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Uda, calano le immatricolazioni. Cisal: «intervenire subito»

De Carolis chiede di conoscere i dati aggiornati

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CHIETI. «Manca una politica universitaria e c’è poca attenzione per gli stipendi».

E’ questa la denuncia scritta su un volantino che la Cisal ha distribuito sabato scorso: insomma la battaglia alla quale si sta assistendo da mesi per il ‘congelamento’ di una parte consistente dello stipendio non sposta gli altri problemi e le presunte carenze di governo e di gestione dell'Ateneo. Sullo sfondo anche i dati sulle immatricolazioni che non fanno dormire sonni tranquilli.

«A luglio questo sindacato», ricorda il segretario generale del sindacato, Goffredo De Carolis,  «a seguito di un articolo apparso su Il Sole 24 ore su una classifica di Atenei che vedeva penalizzata la "d'Annunzio", ha emanato un appello per discutere un "piano di salvezza". Ma siamo dominati dall'arroganza al potere».

Ma nulla è cambiato. Anzi. Nei giorni scorsi il Sole 24 ore ha pubblicato i dati del MIUR-Anagrafe degli studenti ed è a tutti evidente ciò il sindacato aveva già denunciato: le immatricolazioni dell'anno accademico 2014/15 sono scese di una percentuale altissima rispetto agli anni precedenti classificandoci penultima nell'elenco dei 61 atenei rilevati. «E' una vergogna», denuncia De Carolis.
Tra il 2011 e il 2015 l'università italiana ha perso nel suo complesso il 6,8% di immatricolati e la flessione si concentra quasi integralmente nel Mezzogiorno.


«Quale altro dato volete per aprire finalmente un confronto e discutere della vita della nostra Università? 
E' sempre più urgente intervenire concretamente perché la crisi della "d'Annunzio" si caratterizza rispetto alle grandi problematiche del sistema universitario visto che al difficile contesto nazionale qui si aggiunge una specifica responsabilità dei vertici».

Bisogna ora attendere i dati nuovi, ovvero quelli delle immatricolazioni 2015/16? Cosa salterà fuori? De Carolis chiede che siano resi noti subito i numeri, anche parziali, «affinché sia possibile comprendere cosa sta accadendo e cosa si può fare per il nuovo anno accademico».
Le cifre pubblicate nei giorni scorsi dal Sole 24 ore, tratte dall'anagrafe nazionale con cui il ministero registra ingressi e vita di ogni studente universitario, dicono che tra il 2011 e il 2015 l'università italiana ha perso nel suo complesso il 6,8% di immatricolati; se al Nord la situazione è più o meno stabile (-0,99%) e registra tendenze in qualche caso riferibili alle dinamiche demografiche, la flessione pesa nel Mezzogiorno dove ha raggiunto il -14,5% (con punte del -40% a Reggio Calabria, del -31% alla Parthenope di Napoli e del -28,1% a Messina). Considerando l'Emilia-Romagna, spicca però subito il flop di Parma, seconda in classifica (preceduta solo da Reggio Calabria e seguita subito da Chieti-Pescara) con 3.301 immatricolati nel 2014-2015 e un -36,1% di ingressi tra 2015 e 2011.