titolare per i reati di opere eseguite in assenza di autorizzazione paesaggistica e nullaosta dell'Ente Parco, nonché per distruzione e deturpamento di aree sottoposte a protezione.

I due presidenti hanno parlato di «battaglie non solo sul caso specifico, che è il più eclatante, ma sulla gestione generale delle cave. Si sono succeduti, in tutti questi anni, Governi regionali di tutti i tipi, ma nessuno ha avuto la volontà di porre un limite ed un controllo vero al massacro del nostro territorio. Non parliamo poi dell'ufficio regionale preposto, l'Ufficio Cave, che è apparso spesso più come il legale rappresentante dei cavatori che quello dei cittadini e dell'ente pubblico».

«Il primo nostro intervento - è stato ricordato - nel lontano 1986, vide la dolosa inerzia di un importante ufficio statale quale la Soprintendenza Archeologica dell'epoca. L'unico intervento serio è stato quello della Forestale, che ha disposto i necessari sequestri. Anche la magistratura, purtroppo, è apparsa distratta e superficiale di fronte alle nostre denunce».

 Dopo il recente sequestro, secondo le associazioni, si ripropone «pesantemente ed urgentemente il difficilissimo problema del recupero ambientale. Il sottosegretario all'Ambiente Mario Mazzocca - hanno sottolineato - ha assicurato l'imminente convocazione di una riunione ad hoc. Allo stesso chiediamo di realizzare una vera e decisiva svolta nella gestione del problema generale delle cave».

 In particolare, Archeoclub e Comitato abruzzese del paesaggio chiedono «un potenziamento degli addetti al controllo, unitamente ad una profonda revisione della struttura con allontanamento di coloro che hanno operato in maniera contraria a mansioni e doveri; la massima accelerazione nella realizzazione del piano Cave, finalmente messo in moto; una moratoria sulle nuove concessioni o, nella peggiore delle ipotesi, concessioni per cubature non superiori a quelle che vengono gradualmente dismesse; un censimento delle cave dismesse per le quali non sono state effettuate le dovute bonifiche; un serio adeguamento delle polizze fideiussorie».