AD OGNUNO LA SUA

Intercettazione inquinamento mare, Alessandrini: «non mi dimetto»

«Come il Signore ha la sua croce io ho questa…»

Redazione Pdn

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PESCARA. «Le dimissioni non le diamo». E’ stato ancora una volta categorico martedì mattina il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, che ha respinto per l’ennesima volta la richiesta di andare a casa avanzata dall’opposizione dopo le ennesime intercettazioni sullo scandalo balneazione dello scorso anno.

Per Alessandrini il caso non esiste, non solo è acqua passata (per quanto sporca e inquinata) ma l’inchiesta, ha ricordato, «è stata archiviata» quindi per lui la questione può considerarsi chiusa.

In realtà l’inchiesta a carico del primo cittadino si è sgonfiata su impulso stesso dei pm solo per metà perché se è vero, come ha detto Alessandrini, che c’è stata una archiviazione (per l’accusa di falso) resta ancora in piedi l’ipotesi di omissione di atti d’ufficio.

Alessandrini parla di inquinamento, di nessun pericolo per i bagnanti e sposta l’attenzione su altri argomenti facendo finta di non capire che le responsabilità politiche sono enormi e lo inchiodano perché un sindaco che mente come ha fatto lui non può essere più né degno di rappresentare le istituzioni ed i cittadini né credibile.

Ma per il sindaco poco importa, resta alla guida della città e «come nostro Signore ha la sua croce, ciascuno di noi ha questioni sensibili da maneggiare» lui si tiene questa bega nonostante non sopporti questo «meschino e odioso meccanismo da cui rifuggo con desolato stupore».

Come aveva già fatto alcuni mesi fa il suo tono è arrogante, tutto proteso all’attacco e senza la minima parvenza di imbarazzo su quanto emerso e su quanto –dice- è sicuro verrà ancora fuori, evidentemente consapevole di quanto successo. Tra le cose gravi di questa storia, oltre le omissioni, il falso, c’è l’omertà: il silenzio di tutti i protagonisti che non hanno parlato prima, non hanno parlato dopo lo scoppio dello scandalo o la pubblicazione delle intercettazioni.

Anche non avvertire il bisogno di trasparenza, limpidezza o di dare spiegazioni e raccontare la verità vera è un indice che va tenuto da conto.

Così come andrebbe ricordato che alcuni protagonisti hanno ammesso le proprie colpe (come il sindaco) davanti al magistrato ma non davanti alla città e questo potrebbe sembrare solo una tattica difensiva per evitare conseguenze peggiori. Tattica peraltro almeno parzialmente vincente.

Il sindaco si è vantato del lavoro svolto («io, primo per la storia amministrativa, ho dovuto prendere seriamente tra le mani questa questioni») e ha attaccato il centrodestra («cosa avete fatto quando amministravate voi?») ricordando che anche loro «hanno problemi con la giustizia» riferendosi al caso de La City dove sono indagati l’ex sindaco Luigi Albore Mascia e l’ex assessore Marcello Antonelli.

Nessun accenno alle «bugie» dette ed emerse dalle intercettazioni telefoniche dei giorni dell’emergenza balneare. Il rapporto della Mobile cita un’intercettazione tra Alessandrini e il dirigente Vespasiano in merito a un incontro tra amministratori e imprenditori creditori del Comune. Alessandrini spiega che questi «volevano rassicurazioni sui relativi tempi». Vespasiano: «Eh eh eh, dobbiamo dire un po’ di bugie Marco?». Alessandrini: «Sì sì, direi di sì». Vespasiano: «Eh, va bene».

Sempre in Consiglio martedì mattina il sindaco ha contestato il «doppio pesismo costante del nostro paese» e sul punto è intervenuto l’ex sindaco Mascia sostenendo che è vero che esistono due pesi e due misure:  «Se queste cose fossero successe a me lei sa benissimo che il mio destino sarebbe stato molto diverso dal suo».

L’accenno -nemmeno tanto velato- è stato anche alla gestione dell’inchiesta, da parte dei sostituti procuratori Mantini e Di Serio,  per la quale alcuni consiglieri hanno espresso dubbi in merito alla archiviazione del falso pure confessato ma non criticando le decisioni giudiziarie.

«In 5 anni», ha ricordato l’ex sindaco, «ho dovuto affrontare nevicate storiche, alluvioni storiche, il problema del dragaggio, la gru contro il ponte. L’unico problema che non mi ha toccato, forse perché sono stato fortunato, o forse sono stato bravo, è stato proprio l’ inquinamento del mare».

All’inizio della seduta è intervenuta anche la consigliera del Movimento 5 Stelle, Enrica Sabatini, secondo cui non era opportuno continuare a discutere dei vari punti all’ordine del giorno ma bisognava affrontare prima il caso delle bugie dette dall’amministrazione. La consigliera ha chiesto una conferenza dei capigruppo ma la sua richiesta non è stata accolta. E sul caso è intervenuto anche il deputato pentastellato, Gianluca Vacca, secondo cui «c'è un limite a tutto, anche alla vergogna: le intercettazioni di oggi sono una delle pagine più tristi e mortificanti che i pescaresi abbiano mai vissuto. Ad Alessandrini non resta che dimettersi e fuggire via dal capoluogo adriatico, il più lontano possibile: di guai ne ha già combinati troppi. Una persona con un minimo di dignità avrebbe rassegnato le dimissioni già da tempo».

«Il sindaco è politicamente colpevole di non aver protetto i suoi cittadini», sostengono i consiglieri il Capogruppo di Forza Italia al Comune di Pescara Marcello Antonelli e il vicecapogruppo Vincenzo D’Incecco, «ha nascosto la verità, ovvero che il mare non era balneabile e di questo ne deve rispondere ai cittadini. E questa responsabilità è la prima motivazione per la quale il sindaco Alessandrini deve dimettersi».

Ma di andarsene, lo ha ribadito in aula, Alessandrini non ha la minima intenzione.

 

a.l.