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Esperimento Sox, Regione contro Laboratori: «il sistema non è sicuro»

La commissione consiliare intanto chiede lo stop dell’esperimento. D’Alfonso sotto accusa  

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ABRUZZO. Sull’esperimento Sox è scontro tra Regione e Laboratori del Gran Sasso e di qui a confondere ulteriormente le idee il passo è brevissimo.

Ieri il vicepresidente Giovanni Lolli ha convocato per il pomeriggio una conferenza stampa per rispondere alla puntata de Le Iene che avevano fatto riesplodere il caso dell’esperimento con materiali radioattivi mai comunicato e mai concertato pubblicamente con gli enti locali.

Lolli ha rispiegato che «il sistema non è sicuro» per via della captazione delle acque dentro i laboratori e che occorre fare lavori costosissimi per cambiare la rete interna di captazione e metterla definitivamente in sicurezza.

Lavori per centinaia di milioni di euro per anni di lavori, cosa che con buona probabilità poteva e doveva essere già affrontata ai tempi del commissario Balducci che è stato finanziato con 84 ln di euro per la «messa in sicurezza del sistema Gran Sasso».

Sistema che dopo 10 anni si è scoperto (e non per merito degli enti pubblici) non essere affatto in sicurezza.

Un silenzio che combacia perfettamente con i contorni di un inganno decennale e che solo ora esplode perchè emergono carte e fatti per nulla rassicuranti. Eppure nonostante tutto questo gli enti pubblici e la Regione in primis non sente alcun bisogno di pubblicare le carte e fare chiarezza oltre le dichiarazioni di facciata (quando ci sono) ormai inutili e dal basso valore sostanziale.

 

 

Il protocollo sottoscritto da tutti i soggetti, compreso l'Infn, dice che «tutte le procedure che avvengono all'interno del laboratorio e della galleria autostradale quando vengono usati materiali che possono in qualche modo interferire o essere pericolosi devono avere un'autorizzazione in più dalla Regione. È successo, invece, nel caso dell'esperimento che non c'era pervenuta alcuna comunicazione, nonostante l'esperimento stesso fosse stato autorizzato dallo Stato mediante l'Ispra e dalla Asl che a sua volta l'aveva comunicato alla Regione. Noi però non ci accontentiamo di queste procedure nazionali: fino a quando quel sistema non verrà messo totalmente in sicurezza nel modo in cui noi intendiamo e con il progetto che potrà contare anche su un finanziamento statale, noi continueremo a chiedere procedure aggiuntive. L'errore è consistito nel fatto che nessuno ha comunicato al tavolo l'attuazione dell'esperimento e quando ne siamo venuti a conoscenza abbiamo detto agli interessati di bloccare le procedure stesse e di mettere in atto le prescrizioni aggiuntive previste nel protocollo. Questo - ha proseguito Lolli - non significa bloccare l'attività scientifica e di ricerca del Laboratorio, ma siccome ci troviamo su un territorio delicatissimo è necessario che i sistemi di sicurezza siano più penetranti anche a costo di prevedere una ridondanza di attenzione».

 

E sempre ieri è stata approvata all’unanimità in commissione attività produttive regionale la risoluzione del M5S che chiede il blocco immediato e definitivo dell’esperimento radioattivo SOX nei laboratori INFN del Gran Sasso.

«Siamo soddisfatti», spiega il consigliere Riccardo Mercante, «questa risoluzione approvata da tutta la maggioranza e da tutti i gruppi di opposizione impegna il presidente e la giunta tutta della Regione Abruzzo a mettere in campo tutte le azioni necessarie per interrompere e bloccare in modo definitivo, senza se e senza ma, l’esperimento. Della sua pericolosità abbiamo già argomentato precedentemente, così come dell’assoluto silenzio della Regione relativo all'autorizzazione rilasciata già due anni fa. Abbiamo messo in campo ogni azione possibile dentro e fuori dal palazzo per bloccare questa pericolosa operazione».

 

 

LABORATORI, LA SICUREZZA ED I 40 GRAMMI

Grazie ad una domanda di Carola Profeta sulla pagina Facebook i laboratori spiegano ulteriori dettagli dell’esperimento Sox

Dopo aver bollato come parziale e faziosa la puntata de Le iene l’Infn spiega che hanno a cuore l’acqua e la sicurezza e aggiunge: «pone la massima attenzione al rispetto della legge: tutto è fatto nel rispetto delle norme e con le autorizzazioni necessarie».

Affermazione centrale che però mal si concilia con i fatti ed il decreto legislativo che impone una distanza minima di 200 metri per la captazione delle acque cosa che invece non è nei laboratori.

E’ vero invece che vi sono tutte le autorizzazioni ma anche che queste non citano mai lo scenario in cui avviene l’esperimento autorizzato e dunque il contesto non sicuro.

 

Per quanto riguarda SOX «non è un esperimento nucleare che prevede la manipolazione di atomi, come accade per esempio in una centrale nucleare, ma un esperimento scientifico che usa una sorgente radioattiva sigillata, come quelle che vengono usate, sia pure con una diversa potenza e differenti finalità, negli ospedali delle nostre città per eseguire esami diagnostici e terapie. SOX è infatti un esperimento per lo studio dei neutrini che utilizza 40 grammi di polvere di Cerio 144. Il Cerio 144 produce decadimenti radioattivi spontanei, non reazioni nucleari di fissione. SOX quindi non ha niente a che vedere con un reattore nucleare, non può esplodere, neppure a seguito di azioni deliberate, errori umani o calamità naturali».

 

Come già spiegato «il contenitore di tungsteno è indistruttibile: è resistente a impatto, incendio, allagamento e terremoto, secondo studi rigorosi che sono stati svolti come previsto dalla legge e verificati dalle autorità competenti. Quindi, tutti i rischi citati durante la trasmissione, dal terremoto all'atto terroristico, non sono realistici».

 

 

 

 

«D’ALFONSO E’ AL SERVIZIO DEGLI ABRUZZESI ED HA L’OBBLIGO DI CHIARIRE»

Giandonato Morra, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia sostiene che«siamo ormai arrivati ad un punto di non ritorno» riferendosi alle aggressioni ai giornalisti del presidente D’Alfonso e alla sua scarsa propensione a rispondere alle domande più insidiose, «L'atteggiamento spocchioso non è nuovo, si è semplicemente aperto alle telecamere nazionali. Un comportamento isterico probabilmente figlio di un governo, quello della Regione Abruzzo, fermo da tre anni a questa parte. Qualcuno dimentica che le istituzioni sono al servizio dei cittadini e che, il confronto con gli stessi, anche riferendo sul proprio operato ai media, è un atto dovuto, per questo – sostiene Morra - chiediamo al Presidente Luciano D'Alfonso di fare ufficialmente chiarezza su quanto sta accadendo e di spiegare come si è arrivati a rilasciare parere favorevole su un esperimento di carattere nucleare con l'impiego di Cerio 144 concesso nei laboratori del Gran Sasso”».

«D'Alfonso deve rispettare la necessità degli abruzzesi di conoscere atti e fatti dell'ente regionale che li dovrebbe rappresentare nel rispetto di leggi e procedure, contemperando la massima tutela della salute dei cittadini che esigono spiegazioni e lo hanno chiaramente dimostrato nella recente manifestazione svoltasi a Teramo alla quale hanno preso parte cittadini di ogni estrazione sociale, culturale e politica».