LA MINACCIA

Terrorismo: anarchici Fai: «continueremo con attacchi»

Sito associazione cita nome pm Procura Torino che sta indagando

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

345



TORINO. Nuove minacce dal mondo anarchico dopo i sette arresti per terrorismo eseguiti nei giorni scorsi su richiesta della procura di Torino. Mentre i primi militanti interrogati dai giudici si avvalgono della facoltà di non rispondere (è il caso di Nicola Gai, detenuto a Ferrara) in uno dei siti di area più autorevoli e frequentati compare un messaggio che va oltre le generiche attestazioni di sostegno: "La solidarietà come la intendiamo noi - si legge - è quella che si fa azione, il continuare a portare avanti gli attacchi e le pratiche per le quali i compagni sono stati arrestati". Le "pratiche" sono quelle della Fai-Federazione anarchica informale, che a partire dal 2003 si è resa autrice di una cinquantina di azioni: bombe, pacchi esplosivi, l'attentato a Roberto Adinolfi, dirigente Ansaldo, ferito nel 2012 a colpi di pistola. Nell'articolo, questa volta, si sottolinea ("ci teniamo a ripeterlo", è scritto) che "il mandante dell'operazione repressiva è il pubblico ministero Roberto Maria Sparagna".

Come se si volesse dipingere un potenziale bersaglio. Già all'indomani degli arresti gli esperti dell'antiterrorismo si erano detti convinti che la frangia pro lotta armata del movimento anarchico avrebbe tentato una risposta all'offensiva giudiziaria. Quasi certamente all'estero. La Fai, infatti, nel 2011 è confluita in un network chiamato Fai/Fri-Fronte rivoluzionario internazionale, che - come annota il gip Anna Ricco nell'ordinanza di custodia - è ancora "certamente attivo e operativo".

Gruppi sparsi in vari Paesi del mondo, dall'Indonesia alla Russia, entrano in azione spontaneamente e autonomamente. Le informazioni vengono scambiate via internet, e una serie di arresti o l'apertura di un processo bastano per dare vita a iniziative che possono essere simboliche ma anche più dure. Nel 2015 i greci della 'Cospirazione cellule di Fuoco' hanno lanciato la campagna "Dicembre nero" e ogni cellula ha contribuito a modo suo: a Minneapolis (Usa) ci si è limitati ad esporre uno striscione davanti a un carcere, ma ci sono state azioni violente in Spagna, Germania, Canada, Messico, Brasile, Cile, Perù. E non ci sono confini. Una delle prime manifestazioni del Fai-Fri furono tre pacchi-bomba recapitati nello stesso giorno del 2011: uno alla Swissnuclear di Olten, in Svizzera (due feriti), uno al carcere di Korydallos, in Grecia, e uno al Comando dei parà della 'Folgore' di Livorno, che ferì gravemente il tenente colonnello Alessandro Albamonte. Tutti i plichi erano stati affrancati con francobolli italiani.

ANCORA UN ARRESTO: IN CASA MATERIALE PER UN ORDIGNO


Nascondeva in casa tutto l'occorrente per fabbricare una bomba rudimentale. Un redattore della rivista clandestina 'Croce Nera anarchica', che negli anni ha dato voce ai principi cardine del moderno anarchismo, è stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Torino Scripta Manent che nei giorni scorsi ha smantellato in tutta Italia i gruppuscoli della Fai-Federazione anarchica informale. Per Daniele Cortelli le manette sono scattate durante la perquisizione della sua abitazione, a Roma, dove gli agenti della Digos hanno sequestrato il materiale incriminato.

Il suo nome si aggiunge, tra gli altri, a quelli di Anna Beniamino, titolare di un negozio di tatuaggi a Torino e secondo gli investigatori tra i fondatori storici della Fai; ma anche a quelli di Alfredo Cospito e Nicola Gai, già in carcere per l'attentato, nel 2012 a Genova, dell'amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi. Un duro colpo per la Fai, che a partire dal 2003 ha rivendicato una cinquantina di azioni. Dai pacchi-bomba ai politici (Romano Prodi, Sergio Chiamparino, Sergio Cofferati), alle forze dell'ordine (la questura di Lecce, la sede dei carabinieri del Ris a Parma, la polizia municipale a Torino), ai giornalisti, a Equitalia, ad alcune aziende private. E poi campagne contro "le strutture del potere", i Cie, le nuove tecnologie, la ricerca sul nucleare. Rivendicate talvolta da sigle irriverenti: Comitato Pirotecnico, Rivolta anonima e tremenda, Cooperativa artigiana fuoco e affini.

Tutte riconducibili alla stessa associazione eversiva con cellule attive in ogni parte del mondo, dalla Grecia al Messico e persino in Indonesia. Il ritrovamento del materiale necessario per costruire un ordigno confermerebbe, secondo gli investigatori, l'intenzione degli anarchici del Fai di preparare nuovi attentati. Un rischio paventato nei giorni scorsi dagli esperti dell'antiterrorismo e confermato per altro dagli appelli alla solidarietà con gli indagati diffusi su alcuni siti web di riferimento dell'area anarchica. "La solidarietà come la intendiamo noi - si legge in uno di questi siti - è quella che si fa azione, il continuare a portare avanti gli attacchi e le pratiche per le quali i compagni sono stati arrestati". L'articolo sottolinea, come se si volesse dipingere un potenziale bersaglio, che "il mandante dell'operazione repressiva è il pubblico ministero Roberto Maria Sparagna". Parole "mafiose", come le definisce Libera Piemonte, che ha espresso "solidarietà e vicinanza" ad un magistrato "rigoroso, impegnato nella lotta all'illegalità".