REVISIONISMI

Mattarella a L’Aquila: tutto bello e perfetto ma della corruzione non si parla

Ignorata la lettera dell’associazione Libera

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ABRUZZO. Il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, più che padrone di casa è stato l’ombra del presidente Sergio Mattarella, ieri, in visita nel capoluogo abruzzese martoriato dal sisma, dall’incapacità di governare l’emergenza e dalla corruzione che ha frenato e incancrenito la ricostruzione.

Sono abbondate le parole di circostanza, le frasi fatte su istituzioni, legalità e «bisogno di moralità» ma di fatto si è glissato pesantemente sul tema vero e più importante di tutti: le inchieste che lambiscono sempre di più la politica con esponenti che vengono tirati dentro direttamente e quelli che, invece, gli erano al fianco ma non si sono mai accorti di nulla. La parola «corruzione», ieri, a L’Aquila non è stata pronunciata da nessuno dei tanti che pure hanno parlato in occasione della inaugurazione del… palazzo di Giustizia.

Il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, ha fatto i complimenti alla magistratura perché ha vigilato bene e dovrà continuare a farlo, complimenti sono giunti anche dagli altri esponenti intervenuti.

Ma del tema vero che ha angariato la ricostruzione non si è parlato mandando in scena una sorta di revisionismo storico che dovrebbe far riflettere a fondo gli Aquilani e non solo.

 LA DOMANDA IGNORATA

Ad una giornalista che ieri a Mattarella in visita ad Onna aveva chiesto “presidente che cosa pensa delle tante inchieste sulla ricostruzione?», Mattarella in un primo momento è sembrato ascoltarla per rispondere poi sovrapponendosi con la voce ha risposto: «Questo asilo è una cosa straordinaria…». L’episodio è stato tagliato nel video ufficiale diffuso dal Viminale.  

La festa non doveva essere turbata e così è stato, tanto che una lettera inviata dall’associazione contro le mafie, Libera, è stata del tutto ignorata forse perché ritenuta poco veritiera o troppo pessimista. Certo il presidente non può rispondere a tutti ma ha trovato almeno il tempo per farlo al padre di Noemi Sciarretta che vive il suo calvario sanitario-giuridico di una figlia che non riesce a curare.

A Libera che parla del problema dei problemi della ricostruzione Mattarella non ha risposto.

 L’associazione presieduta a livello locale dal giornalista Angelo Venti aveva invitato ancora una volta ad accendere i riflettori su quanto è avvenuto e quanto sta avvenendo all‘Aquila con la ricostruzione post sisma.

«Una ricostruzione che a quasi sette anni dal sisma prosegue a rilento, con ordinanze in deroga alle leggi ordinarie e i conseguenti allentamenti dei controlli antimafia, una ricostruzione privata con un quadro normativo carente, dilagare della corruzione e delle infiltrazioni, processi che si avviano verso la prescrizione».

«Una denuncia - commenta Libera - che vuole rappresentare un atto d’amore e di rispetto per questa meravigliosa terra e per le tante persone che non ci sono più».

Già nel 2010, Libera con un dossier documentato aveva evidenziato come una «legislazione emergenziale» e le ordinanze in deroga alle leggi ordinarie avevano prodotto un «generalizzato allentamento dei controlli spianando la strada a fenomeni corruttivi», a malaffare e penetrazione di ditte legate ad organizzazioni criminali come dimostrato successivamente anche dalle cronache giudiziarie.

Allentamenti dei controlli che hanno consentito la lievitazione a dismisura dei prezzi e favorito la cattiva realizzazione dei lavori che, finora, hanno provocato l’evacuazione di decine di Map e centinaia di alloggi del Progetto case costate come appartamenti di gran lusso.

MILIARDI A RUBA NELLA RICOSTRUZIONE PRIVATA ALL'INSAPUTA DI TUTTI

Libera ha poi denunciato come a  L’Aquila la ricostruzione privata - per cui la spesa prevista è di miliardi di euro - è fuori controllo. La scelta di trasformare il contributo dello Stato in indennizzo al proprietario come primo effetto ha impedito il ricorso a gare di appalto pubbliche, eliminando così anche i relativi controlli.

«A L’Aquila è in funzione un meccanismo perverso - che coinvolge tecnici, proprietari, ditte e funzionari dello stato - finalizzato a mettere le mani sugli indennizzi dello Stato per la ricostruzione privata: l’effetto palpabile è che la corruzione si sta diffondendo alla radice di tutta la società, favorendo così anche la penetrazione e il radicamento della criminalità organizzata».

Una accusa grave ma purtroppo vera e che pare solo la politica non voglia vedere.

La gestione di miliardi di euro pubblici senza alcun controllo sono una scelta folle per qualunque paese civile proprio perché lasciano le mani troppo libere di sporcarsi.

DITE ALLA POLITICA CHE SIAMO QUASI NEL 2016

Che ci sia un problema di norme lo dice da tempo anche il povero sindaco Cialente costrette a subirle: «Il decreto Enti territoriali non è sufficiente, vogliamo regole più serie perché c'è tanta strada da fare».  

Ma forse non è affatto vero che la politica non voglia vedere o non si accorga. Proprio ieri il presidente Luciano D’Alfonso ha spiegato che il Governo è al lavoro sulla «normativa generale della ricostruzione, alla quale stanno lavorando, oltre alla Regione, il sottosegretario all'Economia Paola De Micheli e la senatrice Stefania Pezzopane. Una parte della disciplina è stata recentemente inserita nel decreto Enti locali, l'altra entrerà nella legge di Stabilità entro la fine dell'anno. Il terzo impegno della Regione riguarda la gestione normativa dei fondi della cosiddetta Legge Barca, che destina il 4% della dotazione finanziaria annualmente riversata sul territorio alla ricostruzione del tessuto economico, sociale e culturale della città».

Insomma gran fermento della politica che è al lavoro sulla normativa della ricostruzione… dopo sei anni dal 6 aprile 2009. E forse proprio i tempi così dilatati che la politica si dà offrono l’ennesimo destro per affermare che forse il problema non si vuole risolvere anche perché di norme ne sono piovute su L’Aquila, e come, ma non l’hanno preservata da cosche e malaffare.  

Dice Libera che con le ordinanze in deroga, a L’Aquila, si è trasformato in legale tutto quello che nel resto d’Italia è invece illegale.

«Nel capoluogo abruzzese anche il terremoto rischia di andar in prescrizione», dice ancora Angelo Venti, «producendo sconforto, sfiducia e rassegnazione nella popolazione. Non è un caso che le difficoltà nel portare avanti tutti i processi per corruzione e criminalità legati a emergenza e ricostruzione hanno come denominatore comune proprio la legislazione emergenziale e gli allentamenti dei controlli consentiti dalle ordinanze in deroga: bagni chimici, puntellamenti, isolatori sismici, ricostruzione dei beni artistici e delle proprietà della chiesa, ricostruzione delle scuole della Provincia. Infatti malgrado le denunce e l’impegno delle forze dell’ordine e della magistratura, a cui siamo riconoscenti - conclude Libera - quasi tutti i processi legati a emergenza e ricostruzione si avviano a grandi passi verso la prescrizione grazie agli effetti devastanti delle ordinanze in deroga alle leggi ordinarie».

Forse dal presidente della Repubblica, dal Capo dello Stato, una parola su tutto questo sarebbe stato un gesto, più che apprezzato, doveroso.

Ma ieri era il giorno della festa e della santificazione.

Per sapere davvero come proseguirà la ricostruzione aquilana si rimanda alla lettura delle future cronache giudiziarie.

a.b.