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Lavoro: protesta Maiella e Morrone, 'torta' a D'Alfonso

Sciopero e manifestazione in sede Regione a Pescara

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PESCARA. Nuova protesta dei lavoratori dell'azienda speciale Maiella e Morrone che, stamani, nel primo giorno di sciopero ufficiale dei dipendenti, hanno presidiato la sede della Regione Abruzzo, a Pescara.

I manifestanti, diverse decine, hanno consegnato anche una torta al governatore Luciano D'Alfonso, per celebrare il 'compleanno' delle 'promesse disattese'.

I lavoratori sono tornati a chiedere il pagamento degli stipendi arretrati, arrivati a sei mesi, la continuità lavorativa e, più in generali, certezze sulle sorti dell'azienda e dei 63 dipendenti.

Nel corso di un'assemblea promossa all'interno della Regione, i manifestanti hanno incontrato il commissario liquidatore della Comunità montana Maiella-Morrone Cinzia De Santis, che ha spiegato loro gli aspetti tecnici della vicenda. Poi una delegazione è stata ricevuta dal presidente D'Alfonso.

«Quella odierna è la prima giornata di sciopero ufficiale proclamato dai sindacati - dicono i lavoratori - A questo ne seguiranno altri, di pari passo con le decisioni che verranno prese in questi giorni».

«Si va verso la liquidazione - affermano i lavoratori dopo l'incontro con D'Alfonso - e a breve ci verranno comunicate le modalità precise. Per giovedì è previsto un incontro con i sindacati e ci diranno se si passerà prima per il cottimo o se si andrà direttamente ad un bando ad evidenza pubblica. Non si sa se verranno riassorbiti tutti i lavoratori e in tal senso resta un punto interrogativo. Ci dicono che ci saranno delle clausole specifiche, ma al momento non abbiamo certezze».

I DATI DEL COMMISSARIO
Intanto De Santis rende noto che i pagamenti complessivi erogati da Regione e Comuni interessati alla Comunità montana ammontano, dal 16 giugno 2015 alla data odierna, a 1.516.096,09 euro.

Di questa somma, 47.286,37 euro sono per pagamenti a favore del Consorzio industriale per un atto di pignoramento; 154.920,59 euro sono pagamenti di rate Equitalia per certificazione crediti; 77.447,14 euro sono serviti al pagamento dell’IVA trattenuta come da normativa vigente; 1.236.441,99 euro è l’importo netto trasferito alla società. Il totale netto in busta versato ai dipendenti da aprile 2015 a novembre 2015 – comprendente anche gli stipendi e le tredicesime da settembre a dicembre 2014 – ammonta a 550.938,84 euro. I debiti della società ammontano a circa 2.700.000 euro.
«I dati dimostrano inequivocabilmente – spiega il coordinatore della maggioranza in Consiglio regionale Camillo D’Alessandro – il lineare comportamento della Regione, che con il trasferimento delle risorse (anche di quelle arretrate) ha garantito da un lato il pagamento degli obblighi derivanti dalla legge, dall’altro – ovvero tutto il restante possibile – il pagamento dei lavoratori per gli arretrati. Scontiamo purtroppo i mancati trasferimenti da parte della precedente maggioranza, di cui è stato parte importante Lorenzo Sospiri, per 23 milioni di euro a tutti i Piani sociali di zona: i Comuni e le cooperative hanno continuato a erogare servizi per conto della Regione ma la Regione non pagava. Nel caso di Maiella-Morrone è evidente che sono sul tavolo due priorità: la prima, quella di garantire i servizi sociali; la seconda, quella di garantire il regolare pagamento dei lavoratori. Bisogna cioè chiedersi se la Maiella-Morrone sia in grado di garantire la continuità di prestazioni e stipendi o se sia necessario immaginare altre soluzioni sapendo che i lavoratori seguono i servizi».

«Quando il Consigliere D’Alessandro difende, in maniera improvvida, la correttezza delle procedure seguite dal Governo D’Alfonso», replica Sospiri, «dimostra di non conoscere la vicenda, di non aver letto le carte e, soprattutto, dimostra la sua assoluta indifferenza nei confronti del dramma di 65 famiglie, ridotte alla fame. Forza Italia continuerà a difendere le istanze di quei 65 lavoratori, e soprattutto continueremo a chiedere conto sui presunti 100mila euro che, secondo alcune voci, la Comunità Montana aveva versato lo scorso febbraio nelle casse aziendali, per coprire il debito derivante dai mancati introiti dai Comuni che usufruiscono dei servizi. Tuttavia i 65 dipendenti hanno ricevuto solo mezzo stipendio, sulle 5 mensilità ancora sospese, oggi divenute sei; la somma rimanente sarebbe stata utilizzata per pagare i debiti, ovviamente solo una minima parte, ovvero i sospesi con il Consorzio di Bonifica e gli esiti della vertenza lavorativa vinta da una dipendente. E ovviamente tale procedura è avvenuta nel silenzio totale delle Istituzioni».