DOPO L A SENTENZA

Sanitopoli. Meno riscontri, nuove leggi e prescrizioni “spianano” la «montagna di prove»

Regge l’associazione a delinquere anche in secondo

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ABRUZZO. Cercare di riuscire a capire e spiegare una sentenza prima delle motivazioni è cosa difficile e sconsigliabile ma la sentenza di appello di Sanitopoli è troppo importante per non rifletterci sopra.

Le condanne ci sono state per tutti anche per chi era stato assolto (come Angelo Bucciarelli, il segretario dell’ex  assessore Mazzocca ed in corsa per le primario del Pd per il posto da sindaco a Vasto, ieri immediatamente ritiratosi). Sono volate anche mote prescrizioni come quella eclatante di Sabatino Aracu che però sarà costretto a risarcire. Per il resto verrebbe da dire che «l’impianto accusatoria infondo ha retto», sì ma...

LA MONTAGNA SPROFONDA

La metafora colorita che ha accompagnato la più deflagrante delle inchieste sulla politica in Abruzzo negli ultimi anni è stata quella pronunciata dall’allora procuratore della Repubblica di Pescara Nicola Trifuoggi (oggi vice sindaco de L’Aquila) che il giorno degli arresti di Del Turco e degli altri indagati disse che l’inchiesta era solida e che c’era una «montagna di prove» a supportare il teorema accusatorio. I giudici di primo grado quella montagna l’hanno vista anche se quel processo è stato tutto fuorchè sereno e l’hanno condensato in una serie di pene molto alte che hanno sfiorato i 10 anni.

Ieri invece la Corte d’Appello de L’Aquila, dopo le richieste già ridimensionate dell’accusa, ha inteso ridurre ancora di più quelle pene portandole a poco più di un paio di anni per le maggior parte e a 4 anni per Ottaviano Del Turco.

La montagna di prove sembra essere sprofondata e trasformatasi in una collinetta. Come mai?

Le motivazioni ce lo diranno meglio, di sicuro sono intervenute molte prescrizioni ma molto altro è stato riletto diversamente.

L'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE REGGE

Le pene sembrano radicarsi soprattutto sull’associazione a delinquere che regge anche in secondo grado e dunque conferma quanto scritto dai giudici di prime cure.

«Tutti i reati commessi», scrissero i giudici, «possono essere riuniti con il vincolo della continuazione, con l' unicità del disegno criminoso perseguito e l'illecito deviato utilizzo delle rispettive cariche e qualifiche a fini di favoritismo nei confronti di Angelini e di arricchimento personale».

Dunque è stato riconosciuto un vincolo forte tra gli imputati volti a distorcere e a deviare il corso delle pubbliche istituzioni. E già questo sarebbe abbastanza grave.

L’IMPIANTO REGGE MA NON TROPPO

Dire però che l’impianto accusatorio regge è forse più una mezza bugia che una mezza verità perché le accuse originarie erano un panorama vasto e variegato con decine di storie di misfatti e reati che oggi vengono ridimensionate, rilette, riscritte, capovolte. Non ci sono più tutte quelle storie di ruberie ma ce ne sono di meno.

Tolta qualche prescrizione è sintomatico che dei 24 episodi corruttivi inizialmente contestati ne rimangano in piedi solo 6: di quel panorama non resta che uno scorcio piuttosto ristretto.

Inoltre è venuto a mancare clamorosamente anche quello che il pool di pm di Pescara (Trifuoggi, Di Florio, Bellelli) hanno sempre sostenuto e cioè che  Angelini fosse attendibile ma anche lui era un corruttore, cioè uno che per rimanere in piedi aveva pagato un po’ tutti fino ad arrivare a primeggiare nella sanità privata e a far splendere il suo impero. I giudici d’Appello invece dipingono un Angelini molto dimesso, succube, concusso dalla voracità dai signori della tangente fino ad esserne vittima. Non una vittima qualsiasi ma una che ha diritto per la giustizia ad un risarcimento di almeno 2 mln di euro per i danni subiti.

Danni di sicuro ingenti soprattutto se visti in prospettiva: la clinica Villa Pini gli è stata di fatto strappata, in corso ha ancora procedimenti pendenti per bancarotta dopo che una sentenza di primo grado lo ha condannato a dieci anni. Per ora dunque Angelini era vittima di Del Turco & Co ma anche uno che dilapidava le sue imprese e causa del loro fallimento.   Leggendo le motivazioni forse sarà più chiaro come questi due aspetti possano coesistere, sta di fatto che per i giudici d’Appello Angelini fu costretto a perdere il suo impero perché concusso e costretto a versare tangenti, non tutte quelle ipotizzate ma solo tre episodi. 

Eppure i giudici di primo grado scrivevano: «In base a tutti tali riscontri, le consegne di denaro descritte da Angelini (che aveva sostenuto di aver pagato tangenti per 15 milioni in cambio di favori, ndr) di cui ai capi da 34 a 38 devono ritenersi pienamente provate, sicche' vi e' prova della penale responsabilita' degli imputati per i fatti medesimi, nei limiti qui di seguito specificati».

Dunque il collegio ritenne valide le prove fornite dai testimoni e dalle verifiche tecniche. Si ricordano le furiose querelle sui dati forniti dai telepass, le incongruenze sugli orari delle presunte visite a Collelongo di Angelini, oppure le incongruenze sulle velocità folli tenute dalla vettura dell’ex patron di Villa Pini.

 Riscontri reali e dunque credibili anche per le perizie sulle altrettanto famose foto (sfuocate) scattate da Angelini per provare le dazioni sulle quali pure molto si è detto in questi anni.

Dopo l’appello invece deve essere cambiato qualcosa gli episodi «provati» sono meno ma Angelini rimane «credibile» sempre e comunque. E non è elemento secondario visto che proprio lui ha dato input all’inchiesta con le sue dichiarazioni a rate e mirate.

PENE SMUSSATE MA RISARCIMENTI (VIRTUALI?) INGENTI

Che dire poi dell’ex direttore generale della Asl di Chieti, Luigi Conga, che in primo grado era stato condannato a 9 anni ed oggi deve sopportare una pena di 3 anni perche' l'associazione a delinquere per induzione indebita e' prescritta, tranne un episodio, con la pena condonata in quanto commessa prima del 2 maggio 2006.

Già perché la generale riduzione delle pene deve fare i conti anche con le modifiche di legge intervenute nel frattempo che hanno ridotto pene e gravità dei reati e poi la prescrizione ha fatto il resto insieme agli altri benefici di legge. Eppure Conga era quello che si disse stava tentando di fuggire a bordo della sua Porche Cayenne e con una valigetta piena di contanti.

Rimangono gli strascichi civili dei risarcimenti danni che ad oggi sono milionari, 2 mln ad Angelini e 2 mln alla Regione più altri da quantificare in separata sede. Sarà interessante capire chi pagherà davvero, quanto e quando quei soldi entreranno davvero nelle casse pubbliche.

A conti fatti ad oggi tutti quelli che contestavano la montagna di prove hanno alcuni elementi in più rispetto a ieri ma la vera ingiustizia sta forse tutta nello stravolgimento continuo di fatti storici che nel frattempo non sono cambiati ma vengono di volta in volta interpretati in maniera diversa.

E aspettando la Cassazione -e forse l’ennesimo colpo di scena- si rischia, ad oggi, vedendola dallo scorcio finale del 2015, che la bufera di Sanitopolidel 2008  possa passare alla storia come una grande operazione di distrazione di massa: tutti concentrati sul processo mentre nel frattempo la sanità cambiava radicalmente.