VELENI E INGANNI

Inquinamento acqua potabile: nessun limite di legge ai Pfas

Scontro tra Veneto e Ministero

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

259



 

VENEZIA. Prima il caso dei vaccini. Adesso quello degli inquinanti Pfas nell'acqua. Tra Regione Veneto e Ministero della Salute si apre un nuovo scontro sulla salute pubblica. Nella prima vicenda, i vaccini, per l'imposizione di un obbligo alle Regioni contestato dal solo Veneto. Nella seconda per l'esatto contrario: la richiesta della Regione governata da Luca Zaia di fissare un limite alla concentrazione di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) nelle acque potabili, che non c'è nella legislazione nazionale, e che il Veneto chiede al Governo per gestire l'emergenza nelle province di Vicenza, Verona e Padova, un'area con circa 350mila abitanti.

L'epicentro del problema Pfas è in Veneto perchè qui, a Trissino (Vicenza), ha sede l'azienda chimica - oggi il marchio è "Miteni" - che da decenni produce Pfas per l'industria. Gli attuali vertici di Miteni denunciano di aver 'ereditato' dalle passate gestioni la grana dell'inquinamento. Ma quando nel gennaio 2017 l'agenzia ambientale Arpav ha proceduto ai primi sequestri, la Procura di Vicenza ha indagato 9 persone tra attuali ed ex dirigenti della fabbrica.

La Regione Veneto ha iniziato già nel 2013 ad occuparsi dell'inquinamento da Pfas sul territorio, quando su ordine del ministero dell'Ambiente il Cnr avvertì del "possibile rischio sanitario per le popolazioni che bevono le acque prelevate dalla falda". Da allora, tra Giunta Zaia e Governo è stato braccio di ferro.


«Prendiamo atto - ha attaccato Zaia - che nel Governo manca la volontà politica di gestire questo problema, basti pensare agli 80 milioni di euro promessi per la messa in sicurezza degli acquedotti e mai stanziati. E' evidente che si penalizza la Regione che per prima si è attivata ponendo dei limiti già nel 2014, mentre per le altre aree del Paese si lascia che ogni Regione sia libera di fissare o meno dei limiti, magari intervenendo quando i buoi saranno scappati dalla stalla". Così, ha annunciato Zaia, il Veneto farà da solo, procedendo ad una "drastica riduzione dei limiti della concentrazione di Pfas nelle acque potabili».


La prossima settimana Palazzo Balbi adotterà provvedimenti che dovrebbero portare i limiti ai livelli più bassi d'Europa.

«Non c'è che da prendere atto - ha sottolineato Zaia - dell'atteggiamento scandaloso del Ministero della Salute che, negando la necessità di fissare limiti nazionali, fa finta di non vedere la realtà e, di fatto, ci dice di arrangiarci».

Non si è fatta attendere la risposta del ministro Beatrice Lorenzin.

«Questo rimpallo di responsabilità - ha replicato - non è una buona cosa quando si parla di azioni così pesanti sul piano ambientale, che sono perdurate nel tempo e che tra l'altro sono state tempestivamente individuate ed arginate da questo ministero».


«Mi sorprende - ha aggiunto - che Zaia dica che il governo non agisce rispetto a questa situazione". Sui Pfas, ha evidenziato Lorenzin, il ministero "e' intervenuto con l'Istituto superiore di sanità, e non solo; abbiamo individuato il problema ormai qualche anno fa, ma abbiamo invitato la Regione Veneto a procedere e ad arginare quello che è un fenomeno ad altissimo rischio per tutta la popolazione».

Netta la risposta dal ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti.

«Credo non ci sia mai stato un impegno tanto serio e determinato sui Pfas quanto quello messo in campo dal ministero dell'Ambiente e più in generale dai governi Renzi e Gentiloni» ha detto Galletti, citando un impegno di oltre 100 milioni.

PFAS QUESTI SCONOSCIUTI

Le sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) sono composti chimici che rendono le superfici trattate impermeabili all'acqua, allo sporco e all'olio. Vengono adoperate per numerosi prodotti come per esempio impermeabilizzanti per tessuti, pelli e carta oleata oppure tappeti, divani, sedili delle auto e contenitori per alimenti. Ma l'utilizzo più noto è probabilmente quello che se ne fa come rivestimento antiaderente delle pentole e dei tessuti impermeabilizzanti e tecnici.

Legambiente in un rapporto spiega come "a livello medico i Pfas siano riconosciuti come cancerogeni e responsabili di una serie di altre gravi patologie". In Veneto - viene osservato - la contaminazione delle acque superficiali e le acque di falda da Pfas ha come "principale fonte" lo scarico industriale. La scoperta dell'inquinamento in corso - osserva Gigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto - è avvenuta a seguito di uno studio del Cnr: i ricercatori nel 2013 evidenziavano come le elevate concentrazioni di Pfas destassero 'preoccupazione dal punto di vista ambientale e un possibile rischio sanitario per le popolazioni che bevevano quest'acqua". L'area interessata si estende tra le province di Vicenza, Verona e Padova; la falda da cui si preleva l'acqua serve una popolazione di circa 400 mila abitanti. "E' qualcosa che non dovrebbe essere presente nell'acqua e tanto meno nel sangue delle persone come invece è emerso - rileva Lazzaro - e tra l'altro potrebbe non essere soltanto nell'acqua che si beve ma la situazione preoccupa anche per la possibilità che possa trovarsi negli alimenti. Dal punto di vista sanitario l'allarme - prosegue - è in itinere con un piano di monitoraggio sui cittadini dai 14 ai 65 anni; mentre sul fronte ambientale siamo assolutamente fermi: non si interviene ne' dal versante giudiziario ne' con le bonifiche". Tra le possibili soluzioni, conclude Lazzaro, quella di "spostare la presa dell'adduzione dell'acquedotto".