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Arezzo. Giudici si riservano su insolvenza Banca Etruria

Ok di procura e Bankitalia. Legali Rosi: «bail-in incostituzionale»

Redazione Pdn

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AREZZO.  Sarà necessario qualche giorno prima di avere la certezza che il procuratore capo della procura di Arezzo, Roberto Rossi, possa decidere se aprire il quinto fascicolo relativo all'inchiesta sulla vecchia Banca Etruria, quello per bancarotta.

Ieri i giudici del tribunale fallimentare aretino si sono riservati la decisione sull'istanza di insolvenza presentata dal commissario dell'istituto di via Calamandrei Giuseppe Santoni. Una richiesta condivisa, davanti al presidente del tribunale Clelia Galantino e ai giudici Antonio Picardi (relatore) e Paolo Masetti, dalla procura, da Bankitalia, da Riccardo Sora e Antonio Pironti, i due commissari di via Nazionale che avevano guidato la banca prima di Santoni.

Con la stessa decisione, dovrebbe arrivare "a breve", si conoscerà anche il parere sull'eccezione di incostituzionalità del bail-in presentata dai legali dell'ultimo presidente, Lorenzo Rosi. Gli avvocati Michele De Sario e Antonio Giunta chiedono che tutto vada davanti alla Corte Costituzionale, "perché, il giorno dopo la sua entrata in vigore, anche Draghi e Visco hanno riconosciuto i rischi del suo impatto", ha detto De Sario per il quale "i giochi li hanno fatti a livello altissimo", in Europa.

Tutti sono pronti al ricorso in appello, anche se la procedura andrebbe comunque avanti. Ben prima dei protagonisti dell'udienza, svoltasi a porte chiuse, davanti al tribunale era arrivato un piccolo gruppo di risparmiatori, decisi a far sentire la loro voce.

Slogan e cartelli sono quelli che si ripetono dalla prima manifestazione, (contro il Governo, contro Bankitalia, contro la Consob, contro il Pd) ma questa volta c'è più amarezza.

Da una parte "il tempo passa e non succede niente", fa notare una signora riferendosi al decreto che il governo aveva annunciato la settimana scorsa. Dall'altra la loro forza sembra diminuire: stamani non erano più di una trentina ("siamo sempre i soliti").

Per Rossi non ci sono dubbi: "I presupposti per la dichiarazione di insolvenza" ci sono tutti, così come "non è fondata l'eccezione" sul bail-in. Tanto che stamani, con i sostituti Andrea Claudiani, Julia Maggiore e Angela Masiello che costituiscono il pool per l'inchiesta, si è rimesso subito a lavoro dopo l'udienza del fallimentare. Alcuni obbligazionisti, tra i 150/200 che hanno già presentato un esposto o una denuncia per truffa, sono stati sentiti dai pm o dalla gdf. Se l'insolvenza sarà dichiarata il lavoro aumenterà: Santoni ha individuato in 1 miliardo e 167 milioni il deficit della banca messa in liquidazione coatta con il decreto del 22 novembre 2015, e in 305 mln la cifra che dovrebbe restituire al fondo di risoluzione (283 mln) e ad alcune categorie di obbligazionisti subordinati (22 milioni).

Nell'inchiesta l'eventuale nuovo filone, potrebbe portare all'iscrizione nel registro degli indagati dell'ultimo consiglio di amministrazione dove c'era, come vicepresidente, Pier Luigi Boschi, il padre del ministro per le Riforme Maria Elena. Un'eventualità che De Sario respinge con forza perché "Banca Etruria era sana e le perdite sono tutte stimate e non effettive" e "si poteva salvarla con un aumento di capitale". Intanto il 10 marzo si svolgerà l'udienza davanti al gip dopo la richiesta di rinvio a giudizio per l'ex presidente Giuseppe Fornasari, l'ex ad Luca Bronchi e per il dirigente Davide Canestri (l'accusa è ostacolo alla vigilanza). La procura poi sarebbe pronta a chiudere definitivamente anche il secondo filone, quello per il quale ha rinotificato l'avviso di chiusura indagini a Fornasari, Bronchi, all'ex presidente e all'ex ad della società Methorios, Fabio Palumbo ed Ernesto Meocci.