VERGOGNE INFINITE

Lolli cerca di darcela a bere ma su emergenza Gran Sasso è inefficienza colossale

Il vicepresidente conferma la mancata messa in sicurezza dell’acquedotto

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ABRUZZO. Emergenza del Gran Sasso «una grande rogna» che ancora oggi non è stata risolta. Anzi «il sistema è mal congegnato» perchè ci sono Laboratori scientifici, una autostrada e l’acquedotto che non è affatto tutelato da eventuali incidenti o sversamenti.

Il vice presidente della giunta, Giovanni Lolli, lungi da ammettere chiaramente responsabilità degli enti locali e magari sue (di oggi e di 17 anni fa quando era parlamentare e di questo si occupò) non può non confermare che i sospetti della Asl di Teramo sono esatti. Dal 2008 decine di lettere partite dal Sian di Teramo all’indirizzo di tutti gli enti facevano rilevare che il sistema idrico non era affatto messo in sicurezza e al riparo da eventuali contaminazioni da un incidente nei laboratori o dentro le gallerie autostradali.

Qualcuno, allora, avverta il presidente di Ruzzo Reti, Forlini, che appena due giorni fa aveva tranquillizzato e parlato di «sistema acquedotto in totale sicurezza».

Qualcuno gli dica che le sue parole, purtroppo, sono fortemente a rischio di “imprecisione” perchè a smentirlo sono Asl e Lolli della giunta regionale ma nonostante l’incredibile svarione inaccettabile può stare tranquillo perchè nessuno chiederà le sue dimissioni. Del resto nessuno mai si è dimesso in 14 anni di emergenza e inefficienze.

Sta di fatto che la «rogna», come la chiama Lolli, diventa sempre più grande, tanto da chiamare a raccolta una serie di enti pubblici che per oltre un decennio hanno fatto finta di nulla e non sono stati capaci nè di controllare nè di intervenire per risolvere un problema noto.

«SITUAZIONE CHE PUO’ DESTARE PREOCCUPAZIONE»

Secondo il racconto di Lolli -che ha risposto ad una interrogazione del M5s- prima si è cercato di fare un buco nella montagna per costruire l’autostrada, poi si è pensato di mettere dentro le viscere della montagna il laboratorio «più prestigioso del mondo» e poi si è scoperto che c’era tanta acqua che è stata utilizzata per alimentare l’acquedotto.

«Siccome si è trovata l’acqua», ha detto Lolli, «si è fatto un convogliamento sotto il pavimento dell’autostrada con più tubi di cemento. Quest’acqua raccolta è stata utilizzata in parte minore su versante aquilano e maggiore in quello teramano», cioè quell’acqua finisce nell’acquedotto e persino per Lolli la situazione «obiettivamente può destare delle preoccupazioni» «tanto che qualche anno fa quando ero parlamentare (nel 2000 ndr) e si discuteva della terza canna del Gran Sasso decidemmo di utilizzare quelle risorse per fare la messa in sicurezza di autostrada e laboratori».

La “versione ufficiale” è stata diversamente motivata negli atti ufficiali: nel 2003 ci fu l’incidente Borexino ed il governo dichiarò una emergenza (finita solo nel 2015) per spendere 84 mln di euro per «la messa in sicurezza di autostrada e laboratorio».

Dunque Lolli ammette che i milioni di euro spesi da Angelo Balducci (quello del sistema gelatinoso della cricca) servivano per la messa in sicurezza ma non si accorge di come si smentisca da solo qualche secondo dopo parlando a braccio.

«La soluzione è mettere in sicurezza il sistema», dice Lolli che poi spiega la dinamica dell’incidente di fine agosto 2016 quando una provetta molto piccola è stata lasciata senza tappo evaporando e poi facendo ricadere i diclorometano nell’acqua di stillicidio del laboratorio la stessa che poi finisce nell’acquedotto.

La Ruzzo Reti capta infatti per il 10% l’acqua dal laboratorio (appunto l’acqua di stillicidio che cade dalle pareti della montagna) e per il 90% sotto l’autostrada (acqua sempre convogliata in tubi).


