L'ACCUSA ALL'ACCUSA

La City, D’Alfonso scatenato elogia magistrato e minaccia Squadra mobile: «attività manipolate. Denuncerò»

L’inchiesta nata da un «concerto» di certa politica e una attività giudiziarietta

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PESCARA. Attività di indagine manipolata da persone poco corrette, non terze e non obiettive, specialmente una che subirà in futuro conseguenze.

Attacchi diretti verso la Squadra Mobile di Pescara e verso un personaggio in particolare e nello stesso tempo elogi sconfinati nei confronti del magistrato titolare dell’inchiesta su La City.

D’Alfonso mercoledì pomeriggio ha aperto il Consiglio regionale scatenandosi in una serie di elogi reiterati verso il magistrato Anna Rita Mantini che sta conducendo le indagine che al momento conta 15 indagati e nello stesso tempo attacchi frontali e -per certi versi brutali ed inediti- verso gli investigatori della Questura che hanno indagato su delega di quel magistrato.

Ennesima pagina che farà discutere e che intreccia politica e giustizia ma che fa emergere quanta forza abbia acquisito questa politica nel cercare di influire su altre parti delle stesse istituzioni che rappresentano.

Il tutto è nato da un intervento dell’ex assessore Paolo Gatti che prendendo sputo da un articolo in cui si riportava una intercettazione telefonica tra D’Alfonso e Paolucci si chiariva che i due però non erano indagati.

La cosa è apparsa strana al consigliere di centrodestra che non si è saputo spiegare come sia potuto accadere ed ha chiesto lumi alla giunta.

E’ intervenuto anche Domenico Pettinari (Movimento 5 Stelle) dalla cui denuncia è nata ufficialmente l’inchiesta, spiegando che l’argomento non poteva essere discusso perché non all’ordine del giorno e non avrebbe potuto essere nemmeno eventualmente iscritto.

Solo a questo punto ha preso la parola il presidente Luciano D’Alfonso che in ogni Consiglio regionale trova sempre il modo per parlare dei suoi trascorsi giudiziari. Questa volta almeno era pienamente sul pezzo.

«Mi domando come nascano queste cose», ha detto D’Alfonso riferendosi all’articolo che riportava l’intercettazione, «si vuole mandare un segnale a qualcuno o questa pubblicazione è il frutto di un concentrato di progettazione?»

Un complotto insomma.

«Sì, c’è stata una progettazione e questo può essere avvenuto per fare confusione o ostacolare un procedimento o per gettare fango su alcune persone. Affermo, dichiaro e sottoscrivo che il magistrato che si è fatto carico con la sua altezza è al di sopra di ogni sospetto perché è figura di straordinaria professionalità, credibilità e valore istituzionale. Non ho la stessa opinione di coloro i quali hanno fatto parte dell’attività lavorativa sottostante e non ho la stessa opinione di uno di coloro ha fatto parte di questa attività. Lei già lo sa (il nome, ndr)», ha detto D’Alfonso rivolgendosi a Pettinari, «Lei già lo sa, lei già lo sa… Farò i nomi davanti alle sedi opportune».

Purtroppo pur dichiarando nel suo incipit di voler essere chiaro D’Alfonso non lo è stato per tutti poiché come spesso accade solo in pochi hanno potuto comprendere fino in fondo i suoi messaggi.

Di sicuro il magistrato che elogia è Anna Rita Mantini titolare dell’inchiesta su La City: il perché D’Alfonso la elogi più volte nel corso del suo intervento in maniera così calcata non è nota a chi scrive così come non è comprensibile l’attacco diretto verso la Squadra Mobile che ha indagato e verso un investigatore in particolare che secondo D’Alfonso avrebbe concertato, ostacolato, contaminato e inquinato carte e indagini, almeno questo sembra il senso tanto che lo stesso presidente più volte ha chiaramente detto che sporgerà denuncia verso l’ignoto e per fatti non detti.

«Sarebbe stato interessato se fosse stato oggetto di video registrazione tra persona estranea all’attività di accertamento e le persone che si sono fatte carico di accertamento», ha poi detto ancora sibillinamente D’Alfonso riferendosi ad un personaggio che forse si è mosso ed ha dato impulso alle indagini ma che secondo il presidente si sarebbe comportato in maniera scorretta.

