SERVIZIETTI

Scarichi abusivi e depurazione che non c’è: ricorsi contro l’Aca

Alcune associazioni vogliono chiarezza sulla erogazione del servizio

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

336

 

PESCARA. La novità del 2016 è che lungo il fiume di Pescara e nel tratto finale vi sono molti scarichi abusivi. Gli scarichi gettano nel fiume -e dunque nel mare- liquami inquinanti. L’altro dato che si evince è che la rete fognaria ha delle falle, cioè alcune zone della città non vengono servite.

A questo punto è molto dura far credere alla cittadinanza che questi scarichi siano stati scoperti nel 2016 perché se fosse vero questo significherebbe che chi ha progettato e realizzato la rete fognaria cittadina era quantomeno distratto e approssimativo.

E’ molto più probabile che quegli scarichi fossero conosciuti anche perché negli anni nelle diverse zone incriminate sono stati effettuati lavori di vario genere.

Le associazioni Terra Nostra, Pescara Punto Zero, Comitato No rifiuti vogliono fare chiarezza e capire come è stato possibile per tutti questi anni ignorare queste disfunzioni del sistema fognario e sapere se i cittadini che abitano nelle zone sfornite dal servizio fognario paghino o meno la tariffa per la depurazione.

  

Nei giorni scorsi il direttore Generale dell’azienda acquedottistica, Aca, Bartolomeo Di Giovanni,  ha indicato i punti precisi degli scarichi, in particolare  nella mappa ne risulterebbero almeno dieci, uno di questi scoperto recentemente dai tecnici dell’Aca è più grande degli altri.

Si trova all’altezza del ponte nuovo e raccoglie tutte le acque reflue di via Gran Sasso.

 

«…Da una prima verifica», ha detto Di Giovanni, «questa mega fogna risulterebbe non in regola. Nella lista presentata dal direttore generale gli scarichi vanno dalla Madonnina fino al ponte nuovo. Il primo, è un canale già conosciuto dall’Aca, che si trova all’altezza del Museo ittico, sulla golena nord, nelle immediate vicinanze del ponte del Mare. Altri due scarichi, un tubo e un canale, sempre nella zona del Museo ittico, invece non risultano negli archivi dell’azienda acquedottistica».

 

 

«Vorremo sapere», hanno detto le associazioni in conferenza stampa, «se l’azienda acquedottistica è o era a conoscenza della presenza di tali scarichi e di eventuali allacci di acque scure (quelle delle fognature, per intenderci…) di edifici residenziali, o attività commerciali. Se la risposta è negativa, come ci auguriamo, allora gli stessi edifici, o abitazioni, hanno pagato per anni tariffe per il servizio di depurazione delle acque non dovute».

 

Sulla vicenda sono molte le sentenze che fanno giurisprudenza e che nello specifica sanciscono un principio elementare e sacrosanto: si paga per avere un servizio, se il serviio non c’è non si può pretendere il pagamento.

Nel caso della depurazione parliamo di un servizio importante ma pur sempre un servizio per cui nessun utente non allacciato alla rete fognaria dovrebbe pagare la tariffa in bolletta.

 

«Gli utenti», fanno sapere le associazioni, «possono ottenere la restituzione delle somme pagate illegittimamente qualora in un eventuale giudizio dia la prova del pagamento degli ultimi 10 anni (termine di prescrizione),ad esempio producendo i bollettini di pagamento; dia la prova che gli impianti di depurazione non hanno assolto affatto alla funzione o che addirittura gli stessi erano inesistenti (tale prova può essere fornita ad esempio attraverso una richiesta di ordine di esibizione dei documenti ex art. 210 c.p.c. oppure con un accesso agli atti fatta prima di iniziare il giudizio)».

 

Durante la Commissione Comunale di Controllo e Garanzia del Comune di Pescara il consigliere comunale Piernicola Teodoro ha confermato che l'Aca ha rimborsato molti utenti dei Comuni serviti dalla stessa proprio sulla base della sentenza della Consulta, come riscontrabile dal verbale di commissione.

« Su tale principio di risarcimento abbiamo già avviato la richiesta all'ACA di fornirci la mappatura delle tubazioni alle quali sono collegate le utenze ignare che i loro reflui non sono depurati ma per i quali pagano da decenni la tariffa depurazione», hanno chiarito le associazioni, «oltre a tale documentazione abbiamo chiesto di sapere quali sono stati i periodi e la durata di inattività del servizio depurazione al fine di poter calcolare la quota risarcimento anche per mancato servizio, malfunzionamento».

Questa iniziativa legale avviata dalle associazioni riguarda tutti i Comuni dell'ATO e la stiamo allargando ai Comuni di Spoltore, Montesilvano e Città Sant'Angelo.

In questi ultimi, il problema degli impianti di depurazione a ridosso del Saline è già attenzionato da anni dall'associazione Nuovo Saline che raccoglie dati sulla condizione ecologica del Fiume Saline attraverso 8 stazioni di monitoraggio in cui, attraverso lo studio della micro fauna bentonica e dei macro vertebrati acquatici, studia gli effetti dell'inquinamento sull'asta fluviale.


L'ultimo monitoraggio (marzo 2016) evidenzia che a monte del depuratore e dell'Ex Discarica di Villa Carmine la biodiversità è ben strutturata ed abbondante.
A valle del depuratore, in prossimità dello scarico, la fauna bentonica stanziale si estingue.
Ciò è inconfutabilmente un dato significativo sull'attuale inefficienza del sistema di depurazione.
Nuovo Saline è solidale con l'azione di tutela in corso e fornirà, ai nostri legali, i dati tecnici e le risultanze del monitoraggio della biodiversità bentonica che dimostrano il malfunzionamento del depuratore attivo sull'area del Saline al fine di intraprendere azione risarcitoria.