SALVATAGGIO A TRADIMENTO

Pensionato suicida per crac banca: la procura indaga per istigazione al suicidio

La moglie: «se ce la farò andrò avanti». In una lettera l’accusa alla banca

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

533

CIVITAVECCHIA. Chi lo conosceva non riesce a crederci. Sapere che Luigino non c'è più, che ha deciso di farla finita, è un'idea che spezza loro il fiato. La moglie si rannicchia nelle piccole spalle di una donna ferita, addolorata, arrabbiata.

«Se andrò avanti? Se ce la farò sì», dice cercando di dribblare i giornalisti assiepati fuori dal villino dove meno di due settimane fa è stata costretta allo strazio di vedere il corpo senza vita del marito. Ad andare avanti, questo è certo, è la procura di Civitavecchia che ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, così come richiesto a gran voce dalle associazioni dei consumatori che hanno puntato il dito contro il salva-banche.

 IL DOCUMENTO SCRITTO AL COMPUTER

Luigino, 68 anni ed una vita da dirigente Enel, si è impiccato sulle scale del suo villino, nel dedalo di stradine immerse nel verde alla periferia di Civitavecchia. Un gesto disperato spiegato con fredda lucidità da lui stesso in un documento scritto al computer, una manciata di minuti prima di lasciarsi andare nel vuoto.

Un atto d'accusa nei confronti della sua banca, la Banca dell'Etruria, una delle quattro a rischio fallimento, considerata una famiglia e trasformatasi nella sua tomba. Da un giorno all'altro ha visto i risparmi di una vita andare in fumo e non ha retto il colpo.

Nel memoriale, ora al vaglio degli inquirenti, ripercorre passo passo i suoi investimenti e la sua "storia" bancaria, mettendo nero su bianco la delusione è l'amarezza per aver perso tutto. Poi il saluto alla moglie, prima dell'ultimo click sul pc.

«Personalmente non credo di avere consigli da dare, piuttosto avrei bisogno che qualcuno li dia a me», dice sconsolata la moglie mentre accenna un sorriso di circostanza ai tanti reporter.

A tradirla è però la sua flebile voce, strozzata dalla tragedia.

«Non sono arrabbiata. Non sono abituata a tutto questo - spiega ai giornalisti mentre un amico l'accompagna in macchina -, vi prego di andar via».

 Poco più in là, lungo lo stradone che porta in via Ugo La Malfa, svetta la chiesa di San Felice da Cantalice - o dei Cappuccini come la chiamano tutti - dove lo scorso primo dicembre si sono celebrati i funerali di Luigino.

«Non era molto praticante - ricordano i parrocchiani -, ma sempre solare è disponibile. Siamo molto scossi per quanto accaduto».

 Sotto choc anche gli amici del 68enne, quelli con cui condivideva la passione per la musica e lo sport o quelli con cui per anni ha condiviso l'ufficio prima di andare in pensione.

«Ci siamo incontrati per caso un paio di giorni prima della tragedia - ricorda Sergio -, abbiamo chiacchierato di tutto come al solito. Non ho mai avuto la sensazione di un suo disagio o di un suo problema anche perché di solito situazioni del genere preferiva tenerle per sé. L'idea che oggi non ci sia più mi fa male, non riesco a crederci ancora oggi».

 Il sole tramonta all'orizzonte lasciando spazio al freddo gelido che si insinua fra gli alberi dei villini a schiera di via La Malfa. Tra qualche giorno è Natale, ma di luminarie fuori dalle abitazioni se ne vedono ben poche.