SISTEMA IDRICO NON IN SICUREZZZA

Lolli conferma, dunque, che il sistema idrico non è affatto messo in sicurezza e che sostanze pericolose finiscono troppo facilmente nell’acquedotto. Non solo, ma l’emergenza dichiarata nel 2003 aveva l’unico scopo della «messa in sicurezza del sistema Gran Sasso» e prima di tutto dell’acquedotto ma pare che gran parte dei lavori siano stati pensati più per i Laboratori che per la salute pubblica.

Lolli smentisce anche le carte di Balducci che parlano di «impermeabilizzazione della pavimentazione dei laboratori» senza mai accennare il fatto che una parte della pavimentazione non era stata rifatta e isolata perchè un macchinario ne impediva il cantiere.

Dunque, una impermeabilizzazione parziale non è una impermeabilizzazione, e la prova è la contaminazione avvenuta.


MESSI ALLE STRETTE

Ma Lolli assicura che la resina per finire i lavori è «già stata acquistata dai laboratori»… peccato che questo avviene nel 2017 dopo ben 10 anni da quei lavori troppo costosi e poco utili e solo dopo che le inchieste di PrimaDaNoi.it hanno disvelato omertà, coperture, documenti tenuti segreti ed il rischio di contaminazioni.

«Il sistema dei controlli», ha spiegato Lolli, «ha funzionato così bene che è stata trovata una sostanza contaminante di 1250 volte inferiore ai limiti mentre lo spettrometro di massa del laboratorio era in manutenzione. Bisogna rendere il sistema di controlli più scrupoloso e per questo si sta pensando ad installare vari sistemi di controllo. Bisogna intervenire sul sistema di captazione del 10% che si preleva dal laboratorio e vedere se si riesce a captarla ad un metro da terra», un’opera di cui si parlò già 10 anni fa e che in molti pensavano fosse già stata fatta dal commissario con i famosi 84mln di euro.

Invece nulla.


PERICOLO AUTOSTRADA

«Secondo problema», dice Lolli, «è sostituire i due tubi di cemento che corrono sotto l’autostrada con quelli di acciaio», eppure anche questi lavori in molti credevano fossero stati già fatti all’epoca di Balducci tanto che una cifra vicino ai 4 mln di euro venne versata proprio a Strada dei Parchi per i lavori di messa in sicurezza del traforo.

Cose che sanno di preciso tutti gli enti coinvolti che hanno accesso ai documenti a differenza dei giornalisti che invece devono scardinare muri di gomma.

Lolli ha detto chiaramente che il suo impegno c’è ma «è impensabile chiudere autostrada e laboratori per sempre per tutelare l’acquedotto» facendo credere che qualcuno abbia ipotizzato tale «medioevale» soluzione e non invece una meticolosa messa in sicurezza del sistema meno distratto e possibilmente meno gelatinoso.


ERRORI LORO, SOLDI NOSTRI

La soluzione di oggi? Nuovi e costosissimi lavori per porre riparo alle inefficienze commissariale: «dobbiamo andare dal governo e chiedere finanziamenti».

Peccato che la Regione (e dunque Lolli, i dirigenti che sono sempre gli stessi e chi lo ha preceduto) sa di questi problemi da oltre 10 anni e per tutto questo tempo non è stato fatto proprio nulla.

«Il tavolo sta lavorando» dice Lolli che non ricorda che è stato aperto nel 2011 e si è riunito tre volte, che le carte sono segrete, che tutti gli enti si sono disinteressati del problema dimostrando una inefficienza colossale e omissioni che mettono a repentaglio la salute pubblica.

Per la prima volta è stata data conferma che realmente la popolazione rischia di bere acqua contaminata, cioè acqua prelevata in condizioni di scarsissima sicurezza dentro i laboratori, un posto dove si maneggiano centinaia di sostanze chimiche nocive.

«Lolli ha sostenuto», ha detto Riccardo Mercante (M5s) «che non è vero che vi siano stati sversamenti di inquinanti e non ha spiegato perchè la Regione abbia ritenuto opportuno dichiarare lo stato di emergenza idrica. Soprattutto Lolli non ha detto per quale motivo, nonostante si continui a decantare la qualità delle acque del Gran Sasso, la Ruzzo Reti stia mettendo in campo sistemi di approvvigionamento da fonti alternative, come il potabilizzatore di Montorio al Vomano, offrendo ai cittadini teramani acqua di minor pregio a costi più elevati».

a.b.