CRISI E POLEMICHE

Brioni, si temono 400 licenziamenti mentre la Regione stanzia 1,5 mln per l’azienda

I lavoratori sono molto preoccupati

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PESCARA. Sono 400 i posti a rischio alla Brioni, eccellenza a livello mondiale per l’alta sartoria, e i lavoratori tremano.

 Ieri i sindacati hanno convocato i lavoratori nell'impianto sportivo di Penne ed in massa hanno partecipato all'assemblea chiave per il futuro dell'azienda della moda che ha annunciato pesanti tagli del personale.

Il Comune non sta a guardare e il sindaco Rocco D’Alfonso ha chiesto ed ottenuto la convocazione di un tavolo di lavoro per il 9 marzo presso l'assessorato delle attività produttiva della Regione.

Il marchio Brioni, da qualche anno di proprietà della holding francese Kering, è leader mondiale nella produzione di abbigliamento maschile di lusso.

In Abruzzo è presente con stabilimenti produttivi a Penne, Montebello di Bertona e Civitella Casanova. La Roman Style spa conta oltre 1000 dipendenti ed in questi giorni ha dichiarato un esubero per la mancanza di commesse.
L’ 11 novembre scorso è stata firmata l’apertura della mobilità volontaria che si è chiusa il 31 dicembre per circa 60 lavoratori. 

L’amministratore delegato Brioni, Gianluca Flore, nelle scorse settimane, ha incontrato i rappresentanti sindacali per spiegare la linea aziendale: i dipendenti in uscita riceveranno incentivi da 16 a 32 mila euro ciascuno

Intanto Forza Italia contesta il fatto che la società riceva fondi pubblici dalla Regione e poi decida di licenziare.

A giugno scorso, infatti, l’esecutivo regionale approvò una delibera con la quale si impegnava alla compartecipazione per gli interventi urgenti sull’opificio industriale della Brioni.

A causare i problemi allo stabilimento è stata una frana che avrebbe causato un cedimento strutturale per l’alterazione del substrato causata dalla presenza di acqua nel sottosuolo. Ad avere la peggio la zona centrale della fabbrica: è stato pure necessario spostare alcuni reparti in altre zone del complesso e interrompere drasticamente parte della produzione. 

La Regione ha riconosciuto l’alto valore della fabbrica e ha accettato di partecipare alla spesa. 

«Oggi per tutta risposta la società ha deciso di licenziare 400 di quei lavoratori. Riteniamo pertanto che sostenere un’azienda che poi decide ugualmente di mandare a casa i propri dipendenti sia inopportuno e quindi ci chiediamo se sia il caso di revocare il finanziamento», dicono Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri.

«Si tratta dell’ennesimo caso in cui la Regione Facile e Veloce di D’Alfonso – spiegano ancora Febbo e Sospiri - utilizza le risorse pubbliche per imprese e occupazione in modo “superficiale” e i risultati di questa strategia sono assolutamente pessimi».

Nella delibera non c’era alcun riferimento all’entità del finanziamento che a quanto pare non è ancora arrivato a destinazione: «non vorremmo quindi», dicono Febbo e Sospiri, «che questa sia la risposta della proprietà alle tante promesse e chiacchiere non mantenute dal Presidente».  

«Speculare su una vicenda del genere è puro sciacallaggio mediatico», sostiene però il vicecapogruppo del PD in Consiglio regionale, Alberto Balducci che spiega: «la somma concessa, pari a 1.5 milioni di euro, è a valere sul FESR 2014-2020 e sarà messa a disposizione dell’azienda non appena arriverà il via libera del Governo. Strumentalizzare questa situazione per meri fini di visibilità politica è l’ennesimo segno dell’imbarbarimento raggiunto dal centrodestra abruzzese».

«Balducci accusando noi di sciacallaggio mediatico dimostra l’assoluta inadeguatezza al ruolo di difensore d’ufficio della Giunta regionale a causa di evidenti lacune nelle sue argomentazioni. Ci auguriamo che la responsabilità sia di chi gli ha fornito gli elementi per replicare che lui evidentemente ha sottoscritto senza leggere», replicano Febbo e Sospiri che spiegano anche però che Balducci ignorerebbe le procedure per i fondi europei per i quali è necessario un Bando a evidenza pubblica: «non è necessario il via libera del Governo  trattandosi appunto di finanziamenti disposti dalla Comunità europea, al limite ci vorrebbe l’ok da parte dell’Autorità di Gestione. Balducci inoltre non sa che se manca l’evidenza pubblica la cifra non può essere rendicontata. Quindi di cosa stiamo parlando? A questo punto invitiamo il rappresentante dal Pd ha studiare bene prima di sottoscrivere certe dichiarazioni o almeno a leggere più attentamente ciò che gli viene propinato da altri: in questo modo eviterebbe di fare brutte figure».