AMBIENTE

Cave, D'Alfonso: «nuove regole per consumo territorio»

Ora il piano sarà sottoposto al Vas

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PESCARA. Dalla Legge Regionale n. 54/1983, che assegnava alla Giunta Regionale il compito di predisporre il 'PRAE' (Piano regionale delle Attività Estrattive) «entro un anno dalla entrata in vigore della Legge» stessa, la giunta D’Alfonso vara il piano.

Azzerate le situazioni ingarbugliate e inopportune del passato che avevano generato  contenziosi senza riuscire ad adottare alcun provvedimento risolutivo, con delibera di giunta regionale n.826 del 8 ottobre 2015 è stato disposto che gli uffici regionali procedessero alla realizzazione del PRAE.

Così la Regione ha avviato «gli atti necessari a sanare le situazioni pregresse e arrivare alla transazione con la società 'Abruzzo Sviluppo spa' per la redazione del Piano, senza ulteriori oneri aggiuntivi e con l’impegno di concludere la proposta di piano entro la fine del 2015, definendo nel contempo le linee di indirizzo e l’avvio della procedura partecipata di VAS», ha spiegato il sottosegretario Mario Mazzocca.

 «Il piano», ha aggiunto, «prevede il conseguimento, nel breve/medio periodo, di un miglioramento del livello di sostenibilità ambientale ed economica dell'attività estrattiva, perseguendo il contenimento del consumo del territorio, la razionalizzazione delle metodologie di coltivazione, la qualificazione dei recuperi ambientali e la valorizzazione dei prodotti estratti. Altro aspetto importante è costituito dalla verifica in tempo reale dei risultati del piano mediante l'utilizzo di un software che consentirà di monitorare l'attività delle cave operative sul territorio regionale».

Ora, il piano sarà sottoposto a Vas e, dopo la conclusione del procedimento, inizierà il cammino legislativo in Consiglio regionale per l'approvazione definitiva.

«La Regione, dunque», ha aggiunto Mazzocca, «si è dotata di uno strumento operativo che, proprio in quanto adattantesi ai territori e assoggettante a verifica la reale sostenibilità delle opere di escavazione realizzabili, applica i nuovi principi dell’Unione Europea e del redigendo 'Piano regionale dei Cambiamenti Climatici'. è la prima regione italiana ad adottare un PRAE con misuratori della ‘resilienza’ (cambiamenti climatici e la riduzione di CO2). L’esecutivo Regionale, inoltre, ha scelto, tra i primi in Italia, di adottare un Piano flessibile ed in grado di adattarsi alle variazioni del territorio e di valutare in continuo le trasformazioni ambientali in una ottica di conservazione del territorio e di riduzione delle emissioni di CO2. Un Piano non urbanistico (ossia individuando le aree che possono essere oggetto di cava) ma regolamentare (ossia che permetta di realizzare impianti solo lì dove le condizioni ambientali, territoriali e paesaggistiche lo possano consentire) attraverso la puntuale verifica delle procedure di autorizzazione e di controllo».

 Un Piano che prevede prioritariamente l’utilizzo dei volumi già autorizzati (sono ancora disponibili 46.699.506 mc di materiali, pari al 34,6% dei volumi già autorizzati), il divieto di apertura di nuovi impianti generanti l’effetto cumulo nelle aree limitrofe alle cave esistenti, la preventiva verifica - in caso di apertura - della disponibilità di risorse di materiale di recupero (materiali da demolizione o altri scarti di lavorazioni idonei), l’obbligo di inserimento nei progetti di piani economico-finanziari e occupazionali credibili e sostenibili.

«Regole precise nel rispetto del territorio», ha detto il presidente della Giunta regionale, ha definito il nuovo Piano regionale delle attività estrattive (PRAE), presentato, venerdì mattina, a Pescara, alla stampa.

«Un risultato - ha rimarcato D  Alfonso - al quale si arriva dopo decenni di assenza del Piano cave e di pagamento dello stesso Piano cave. Quasi un paradosso - ha aggiunto - che testimonia solo l'impegno che è mancato. Noi, invece, in appena 18 mesi, abbiamo assunto l'obiettivo e lo abbiamo portato a termine. Per questo, - ha concluso - mi ritengo molto soddisfatto così come lo sono anche per gli altri obiettivi che abbiamo in agenda circa le regole riguardanti l'uso del suolo».

«Il piano cave, atteso da più di 30 anni, è un provvedimento importante e strategico per la Regione», ha aggiunto il sottosegretario all’Ambiente, Mario Mazzocca, «uno strumento di regolamentazione ispirato al principio dello sviluppo sostenibile. Non ha carattere di piano urbanistico in senso stretto, con aree e concessioni definite a priori, ma fornisce un quadro di regole valide per tutti, in funzione dei vincoli di varia natura presenti sul territorio».

Ora il piano sarà sottoposto al Vas e subito dopo inizierà l'iter verso l'approvazione in Consiglio regionale.

I NUMERI

 I dirigenti del Servizio regionale preposto e i responsabili di Abruzzo Sviluppo hanno snocciolato i numeri, sulla base del censimento svolto nel 2012 e aggiornato nel 2015: in Abruzzo sono attive 265 cave e 2 miniere, mentre i siti dismessi sono 489. Le superfici autorizzate, fino al 2015, ammontano a 1.477 ettari (+4,45% rispetto al 2012) e i volumi autorizzati si attestano intorno ai 134 milioni di metri cubi.

«Questo piano privilegia il completamento dei siti esistenti e in base alle proiezioni che abbiamo, con la situazione attuale, l'Abruzzo è a posto per i prossimi 5-10 anni - ha proseguito Mazzocca -. L'obiettivo è conseguire, nel breve e medio periodo, un miglioramento del livello di sostenibilità ambientale ed economica dell'attività estrattiva, perseguendo il contenimento del consumo del territorio, la razionalizzazione delle metodologie di coltivazione, la qualificazione dei recuperi ambientali e la valorizzazione dei prodotti estratti».