ACCUSE

Saga. Mattoscio balle e calunnie in consiglio, PrimaDaNoi.it lo citerà in giudizio

«La pubblicazione dei contratti con Ryanair frutto di reati». E sulla trasparenza: «mai negato atti»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2340

PESCARA. La pubblicazione dei contratti di Ryanair sono frutto di reati commessi e questo non deve costituire un esempio di legalità, anzi, almeno nelle sedi istituzionali, bisognerebbe stigmatizzare queste condotte.

Questo ed altro il presidente Saga, Nicola Mattoscio, ha detto venerdì pomeriggio 12 febbraio 2016 nel corso del Consiglio comunale straordinario alla presenza delle più alte cariche istituzionali e di moltissimi cittadini.

Il professore di economia, presidente della Fondazione Caripe, ha tentato una difesa a tutto campo sulla sua gestione, provando ad illustrare la sua realtà per molti versi non supportata né da fatti né da documenti. Mentre tutti si sono dovuti attenere ai tempi stretti, Mattoscio non è stato richiamato nemmeno una volta dal presidente del consiglio Antonio Blasioli potendo sforare di una decina di minuti sul tempo concesso agli altri.

Il professore esperto di economia, voluto fortemente dal presidente Luciano D’Alfonso alla guida della Saga, prima del suo intervento ha ritenuto di fare una premessa, visibilmente alterato, ed ha cercato di fare chiarezza su quanto è emerso nei mesi scorsi, sia sulla gestione, sull’accumularsi dei debiti, sulla liceità dei contratti con la compagnia irlandese,  continuando a dire cose facilmente smentibili con i documenti e arrivando persino ad accusare di aver commesso reati proprio PrimaDaNoi.it –senza nemmeno avere il coraggio di citarne il nome- giornale che sarebbe persino un cattivo esempio per chi come lui è «un figlio della libertà e della legalità».

 ECCO CHE COSA HA DETTO MATTOSCIO

 

«Devo precisare, ad esordio, che io sono figlio della libertà e mi considero solo tale. Solo in nome della mia libertà ho accettato l’incarico che con insistenza il presidente della mia Regione mi ha voluto affidare con insistenza. Mi piacciono le sfide impossibili e la Saga è e sarà una sfida impossibile.
Cultura della legalità: un po’ di chiarezza.
Trasparenza. Da quando io sono presidente di questa società io e la Saga non abbiamo mai mai mai mai ricevuto richieste di documentazione che siano mai state negate a chi ne avesse titolo o a chi non ne avesse titolo. Mai c’è stata richiesta che non sia stata considerata.
(…)
Addirittura si arriva qualche giorno fa a dire che io non avrei partecipato alla riunione di vigilanza. La verità è che noi non abbiamo ricevuto la convocazione…  qualcuno può sbagliare, magari non bisogna nemmeno criminalizzare qualche dipendente della Regione ma certamente non c’è stato nessun errore della Saga. Sono incidenti che possono succedere.
Ma si deve occultare cosa? Non avrei voluto partecipare per occultare cosa, per quale ragione?
 Documenti richiesti non consegnati mai.
 Certo anch’io ho letto di documenti aziendali su… network e giornali che non voglio citare (PrimaDaNoi.it è stato l’unico a pubblicarli ndr)  ma qui invoco davvero la condivisione della cultura della legalità: non si può portare ad esempio la pubblicazione di documenti aziendali che evidentemente per essere stati pubblicati sono stati abusivamente sottratti e, dunque, il gesto costituisce un reato ai sensi delle norme di questa Repubblica e almeno nelle sede elettivi dove si deve dare esempio ai cittadini non si invochi come esempio che si è potuto leggere sui giornali l’esito ed il risultato di reati commessi a fronte che mai mai ci si è sottratti a consegnare a chiunque tali documenti».

 

 BUGIA NUMERO 1 E 2

Bugia numero 1: Mattoscio l’aveva già detta ieri riferendosi alla convocazione in commissione di vigilanza e alla comunicazione di Febbo che lui asserisce che mai è stata ricevuta. Il consigliere di Forza Italia ha però mostrato la ricevuta della mail pec certificata che secondo la legge italiana è equiparata ad una lettera raccomandata ed ha valore di legge. La ricevuta ha valore legale e significa che la mail è stata inviata e consegnata correttamente, se poi nessuno l’ha letta non è un dato rilevante.

