VERDETTO ALLE PORTE

Appello Sanitopoli: «Del Turco distrutto perché colpì interessi cliniche private»

Chiesta l’assoluzione per l’ex presidente della Regione

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L’AQUILA. «La sentenza di primo grado sulla Sanitopoli non ha tenuta logica, è un campionario stupefacente di insensatezze. Il tribunale è guidato da una convinzione preventiva, quella di trovarsi di fronte a fatti corruttivi gravissimi e di doverla punire».

Così l'avvocato Giandomenico Caiazza, uno dei legali che assistono l'ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, nel corso della sua durissima arringa difensiva al processo di secondo grado in corso presso la Corte d'Appello dell'Aquila sull'inchiesta che nel 2008 decimò la Giunta regionale con l'arresto del governatore, poi condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione.
Le conclusioni finali del lungo processo d’appello si sono incrociate venerdì mattina con la sentenza di condanna per Vincenzo Angelini che è stata pronunciata questa mattina dal tribunale di Chieti per il fallimento di Villa Pini.
Dieci anni di carcere per l’ex patron della sanità privata che con le sue accuse ha fatto scoppiare la Sanitopoli abruzzese.
Il pg ha chiesto per Del Turco la riduzione della pena a 6 anni e 6 mesi.
«Abbiamo fatto un processo in cui un signore prende 6,2 milioni di euro in contanti e di questa somma non c'è segno, né di un euro né della traccia di un euro», ha detto Caiazza. «Spesso i soldi frutto di corruttele non si trovano, il borsone di contanti non si trova quasi mai, ma i soldi lasciano sempre una traccia. Del Turco è stato ministro della Repubblica e sindacalista della Cgil negli anni in cui significava avere tempra morale. Se impazzisce da presidente della Regione e prende 6 milioni, glieli vogliamo far godere? Aragoste, ristoranti, viaggi? Zero e meno di zero. La sua vita è continuata in una sobrietà leggendaria, encefalogramma piatto». Caiazza ha ricordato come ci sia voluto «un quarto d'ora per far rispondere alla domanda se siano stati trovati soldi oppure no al colonnello della Finanza Maurizio Favia. Alla fine - ha proseguito - ha detto che erano stati trovati 3.500 euro alla compagna. Dopo molte insistenze, sul fatto che non abbiano trovato niente ha risposto che era sostanzialmente giusto».
Caiazza ha ricordato anche l'acquisto di tre immobili da parte di Del Turco, «ma per pagarli - ha detto - ha smobilizzato una polizza di 15 anni prima e messo in vendita tre quadri dell'amatissimo Mario Schifano, suo amico personale. E poiché questo è inconciliabile con l'accusa di tangenti, la sentenza bellamente non ne parla».

«SU DEL TURCO UN CICLONE»
«Questa è una Giunta che doveva essere fatta fuori perché operava con danno gravissimo alle operazioni illegittime di alcune cliniche private. Abbiamo vite distrutte, una reputazione politica, quella di Ottaviano Del Turco, distrutta dopo decenni di vita pubblica. Su di lui si è abbattuto un ciclone, paga i veri poteri forti di questo Paese», ha detto ancora Caiazza.
«Qualunque sia la ragione questa vicenda è un'enormità che non può sopravvivere a se stessa, e va ricondotta alla normalità, per questo chiedo l'assoluzione per Del Turco perché i fatti non sussistono», ha concluso Caiazza, chiedendo l'annullamento della condanna di primo grado a 9 anni e 6 mesi di reclusione.