D’Alfonso ha poi continuato:

«La City è un investimento molto importante che io ho ereditato ma di cui riconosco tutta la fondamentalità perché non mi faccio opinioni parlando allo scuro dietro gli angoli delle case. Mi faccio una opinione quando mi pongo la domanda di quante siano le sedi di lavoro a Pescara della Regione. Per questo sono favorevole a questo edificio… E lo ripeto: ho una fiducia gigantesca nei confronti dei magistrati delegati che si sono occupati di questa vicenda, non ho la stesa opinione di una persona che ha maneggiato questo dossier e non vedo l’ora che mi si chiami e dirò chi per me ha turbato la genuinità di quel lavoro. Sono pronto a tutto. Io mi sono trovato a giudizio dopo le accuse di un geometra su un project financing che è cosa complessa solo perché avevano fatto Voodoo fuori dove non ci sono persone né terze né autonome. Mi occuperò in particolare di una figura della polizia giudiziaria, non va bene (…)

Non va bene. Non mi fermo qui. Chi è stato oggetto di denuncia le sa anche fare. Conosco tutti gli elementi degli abusi e so fare luce quando si fa abuso, questa vicenda non si concluderà qui e lo dico a chi scriverà domani. Non mi importa manco più quello che fanno i giornali, (mi interessa, ndr) quello che è reso bersaglio, chi confeziona e come si realizzano questi stralci, qual è il meccanismo per cui si arriva a realizzare questo dosaggio. Questo intervento de La City verrà portato a termine e saneremo la procedura anche facendo tesoro di quanto detto dal giudice e dal consulente.

Mi renderò diga affinchè mai più accada questo livello di vizio che è impastato di politica… impastato di politica e di una attività giudiziarietta».

LA SOBRIETA’ CHE MANCA

Da osservatore esterno non posso non notare la originalità di questo evento tanto unico quanto incomprensibile.

Non capisco le ragioni di tanto fervore e acredine che sembra cosa nuova in questo presidente che non ricorda quasi per niente quel sindaco che fu.

Non capisco a cosa si riferisce e non ritengo né giusto né opportuno che i più alti esponenti delle istituzioni attacchino così -per interessi che non vengono detti- altri pezzi delle istituzioni. Continuo a credere che D'Alfonso non è vittima di giustizia ma che lo sarebbe stato se fosse stato ingiustamente condannato cosa che non è.

Non ritengo nemmeno corretto che un presidente di Regione non senta il dovere morale e civile di dire apertamente tutto quello che sa su questo e tutti gli altri aspetti della vita pubblica di questa regione, notizie rilevantissime che tace.

E' la condotat normale di questo presidnete dire mezze cose o lanciare strali o messaggi per pochi prescelti e questo non è segno proprio di stile.

Non dimentico che come giornale abbiamo rivolto molti mesi fa domande per fare chiarezza su un’altra pagina che è rimasta volutamente oscura(ta) e che intreccia ancora una vota politica e magistratura: la vicenda della sentenza di Bussi e di quello che è accaduto prima che il verdetto fosse pronunciato in aula ma noto a molte persone già alcune settimane prima tra cui lo stesso presidente.

D’Alfonso ha buone ragioni di temere complotti perché non sempre è riuscito a seguire il consiglio della madre che gli raccomanda di non farsi nemici ma non ha alcuna ragione per lanciare questo tipo di minacce sibilline senza specificare né fare nomi o di tacere fatti e circostanze rilevanti che andrebbero chiariti alla luce del sole per il bene di tutti e non utilizzare queste informazioni come armi.

C'è bisogno di trasparenza e non quella propagandata e non mantenuta dallo stesso D'Alfonso, non quella millantata sulla pagina Facebook ma quella vera, quella che magari qualche volta costa ma che nel nome del bene comune è giusto praticare.

Ma questo purtroppo continua a non avvenire. 

 

Solo due parole sulle regole della pubblicazione delle notizie.

Anche se Gatti, Chiodi o Sospiri non concordano o non capiscono, la legge consente la pubblicazione di notizie sui giornali che siano rilevanti (anche s enon penalmente), di interesse pubblico e verificate.

Sui giornali non finiscono solo le notizie di reato (quelli sono i tribunali) per cui quello che si ritiene interessante viene pubblicato lecitamente e la politica deve accettare, crescere, informarsi e magari prendersi una laurea per evitare di continuare a dire castronerie che hanno solo l’amaro sentore di intimidazione poco onorevole di antico stampo.

Chi ancoa oggi spera in istituzioni non corrotte, in politici sobri, equilibrati ed equisdistanti proprio non capisce cosa stia accadendo. Ma quello che sta accadendo è enorme e non potrà rimanere invisibile per sempre.

a.b.