L'EX IMPERATORE

Bertolaso candidato sindaco? L’allarme parte da L’Aquila: «Roma in pericolo»

In città il ricordo del super commissario è ancora vivido

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L’AQUILA. Una candidatura inopportuna e che addirittura potrebbe mettere in pericolo l’incolumità della capitale Romana.

Così gli attivisti del Movimento 5 Stelle dei comitati riuniti di L’Aquila BeppeGrillo.it, Periferie Unite e Comitatus Aquilano commentano la scelta del centrodestra di candidare Guido Bertolaso a sindaco di Roma.

A L’Aquila Bertolaso se lo ricordano ancora tutti. Fu lui, in qualità di commissario straordinario nominato da Silvio Berlusconi, a gestire la prima emergenza post sisma e su di lui si concentrarono i più feroci attacchi da parte di chi lamentava una ricostruzione imposta dall’alto ma anche scelte senza trasparenza o concertazione.

A L’Aquila Bertolaso ha ancora un conto aperto con la magistratura: il prossimo 4 marzo, infatti, dovrà presentarsi in tribunale per difendersi dalle accuse di omicidio colposo plurimo e lesioni. Si tratta del procedimento cosiddetto “Grandi rischi bis”, un filone parallelo a quello che ha visto imputati (e assolti) i componenti  della commissione Grandi rischi.

LA GRANDI RISCHI BIS

L’indagine partì in seguito alla denuncia presentata dall'avvocato aquilano Antonio Valentini e da Rifondazione Comunista, dopo la diffusione di una telefonata intercettata con l'ex assessore regionale alla Protezione Civile Daniela Stati. Nella conversazione del 30 marzo 2009, il giorno prima della riunione della commissione Grandi rischi, Bertolaso definiva la convocazione degli esperti «una operazione mediatica» e spiegò che la riunione era stata convocata «perché vogliamo tranquillizzare la gente».

«Io non ci sarò, vengono i luminari… Barberi, Boschi. E' più un'operazione mediatica, hai capito? Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti diranno: è una situazione normale, sono fenomeni che si verificano...meglio che ci siano 100 scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio perchè 100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa, quella che fa male».

E proprio a L’Aquila ricordano bene quella telefonata con l’ex assessore Daniela Stati, all’alba della scossa di terremoto di magnitudo 4.1 che si verificò già il 30 marzo del 2009.

«Anche la gestione post sisma – proseguono gli attivisti 5 Stelle – fu viziata da scelte colpevoli: Bertolaso non tenne conto delle preferenze dei cittadini del centro storico per case removibili in legno (come avvenuto per la ricostruzione di Onna) e non volle considerare la presenza di tremila case sfitte site nel territorio aquilano. Inoltre i prodotti locali venivano buttati, mentre faceva arrivare generi di sostentamento dall'esterno». «Se a tutto ciò si aggiunge il coinvolgimento di Bertolaso in altri fatti poco chiari che lo hanno visto 'a sua insaputa' ritrovarsi a occupare immobili e a usufruire di altri favorucci probabilmente in cambio di varie attività altrettanto poco chiare, non possiamo che avvisare gli amici romani di far molta attenzione – concludono i 5 Stelle – quando alle prossime amministrative andranno a votare, perché, se voteranno Guido Bertolaso, potrebbero ritrovarsi a fare i conti con un personaggio che non sa ascoltare i reali bisogni del territorio e privilegia il fattore mediatico alla salvaguardia della salute e della vita dei cittadini. Le nostre vittime sono anche sulla sua coscienza, e di operazioni politiche ‘truffa’ in Italia, ne abbiamo già subìte troppe per permetterne altre».

L’INDAGINE SUL G8

Quella intercettazione con Daniela Stati è inserita tra le 2.500 intercettazioni telefoniche registrate nel corso dell' indagini sugli appalti del G8 alla Maddalena, nella quale l’ex capo della Protezione civile è indagato.

In quell’inchiesta, secondo l’accusa Bertolaso, insieme a diversi imprenditori e altri membri della Protezione Civile, sarebbe stato coinvolto in un meccanismo di subornazione, comprendente altri personaggi di rilievo degli ambienti dell'amministrazione pubblica (tra cui l'ex Presidente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci), della politica e dell'imprenditoria, ruotante intorno a scambi di favori di svariata natura, anche sessuale, in cambio di appalti.

