POLITICA

Sanità, da Forza Italia le controproposte. «D’Alfonso ci ascolti»

Documento sottoscritto da amministratori locali

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

194

ABRUZZO. Una lettera indirizzata al Governatore D’Alfonso, Commissario ad acta per la sanità, e all’assessore delegato Paolucci con la quale i consiglieri regionali e amministratori della Provincia di Forza Italia hanno presentato le loro controproposte per modificare il Piano sulla rete dell’emergenza-urgenza e salvare, quindi, gli ospedali della provincia di Pescara.

In prima ipotesi, riconoscere anche alla provincia di Pescara  il diritto a 1 Dea di primo livello, a Pescara, e a 2 ospedali di base, Penne e Popoli, al pari di quanto previsto, per esempio, per Teramo, tenendo conto del bacino di utenza di 350mila abitanti e dei 121mila accessi l’anno ai tre Pronto soccorso; o, in seconda ipotesi, riorganizzare il sistema Pescara con una rete di ‘Ospedali Riuniti Pescaresi’ in modo da poter comunque spalmare le emergenze-urgenze nei tre nosocomi.

Il documento è stato sottoscritto da  molti amministratori locali della provincia, «perché il diritto alla salute e la difesa dei nostri nosocomi non conosce casacche politiche né colori di partito», ha sottolineato Lorenzo Sospiri.

Ora la parola passa al residente D’Alfonso chiamato a scegliere.

Alla conferenza stampa di questa mattina erano presenti anche i sindaci di Pianella, Collecorvino, Scafa, Moscufo, Elice, Catignano, Montesilvano e altri, oltre che ai vicesindaci o assessori dell’area vestina, di Cepagatti e degli altri territori.

«Il Piano di riorganizzazione sanitaria predisposto dalla Regione, se vedesse applicato il Decreto Legge Renzi-Lorenzin, si tradurrebbe in un autentico massacro per i nostri territori, mettendo a rischio il diritto stesso alla salute della popolazione», hanno spiegato e scritto senza mezzi termini nella lettera gli amministratori della provincia.

Si parte dai numeri: il Decreto prevede la riorganizzazione dell’offerta sanitaria sulla base di tre parametri: l’utilizzazione dei posti letto per ciascun abitante; gli accessi alla rete dell’emergenza-urgenza; i reparti di grande rilevanza, sempre considerando il bacino d’utenza. Sulla carta vengono riconosciuti i DEA di primo livello tra i 150mila e i 300mila abitanti; ospedale di base tra gli 80mila e i 150mila abitanti; deroghe per aree svantaggiate sempre con un bacino di utenza tra gli 80mila e i 150mila abitanti. E come primo atto si impone la riduzione dei Pronto soccorso. Ora: la provincia di Pescara ha un bacino di 350mila abitanti censiti, ma, dal Piano di riorganizzazione predisposto oggi, questo dato appare del tutto insignificante a discapito del territorio. E infatti sono previsti 7 Dea di primo livello, ossia Pescara, L’Aquila, Chieti, Teramo, Avezzano, Lanciano e Vasto; 4 ospedali di base, ossia Sulmona, Atri, Giulianova e Sant’Omero; 1 area svantaggiata a Castel di Sangro. Scompaiono i Pronto soccorso di Penne, Popoli, Ortona, Atessa e Guardiagrele. Solo in seguito alle proteste si è avanzata l’ipotesi di chiedere una deroga come ‘area svantaggiata’ per l’ospedale di Penne, ma anche quest’ipotesi sembra destinata a fallire, visto che il riconoscimento di ‘area svantaggiata’ è già stato respinto lo scorso luglio.

E comunque Penne non sarebbe mai un ospedale di base, ovvero avrebbe diritto solo a qualche ambulatorio e un Pronto soccorso sino ai codici verdi. A questo punto si chiede perché la provincia di Pescara debba essere vittima di una evidente penalizzazione rispetto a un Piano che mostra delle palesi incongruenze rispetto ai trattamenti riservati alle altre 3 province.

Su L’Aquila verranno comunque garantiti 2 Dea di primo livello e 1 ospedale di base; su Teramo 1 Dea di primo livello e 3 ospedali di base; su Chieti 3 Dea di primo livello; su Pescara 1 solo Dea, prevedendo, chiaramente, di dirottare su un unico Pronto soccorso 150mila accessi annui (dato facilmente stimabile dopo la chiusura di Penne, Popoli, e Ortona).

«Una follia», ha detto Sospiri. «E questo nonostante la Asl pescarese sia in perfetto pareggio di bilancio; non abbia eccedenze di posti letto, e per i Lea, ossia le eccellenze, siamo a metà classifica».

«Due, a questo punto, le nostre controproposte – hanno illustrato gli amministratori -: prima ipotesi, il riconoscimento per Pescara, ossia per un bacino di 350mila abitanti, di 1 Dea di primo livello e 2 ospedali di base, Penne e Popoli, esattamente come per Teramo. Inconsistente la contestazione dei numeri di accessi al Pronto soccorso al di sotto dei 20mila annui: va piuttosto considerato, infatti, che nel 2014 l’ospedale di Penne ha registrato un tasso di occupazione dei posti letto dell’84,38 per cento, Popoli del 97,71 per cento, a fronte del 73,59 per cento registrato dal nosocomio di Atri, o del 63,88 per cento di Sulmona. In seconda istanza, si chiede di predisporre che l’intera rete della sanità pescarese venga organizzata come ‘Ospedali Riuniti Pescaresi’ e che i 121mila accessi annui minimi nei tre Pronto soccorso (dato 2014: 95.696 Pescara; 14.415 Penne; 11.718 Popoli) siano pensati come ‘spalmati’ sui tre territori».

La richiesta degli amministratori è che queste proposte siano inserite a modifica del Piano di riorganizzazione dell’assetto della sanità pescarese da presentare e difendere dinanzi al Governo Renzi.