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Bussi. Edison presenta progetto di bonifica: rimossi solo 0,4% di rifiuti

Forum H2O: «ridicolo, solo parziale messa in sicurezza di emergenza dopo 10 anni»  

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BUSSI. Alla fine il “progetto di bonifica” della discarica Tremonti firmato Edison è stato presentato nei termini (il 15 ottobre 2017).

Il documento di 39 pagine non è stato pubblicato dal ministero ma eventualmente consegnato solo ai soggetti che parteciperanno alla ennesima seduta tecnica del 31 ottobre prossimo.

E’ stato, però, valutato e studiato dal Forum H2o che è il primo a rompere il silenzio battendo sul tempo persino gli autori che non hanno ritenuto opportuno illustrare il loro progetto o meglio “bozza di progetto”.

Dunque per il Forum il  progetto «non è un progetto di bonifica e prevede interventi minimali sugli inquinanti, senza la rimozione della stragrande parte del materiale contaminato, la fonte di inquinamento».

Insomma per il Forum H2O si tratta di una «proposta inaccettabile» che è più simile ad una «provocazione».

«Aspettavamo documenti corposi, cronoprogrammi, costi, previsioni di rimozione totale delle masse di rifiuti interrati e terreni contaminati per decine di migliaia di mc. Tempi certi», ha commentato Augusto De Sanctis, «le poche decine di pagine di elaborati depositati ci paiono di fatto costituire uno studio di fattibilità limitato in gran parte ad interventi a valle che non risolvono a monte il problema. Non è una bonifica ma al massimo una parte, peraltro basata su iniziative neanche di sicuro successo, della messa in sicurezza di emergenza. Dopo 10 anni».

 

Da quanto rivela il Forum dunque non si procederà (o forse sarebbe meglio dire procederebbe) a togliere il materiale che produce inquinamento. A conti fatti si parla di rimozione di 600 mc di materiali a fronte di oltre 150.000 mc di terreni e rifiuti contaminati stimati dalle caratterizzazioni della Procura e del Commissario.

Sostanzialmente la proposta di Edison prevede il completamento della palancolatura, che fu presentato come intervento di messa in sicurezza di emergenza da Goio.

La palancolatura dovrebbe servire ad impedire che i veleni che si trovano interrati troppo vicini al fiume si disperdano nelle acque (come in realtà accade in maniera non trascurabile da decine di anni e senza alcun tipo di intervento risolutivo anche dopo la (ri)scoperta nel 2007)

Poi è previsto un telo di plastica fissato a mo' di barriera nella parte nord per cercare di confinare la falda.

Infine alcuni interventi come l'ossidazione chimica in alcuni punti i più critici che non sarebbero nemmeno tutti con trattamento sempre a valle delle acque.

 

«Facciamo notare che», aggiunge De Sanctis, «queste modalità di intervento sono in alcuni casi presentate come "campo di prova" perchè non sono soluzioni certe. Inoltre agiscono, forse, solo su alcune tipologie di inquinanti presenti nell'area e non su tutte le sostanze trovate in questo decennio.  Gli elaborati, tra l'altro, sono pieni di rimandi ad ulteriori indagini integrative, di elementi di incertezza, di condizionali. Si parla addirittura di tecniche da usare nel caso in alternativa (quindi non è stata neanche fatta una scelta). Un documento, insomma, esplorativo nonostante la montagna di dati esistenti.  Avevamo già contestato il rinvio ad ulteriori indagini integrative concesso il 30 novembre scorso dal Ministero dell'Ambiente. Avevamo ragione a considerarlo un errore clamoroso. A nostro avviso qui si fa melina mentre la Valpescara soffre».



Sulla stessa linea Sara Marcozzi (M5s): «è inaccettabile che, a distanza di 10 anni dalla scoperta del sito, non si sia ancora proceduto alla bonifica ma si intravedano solo quegli interventi di messa in sicurezza di emergenza che andavano fatti 10 anni fa».

La scorsa estate il M5S tramite esposto aveva denunciato la mancanza di interventi per la messa in sicurezza che sarebbero dovuti arrivare in attesa del vero progetto di bonifica.

«Siamo fermi a 10 anni fa. E’ il momento di smetterla di prendere in giro una regione intera. Il Presidente D’Alfonso non può accettare una simile proposta e dovrebbe mettere in campo tutte le azioni necessarie per uscire da questo immobilismo dannoso per il territorio e per chi lo abita. Contrariamente a chi ci ha amministrato e governato fino ad ora» continua Marcozzi «il M5S non è mai rimasto a guardare. In tutti i livelli istituzionali abbiamo depositato interpellanze, sollecitato gli organi competenti e, da ultimo, presentato tre diversi esposti al Comando dei Carabinieri Forestali di Pescara e alla Procura Generale della Corte dei Conti».



Il prossimo 31 ottobre ci sarà l’ennesima riunione tecnica per discutere del progetto ma le premesse non sembrano affatto buone.

L’ipotesi più probabile è che si continuerà a discutere ancora per molto tra critiche e rinvii ed il risultato sarà uno solo.

Lo stesso degli ultimi 10 anni.

Del resto non si parla più nemmeno dell’incredibile appalto da 50mln di euro avviato nel 2015 e giunto alla assegnazione definitiva (che ancora manca) alla società Dec-Deme.

Anche su questa vicenda  è calato un silenzio davvero preoccupante che sembra celare intoppi e si è capito che non conviene a nessuno svelare.