LA LEGGE SEVERINO

E questi due processi non sono solo uno spauracchio che renderanno più agguerrita la campagna elettorale.

In caso di condanna, infatti, anche in primo grado, un Bertolaso eventualmente divenuto sindaco di Roma dovrebbe immediatamente dimettersi per gli effetti della legge Severino.

Ma nel caso dell’ex numero uno della Protezione Civile si rischia addirittura che una eventuale condanna arrivi pure prima del risultato elettorale. Il centrodestra lo ha messo in conto? Secondo Berlusconi sia l’inchiesta aquilana che quella del G8 alla Maddalena sono infondate ma la candidatura di Bertolaso sembra ogni giorno più a rischio.

A SALVINI BERTOLASO NON VA GIU’

L'idea di Berlusconi, infatti, era quella di vedersi ieri a palazzo Grazioli per chiudere la lista delle candidature alle prossime elezioni amministrative e renderle finalmente ufficiali. Ma la stoccata di Matteo Salvini contro Bertolaso ha scatenato ieri un effetto domino: la riunione a casa del leader di Forza Italia salta ed il rischio più concreto (se i tre non troveranno un'intesa) è quello di mandare in frantumi la coalizione non solo nella Capitale, ma in tutte le città chiamate alle urne.

Un avviso che Giorgia Meloni ha fatto recapitare sia all'ex premier che al segretario del Carroccio. Che il leader della Lega non sia mai stato un fan della candidatura dell'ex capo della protezione civile (continuando a preferire Alfio Marchini) non è un mistero.

Ma di fronte al rischio di essere accusato di rompere l'accordo, e con una serie di città ancora senza un candidato, alla fine aveva deciso di dare il via libera al nome sponsorizzato dal Cavaliere. In una settimana però tutto è cambiato:di fronte a sondaggi non entusiasmanti sull'ex sottosegretario e dopo le 'uscite' di quest'ultimo sui Rom, non il linea con il pensiero leghista, il già poco entusiasmo di Salvini verso Bertolaso si è trasformato in una sorta di dietrofront. Approfittando di una conferenza stampa per annunciare la marcia del 25 aprile contro il governo, il segretario leghista ha lanciato la sua bordata: «Bertolaso e' un candidato "proposto dagli alleati" e con le sue dichiarazioni sui rom, su Francesco Rutelli e sul Pd, la sua partenza non e' stata il massimo per la Lega».

A RISCHIO L’ALLEANZA

Un giudizio pesante che fa scattare le sirene di allarme e palazzo Grazioli e che manda su tutte le furie la leader di Fratelli d'Italia che non solo decide di disertare la riunione con il Cavaliere, ma avvisa della la sua indisponibilità a sedersi intorno ad un tavolo con gli alleati se non si chiarirà la questione. Il polverone sollevato da Salvini fa arrabbiare anche il Cavaliere. Di fronte al rischio che la coalizione possa saltare (e non solo nella Capitale) l'ex premier decide di chiamare il leader del Carroccio per tentare di raggiungere un'intesa: Se salta Bertolaso - è stato il ragionamento - non solo tutto viene rimesso in discussione, ma ne usciremo danneggiati come immagine. In più Fratelli d'Italia correrebbe da solo in tutte le città. Un opzione, viste le percentuali poco rassicuranti di Fi, che l'ex premier vorrebbe scongiurare. Ecco perchè, per evitare che la situazione deflagri completamente, il leader azzurro al termine del colloquio con Salvini torna a mettere nero su bianco che il candidato di "tutti" è l'ex capo della Protezione Civile.

Un concetto che il Cavaliere ribadisce anche nel corso della riunione con i coordinatori regionali: Non ci spostiamo da Bertolaso, ha ribadito ai presenti confermando poi la scelta, oltre che di Parisi a Milano, di Osvaldo Napoli a Torino e di Gianni Lettieri a Napoli. In realtà, la guerra tra Meloni e Salvini non riguarda solo la Capitale ma la possibilità di poter collocare i rispettivi candidati anche nelle altre realtà chiamate alle urne.