ENNESIMO BUCO NERO

Honeywell vergogna: dopo i soldi c’è la fuga. Dipendenti stremati e traditi

Dopo 60 giorni di proteste nessuna speranza di passi indietro

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ATESSA. La protesta ha avuto solo l’effetto di far determinare la società nella chiusura definitiva della fabbrica di Atessa.

Le trattative intavolate e le prove di dialogo naufragate.

Tutto inutile anche gli allarmi dei sindacati dei mesi scorsi.

La Honeywell di Atessa chiude e sceglie paesi più economici dove produrre per massimizzare i profitti. E dopo i milioni di euro percepiti dall’Italia abbandona 420 famiglie abruzzesi in mezzo ad una strada.

 

Così la multinazionale americana Honeywell chiude lo stabilimento di Atessa, produttrice di motori turbo diesel per molti marchi automobilisti, e chgiude i giochi.

Un annuncio, comunicato ieri ai lavoratori dalla direzione aziendale, al quale ha subito ribattuto il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda. «Si tratta di una decisione estremamente grave», ha affermato il ministro che aveva avviato un tavolo di trattativa con l'azienda.

Solo un giorno prima al Mise era stato ricevuto il vertice aziendale e il Governo aveva rinnovato la disponibilità piena a sostenere programmi di investimento in innovazione e ricerca, per 50 milioni di euro, per mantenere l'attività produttiva nello stabilimento di Atessa.

La Honeywell non ha accolto la proposta avanzata dal Ministro e ha comunicato la decisione di cessare l'attività.

Nato nel 1991 come Piaggio, lo stabilimento è poi divenuto Turbo Atessa fino all'ingresso della Honeywell-Garrett.

 

PRENDE I SOLDI E SCAPPA

Si riapre (o dovrebbe riaprirsi) il dibattito sul miliardario vulnus tutto italiano che da una parte vede le istituzioni molto “generose” nell’incoraggiare imprese private a produrre qui e dall’altra i beneficiari non sono soggetti ad alcun vincolo di permanenza sul suolo nazionale. Il risultato è che tantissimi imprenditori hanno sfruttato gli aiuti di Stato fino a quando hanno potuto per poi delocalizzare all’est dove la manodopera ed i diritti valgono molto meno.

Quando c’erano ancora le lire la multinazionale americana ricevette 4,6 miliardi (di lire, appunto) con la legge 64/86.

Qualche anno dopo arrivarono altri due miliardi e mezzo di lire grazie alla legge 488. L’ultima rata è arrivata nel 2001. E poi ancora, sempre grazie alla legge 488, 1,1 milioni di euro, altri 1,9 milioni di euro.

Grazie alla legge 388 la Honeywell ha potuto usufruire delle agevolazioni dello stato italiano con credito d’imposta per 1,7 milioni di euro.

Si calcola, inoltre, che ammonti ad 1 miliardo di euro il risparmio di tasse di cui la multinazionale ha usufruito in 10 anni, ovvero dal 1992 al 2002.

E questo è stato il ringraziamento.

 

 

MEGLIO ALTROVE

I 420 lavoratori dallo scorso 18 settembre sono in presidio permanente dopo aver chiesto un nuovo piano industriale e il rilancio della fabbrica. La vertenza era iniziata a luglio quando la Honeywell ha dato disposizione di fare il back up dei codici di produzione di Atessa per utilizzarli in uno stabilimento della Slovacchia.

La multinazionale produce turbo anche in Romania e Francia.

Dal 2008 alla Honeywell di Atessa sono stati persi 150 posti lavoro e la produzione dei turbo è passata da 2 milioni e 400 mila pezzi a 800 mila l'anno.

Attualmente è in atto il contratto di solidarietà dopo l' utilizzo degli ammortizzatori sociali. Il coordinatore della Uilm-Uil Abruzzo, Nicola Manzi, dice «Ci aspettiamo dalla Honeywell le ragioni della chiusura. Ad Atessa i volumi produttivi, numeri e business positivi ci sono».

 

Nel 2006 la Honeywell di Atessa aveva 600 dipendenti diretti e 500 nell'indotto, ora 60, all'interno della Val di Sangro, la più grande area industriale del Centrosud.

 

La Fiom e la Cgil considera la decisione «uno schiaffo alle lavoratrici ed ai lavoratori che, in oltre vent’anni, hanno dato alla fabbrica del turbo la possibilità di contraddistinguersi per i suoi eccellenti risultati, successi che l’hanno collocata tra i migliori siti produttivi al mondo. Inaccettabile è questa decisione scellerata, sia nel merito sia per i modi con i quali è maturata: non si chiude un sito così importante gettando nel mondo della disoccupazione quasi cinquecento persone; non si nasconde una decisione assunta da così tanto tempo prendendo in giro persone, sindacati ed istituzioni».

Gianni Melilla, deputato abruzzese di Articolo uno-Movimento Democratico e Progressista e capogruppo in commissione bilancio a Montecitorio, sottolinea il dramma umano dei lavoratori e dice «La chiusura della Honewyell è inaccettabile dopo che per anni ha avuto incentivi e aiuti dallo Stato italiano. I sindacati, la Regione Abruzzo e il Governo Italiano devono concordare una strategia per contrastare la scelta della Honeywell di delocalizzare. Non si può non restare indignati da questa testimonianza di egoismo e ingratitudine imprenditoriale».

«'E' un altro duro colpo all'occupazione abruzzese - ha sostenuto la senatrice del Pd, Stefania Pezzopane - L'interruzione drammatica della vertenza che lascia a casa 420 lavoratori rappresenta un danno insopportabile per un territorio già fortemente colpito dalla crisi economica. Chiediamo al Governo e al ministro Calenda di insistere con gli sforzi già avviati».


(Video Antonia Schiavarelli)