LA STORIA

«Non portateci via Saana». Castel Frentano si mobilita per la ragazzina sfuggita alla guerra

La giovane e la sua famiglia potrebbero essere presto trasferiti a Messina

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CASTEL FRENTANO. Gli studenti si Castel Frentano si mobilitano per una giovane ragazza libica, Saana, arrivata a settembre con un barcone e attualmente accolta in una casa famiglia, insieme alla mamma, la sorella e il fratellino.

I quattro ad oggi rischiano nuovamente di essere trasferiti, nonostante gli enormi sforzi fatti dall’intera comunità per creare una rete di integrazione.

Gli alunni della 2^A della scuola secondaria di primo grado di Castelfrentano hanno inviato una lettera alle autorità civili e religiose per chiedere un aiuto per Saana.

«Ci sentiamo delusi da questo Stato che noi amiamo e rispettiamo», dicono gli studenti.

Sanaa è una ragazza di 14 anni che lo scorso settembre è arrivata, dalla Libia, in Sicilia a bordo di un barcone. Con lei c’erano anche la mamma, la sorella maggiore Fatima e il piccolo Mohamed. Oggi rischiano tutti di rifare le valigie e intraprendere un nuovo doloroso viaggio.


«PARLIAMO CON GESTI, SORRISI E CAREZZE»

«Quando è arrivata ad inizio anno scolastico nella nostra classe, aveva uno sguardo perso nel vuoto, sembrava un cucciolo impaurito», raccontano gli studenti. «Gli insegnanti ci hanno preparato all’incontro. La nostra scuola è un Istituto Comprensivo di 600 alunni. Andiamo d’accordo, non ci sono fenomeni di bullismo, siamo alunni sereni perché viviamo in un piccolo paese e in una scuola curata e accogliente.

Si è mobilitato un intero paese (di circa 4000 persone). Il sindaco ha organizzato una manifestazione pubblica nel nostro piccolo ma accogliente Teatro comunale, con il Vescovo, il Prefetto della provincia di Chieti e tante altre personalità, per presentare alla nostra piccola comunità, questa nuova famiglia. In un paese così piccolo, tutti ci conosciamo e dunque ognuno di noi ha offerto la propria disponibilità e il proprio tempo perché questa famiglia si sentisse a casa».

Fatima, Sanaa e Mohamed hanno cominciato a frequentare la scuola non conoscendo l’italiano.

«I primi giorni non sono stati facili né per noi né per Sanaa», raccontano ancora i ragazzi, «perchè non riuscivamo a farci capire. Poi abbiamo iniziato a parlare così come fanno i bambini: con piccoli gesti, con sorrisi, con carezze».

In pochi giorni il suo volto è completamente cambiato e i sui occhi non erano più spaventati.


LA STORIA DI DOLORE

Sanaa ha raccontato la sua storia: da due anni era chiusa in casa a causa della straziante guerra che colpisce ancora il suo Paese. Il suo papà è morto e il resto della famiglia ha deciso di procurarsi dei soldi per affrontare il viaggio che li avrebbe trasportati nella “terra promessa”. Si sono imbarcati a Bengasi, hanno viaggiato per tre giorni ammassati insieme a sconosciuti. Sanaa, la mamma e la sorella non hanno mangiato i pochi biscotti che avevano per darli a Mohamed, il più piccolo della famiglia.

Dopo tanti pericoli sono arrivati in Italia e trasferiti in una casa famiglia a Castel Frentano.

Si sono integrati: «per noi», raccontano ancora i ragazzi, «Sanaa non è di un’altra religione, non proviene da un altro Paese, non ha altre abitudini ma è semplicemente una nostra amica. Tutti, compreso gli insegnanti si sono legati a lei e ai suoi modi rispettosi e pacati, alla sua riservatezza, ai suoi sorrisi dolci. Lei ci ha insegnato, con la sua storia, che la vita non è semplice per tutti e che dobbiamo ringraziare il nostro Paese, l’Italia, perché ci permette di vivere in libertà e ci assicura un futuro fatto di istruzione e di lavoro. Noi abbiamo creduto all’accoglienza. Abbiamo creduto alle pagine di Educazione alla cittadinanza, abbiamo creduto e siamo riusciti a costruire un ottimo rapporto con Sanaa e la sua famiglia».


«HA CAMBIATO LA NOSTRA VITA»

«Sanaa ha cambiato la nostra vita», continuano ancora i ragazzi. «Noi abbiamo creduto che Sanaa potesse finalmente avere un futuro come noi. Finalmente per questa famiglia si era intravisto uno spiraglio di luce, un futuro fatto di felicità. Tutto questo, improvvisamente sta crollando perché abbiamo saputo che la famiglia di Sanaa dovrebbe essere trasferita in un grande centro per immigrati a Messina, in Sicilia».

Nuovo viaggio, nuove paure, nuovo distacco, nuova sofferenza.

Il sindaco e gli insegnanti hanno cominciato una dura battaglia per cercare di capire i motivi di questo trasferimento. «Perché nessuno riesce a spiegarci le motivazioni di questo trasferimento?», chiedono i ragazzi. «Perché ci si nasconde dietro leggi e ingranaggi burocratici? Noi chiediamo solo che questa famiglia resti con noi, che continui a crescere in una Terra libera, dove ci si impegna ogni giorno per costruire una società migliore. Sanaa e la sua famiglia fanno parte di noi, fanno parte della nostra comunità, fanno parte della nostra scuola. Noi vogliamo stare con loro e continuare a seguire i loro progressi».

La mamma di Sanaa, in Libia, lavorava come cuoca. A Castelfrentano, secondo i ragazzi, potrebbe rifarsi una vita che possa far vivere dignitosamente tutta la famiglia.