ACCUSE E VELENI

Presunto ricatto a presidente Molise. Parla ex pm ora a Chieti: «macchina fango su di me»

«Costretto a tutelare mia onorabilità personale e professionale»

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CAMPOBASSO. Strategia della 'macchina del fango', attuata con «manipolazioni e falsificazioni» ai suoi danni al fine di «garantirsi l'impunità dei propri abusi e misfatti, a qualsiasi costo».

A parlare è l'ex sostituto procuratore della procura di Campobasso, Fabio Papa, trasferito di recente a Chieti nella sezione civile, a pochi giorni dalla richiesta di giudizio nei suoi confronti da parte della procura di Bari per tentata concussione, tentata estorsione, violazione di segreto d'ufficio, abuso e falso per un tentato ricatto ai danni del governatore del Molise, Paolo Di Laura Frattura; per le stesse accuse è stato chiesto il rinvio a giudizio del direttore di Telemolise, la giornalista Manuela Petescia.

Come ricostruisce il quotidiano la Repubblica tutto sarebbe nato durante una cena, organizzata in casa dell’amica del magistrato, Petescia, presunta “istigatrice” di questo disegno, moglie del senatore Fi Ulisse Di Giacomo (che è subentrato a Berlusconi, a Palazzo Madama, dopo la decadenza dell’ex premier) e protagonista insieme a Papa «(di cui sarebbe diventata compagna di vita) di un braccio di ferro giudiziario e politico che li oppone all’attuale governatore, Paolo Di Laura Frattura, ex berlusconiano passato quattro anni fa dalle fila di Fi al progetto Pd di Renzi, dopo essersi sottoposto a primarie».

Il tutto comincia ad ottobre 2013: «la direttrice dell’emittente Telemolise ha perso i riferimenti con la caduta dell’ex governatore Iorio, a sua volta ormai a processo in una vicenda di abusi, erogazioni fuorilegge. Così invita Frattura, con la scusa di recuperare il clima disteso dopo le bordate reciproche. Stando alle ricostruzioni di Bari, però, quella sera il pm Papa e la Petescia si lanciano in una missione spregiudicata e alla presenza di testimoni, come l’avvocato amico di Frattura. I due eserciterebbero pressioni sul governatore chiedendogli “di adottare al più presto misure economiche a sostegno dell’emittente Telemolise”, fornendo addirittura “una bozza di legge da utilizzare” per ricevere al più presto l’ “erogazione straordinaria” e “minacciando constestualmente il Frattura, ove la richiesta non fosse stata accolta, di dare impulso alle indagini concernenti il procedimento penale a suo carico”.

L’inchiesta aperta da Papa ai danni di Frattura è quella della Biocom, è sempre quel pm a fare rivelazione, “riferendo l’esito delle prime indagini svolte e minacciando poi di “accelerarne i tempi, intraprendendo nuovi sviluppi investigativi suscettibili di evidenziare ‘punti oscuri’ della vicenda finora non emersi”. Inchiesta che é stata archiviata.


PAPA SI DIFENDE

Papa interviene in relazione ad «articoli di stampa comparsi nei giorni recenti, relativi a vicende giudiziarie che coinvolgono il sottoscritto, fatalmente sintetici, imprecisi e approssimativi, sono letteralmente costretto e comunque desidero rappresentare quanto segue, nei limiti in cui mi è concesso, attesa la mia funzione, a tutela della mia onorabilità personale e professionale».

«La vicenda - spiega - che mi vede del tutto involontario protagonista, molto complessa, ha origine nell'iniziativa, ormai purtroppo molto consueta, di alcuni indagati 'eccellenti', di intervenire - contando sulla propria rete di conoscenze strategiche, mediante innesco della cosiddetta 'macchina del fango' - sul magistrato che deve occuparsi delle loro condotte, strategia evidentemente più efficace rispetto all'esercizio ordinario del diritto di difesa, specie, come nel caso di specie, quando si è consapevoli che quel magistrato non è in alcun modo 'addomesticabile' secondo le perverse logiche corruttive e di potere altrettanto ormai consuete».

«Nel caso di specie - sottolinea l'ex sostituto procuratore di Campobasso, Fabio Papa - tale deprecabile strategia è stata realizzata ai miei danni persino attraverso manipolazioni e falsificazioni, e strumentalizzando in maniera solo suggestiva e del tutto priva di riscontri circostanze attinenti alla vita privata, che nulla avevano a che fare con lo svolgimento della mia funzione».

«All'occorrenza - prosegue -, si è ricorsi persino ad inventare letteralmente episodi mai avvenuti e decisamente non credibili già secondo logica e buon senso elementari, non preoccupandosi del fatto della totale assenza di riscontri e prove e anzi, della presenza di inoppugnabili dati oggettivi in senso contrario». «Ho denunciato per tempo - spiega ancora -, e continuo a denunciare, in tutte le sedi competenti, questa gigantesca operazione, davvero complottistica e atrocemente calunniosa, ai miei danni, potendo contare, del resto, sull'assoluta incontestabilità ed evidenza oggettive di quanto risulta documentalmente dagli atti, in luogo delle mere asserzioni apodittiche di coloro che hanno ideato ed eseguito tale manovra davvero infame. Sono, e voglio rimanere, del tutto sicuro che tali evidenze non potranno che essere, al termine di questa vicenda davvero incredibile, riconosciute come tali - conclude -, pur consapevole, come peraltro sta avvenendo, che danni irreparabili e gravissimi si stanno arrecando alla mia sfera personale e professionale, in ragione di alcune lentezze e ritardi, nonché di 'sviste' e omissioni di alcune autorità adite che si spera e si crede non siano in qualche misura partecipi, ricordata la straordinaria rete di conoscenze e aderenze dei politici-imprenditori e di rappresentanti di vertice di forze di polizia che parrebbe essere scesa in campo per assicurare il buon esito, a dispetto della verità e delle risultanze oggettive, di un'esecrabile operazione originata per garantirsi l'impunità dei propri abusi e misfatti, a qualsiasi costo».