PROTESTA CONTINUA

Precari Attiva, continua presidio permanente. «Politica tace»

Sospiri: «soluzione c’è ma Alessandrini non vuole prenderla»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

259

PESCARA. Continua la battaglia dei 65 operatori precari di Attiva spa che dopo un mese di stancheggio, lettere e tecnicismi, vivono in presidio permanente davanti a Palazzo di Città.

Loro non si arrendono, si dicono traditi dalla politica e aspettano di poter fare quello che chiedono da mesi: continuare a lavorare. Annunciano anche di essere pronti ad alzare i toni della protesta se le cose non dovessero cambiare a stretto giro.

Per il momento si sono riuniti in comitato ‘Interinali senza gloria’. Dal 31 dicembre 90 lavoratori sono senza lavoro in quanto cacciati dopo un concorso pubblico che ha escluso il 90% di loro. In 70 hanno poi presentato un ricorso per chiedere la conversione del contratto da interinali a tempo indeterminato «come previsto da normativa europea e italiana».

Ma l’ultima parola spetta al Comune, socio unico di Attiva. In questo mese di battaglia si è provato di tutto, raccontano i precari: «un tavolo tecnico per la conciliazione,  abbiamo interpellato tutti, abbiamo fatto di tutto ma poco è cambiato». Non resta che restare lì, in presidio permanente 24 ore su 24, in attesa dell’esito della conciliazione.

I precari denunciano il vuoto lasciato da sindacati e partiti politici e spiegano: «adesso ci rappresentiamo da soli, se andiamo col sedere a terra andiamo con le nostre mani». Nell’ultimo mese hanno bloccato il traffico cittadino, si sono fatti sentire in consiglio comunale e in quello regionale. In più hanno allestito una rete di contratti con altri precari abruzzesi. «E’ come la battaglia di Davide contro Golia», dicono amareggiati.

Intanto il Comune prova a studiare una soluzione da lavoratori socialmente utile, con mansioni ancora tutte da definire o di tirocinio formativo.

«Due soluzioni», contesta però Lorenzo Sospiri, capogruppo in Regione di Forza Italia, «che ben si profilano per ragazzi appena usciti dalle scuole, ma che sembrano assurde per lavoratori che hanno garantito la propria opera all’interno della Attiva anche per dieci anni».

«Umiliante» viene definita la ‘paghetta’ mensile prevista: 600 euro al mese, «che, in una famiglia normale, non bastano neanche per pagare una bolletta del gas in inverno», sottolinea Sospiri. «Dopo la beffa è dunque arrivata la mortificazione e l’offesa alla dignità di quei lavoratori».

Secondo Sospiri una soluzione c’è, ma il sindaco Alessandrini si ostina a evitarla: «perché si rifiuta di bloccare gli appalti di quei servizi che potrebbero benissimo essere affidati alla Attiva, che già in passato ha svolto tali opere? Oggi il Comune di Pescara potrebbe delegare alla società in house, a totale capitale pubblico, ovvero il cui socio è solo il Comune, attività come la manutenzione e gestione del verde cittadino, puntualmente affidate a imprese esterne, vincitrici di gare d’appalto, non disponendo di personale interno capace di svolgere tali compiti. Affidando alla Attiva tale servizio, il Comune garantirebbe un risparmio economico per la città e, soprattutto genererebbe un fabbisogno di personale tale da consentire alla Attiva di riassorbire gli ex precari rimasti a casa. Una soluzione elementare, semplicissima, che pure il sindaco Alessandrini continua a rigettare e a questo punto, al di là delle risposte piccate, sarà costretto a fornire risposte a quei lavoratori che continuano a dormire sotto il suo ufficio».