La bugia numero due è identica e riguarda ancora una volta la pec che in Saga deve essere un oggetto ancora misterioso.  Mattoscio rispondendo alla consigliere M5s Sara Marcozzi che aveva parlato di poca trasparenza e di atti negati ha ribadito una decina di volte che «mai, mai, mai, mai», Saga ha «negato atti» e addirittura non è mai accaduto che non siano state considerate  richieste di accesso, magari anche con un diniego motivato ma sono sempre state evase (come obbliga la legge).

Bugia, perché, come abbiamo già scritto alcune settimane, fa il 16 dicembre 2015 avevamo fatto un accesso agli atti per saper le ragioni delle trasferte del direttore generale a Dublino, Ciarlini, e sapere l’entità dei suoi rimborsi.

Alla richiesta non abbiamo mai ricevuto alcuna risposta né positiva né negativa. Il 20 gennaio abbiamo inoltrato nuovamente la richiesta con diffida formale e segnalazione alla Autorità anticorruzione. Anche in questo caso nessuna risposta.

E’ evidente che qualcuno non sa come funziona una pec e non sapendolo crede di poter affermare cose che risultano prima false con il rischio di sfociare nel ridicolo.

 

ECCO LA RICEVUTA DELLA PEC CHE ATTESTA LA REGOLARE CONSEGNA

 

 

LA BUGIA-CALUNNIA:  «PUBBLICAZIONE FRUTTO DI REATO»

 Ma il crescendo dell’accademico prosegue con l’accusa gravissima rivolta a questo quotidiano che è stato l’unico -dopo sei anni- a pubblicare i termini del contratto tra Saga (un ente pubblico in perenne deficit) ed il privato Ryanair percettore di oltre 45 mln di euro di soldi pubblici.

Mattoscio con estrema sicurezza e, ripetendo il concetto almeno un paio di volte, ha detto che la pubblicazione di quelle notizie è frutto di un reato commesso che è la sottrazione fraudolenta di documenti (dice «abusivamente sottratti»).

E la logica indica solo due strade percorribili: o i documenti (che Mattoscio non dice mai che siano segreti) sono stati sottratti dal giornalista che ha pubblicato o sono stati sottratti da altri ma anche in questo caso il giornalista avrebbe commesso il reato di ricettazione.

Vista la sua accademica sicurezza nell’accusare questo quotidiano e il suo direttore, autori delle inchieste sull’argomento di reati così odiosi e gravi, Mattoscio avrà occasione di dimostrare la veridicità delle sue affermazioni così chiare e limpide, proferite in un consesso pubblico e istituzionale, in tribunale davanti a giudici competenti.

Riteniamo gravissime le accuse rivolte a questo quotidiano che da dieci anni è nel mirino per aver pubblicato centinaia di inchieste e notizie riguardanti fatti veri che  avevano come conseguenza l’erosione di poteri piccoli e grandi, il più delle volte fondati sull’illegalità (sempre facendo riferimento ad atti processuali).

 

 Vedere svilito così il senso della legalità e della verità da parte di istituzioni pubbliche e di rappresentanti che antepongono il proprio potere o quello della propria coalizione a qualunque altro interesse non può non comportare moti di pesante disapprovazione nei confronti di tutti quelli che a dispetto della realtà e della verità credono di avere il diritto di dire qualunque cosa.

Siano in presenza di rappresentanti di istituzioni pubbliche e per questo si dovrebbe ritenere che siano la migliore espressione della società.

Da qualche settimana, come già scritto, abbiamo deciso che nel momento storico che viviamo, per lo stato della giustizia, della politica e della legalità non è più corretto come giornale continuare ad essere il parafulmine inerte di qualsivoglia rigurgito istintivo, medioevale o intimidatorio ma che sia giusto sempre denunciare anche nelle sedi opportune, direttamente, e non solo sul giornale (che è troppo facile far finta di non vedere) presunti illeciti o notizie di reato.

Per quanto ci riguarda utilizzeremo le medesime armi che sono agitate contro di noi da oltre dieci anni.

Vogliamo vedere se almeno così riusciremo ad ottenere un brandello di giustizia.