I VIAGGI DI ANGELINI A COLLELONGO
Nell'ultima parte del suo intervento difensivo, Caiazza si è soffermato sui tanti viaggi che Vincenzo Angelini, ex patron di Villa Pini, ha asserito di avere fatto fino a Collelongo (L'Aquila), paese di origine e residenza di Del Turco, per le presunte dazioni di denaro che hanno portato alle accuse di corruzione.
«Controllando tutti i Telepass è venuto fuori che Angelini è uno stalker, ci sono 64 viaggi tra il 2004 e il 2007, e 17 volte prima che iniziassero le dazioni - ha evidenziato - Nonostante la sentenza dica che i viaggi confermano i prelievi, non ce n'è neanche uno nello stesso giorno del prelievo. Dicendo che Cesarone gli diceva quando prelevare e quando consegnare, Angelini si svincola dall'obbligo di dover costruire un riscontro. Angelini dice di se stesso: non è che ho preso a caso 10 viaggi e li ho 'schiaffati' a carico di Del Turco, è una excusatio non petita, è esattamente quello che ha fatto».

LA FOTO DELLE MELE
E ancora sulla famosa foto delle mele che Del Turco avrebbe dato ad Angelini per inserirle al posto dei soldi nella busta che portava con sé, in modo da non insospettire l'autista: «La caratteristica di tutte le prove fotografiche di questo processo è che non ce n'è una che si veda - è sbottato Caiazza - Del Turco secondo loro si pone il problema della presenza dell'autista solo il 2 novembre, proprio quando Angelini ha scattato la fotografia».
Come elementi per vanificare l'attendibilità della foto, il legale ha evidenziato che «la busta è diversa da quella iniziale» mentre «le foto successive a quella delle mele sono state scattate nell'ottobre 2006 a un cantiere di Villa Pini come ricostruito dalle nostre perizie. Insomma, La vicenda del 2 novembre è la prova definitiva del mendacio di Angelini contro Del Turco», ha concluso.

QUARTA CESARONE E GLI ALTRI

 «Perché l'inchiesta Sanitopoli è stata solo contro Vincenzo Angelini e non su tutte le cliniche? La matrice del processo è viziata dalla posizione di Angelini che cerca di uscire indenne dalla situazione. Ma Angelini non è attendibile».

 Così l'avvocato Giuliano Milia, difensore di alcuni imputati nel processo d'Appello, all'Aquila, sulla Sanitopoli abruzzese.

 Dopo il suo intervento in difesa di Del Turco, condannato a 9 anni e 6 mesi in primo grado e per il quale sono stati chiesti 6 anni in Appello, e degli altri suoi assistiti, gli imputati Lamberto Quarta, Sabatino Aracu e Silvio Cirone, l'arringa di Marco Femminella, legale di Camillo Cesarone, ha concluso questa udienza. I prossimi appuntamenti in aula saranno il 13 novembre per le eventuali repliche dell'accusa e controrepliche, mentre il 20 novembre è prevista la sentenza.

Su Quarta, Milia ha evidenziato come «la lettura della sentenza dimostri che non è individuato un ruolo che abbia definito un comportamento capace di inserirsi attività arbitrarie contestate».

 Anche Femminella si è concentrato sulla figura di Angelini: «è Nicola Trifuoggi - ha detto il legale in riferimento all'allora procuratore capo di Pescara, oggi vice sindaco dell'Aquila - a fargli i nomi dei cosiddetti predestinati, quando è stato fatto il nome di Aracu ha smentito di averlo pagato salvo poi confermarlo».  Il legale di Cesarone, condannato a 9 anni in primo grado, ha anche evidenziato «il clima difficile in cui si è celebrato il processo di primo grado».

 Sempre sulle foto scattate da Angelini per documentare le presunte dazioni di denaro, «c'è una foto che è stata datata il 9 novembre 2007. Nell'immagine c'è il sole, ma controllando il sito Meteomont c'erano temporali forti e poi se Angelini va a casa di Cesarone, perché Del Turco lo dovrebbe ricevere a casa sua?».

 Passaggio anche sugli orologi additati come prove di corruttela. «Ci si è attaccati agli orologi ed a un viaggio in Grecia da 1.500 mila euro. Non c'era nulla, si è cercato di trovarlo sugli orologi, ma in gran parte erano stati acquistati prima al fatto. Cercare i soldi a 360 gradi e non trovarli ha un significato».