COLPO DI SCENA

Rifiutopoli. Si ferma il processo: Fabrizio Di Stefano ricusa il giudice

Ora si attende il verdetto della Corte d’Appello. Processo a rischio nullità

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PESCARA. Colpo di scena ma nemmeno tanto, questa mattina nell’ennesima udienza dibattimentale del processo Rifiutopoli (Re Mida). Il difensore del deputato Fabrizio Di Stefano, Massimo Cirulli, ha infatti depositato l’atto di formale ricusazione del giudice Francesco Marino che è entrato a far parte del collegio presieduto da Angelo Zaccagnini.

 Una mossa che si attendeva da tempo e che è stata operata nell’ultimo momento possibile come la discussione finale che tocca alle parti.

Il giudice Marino, proveniente da Lanciano, e' stato ricusato in quanto ha fatto parte del collegio del Tribunale di Lanciano che il 15 aprile 2015 ha pronunciato la sentenza di assoluzione riguardante gli ex amministratori del Consorzio per lo smaltimento dei rifiuti di Lanciano, tra i quali l'ingegnere Riccardo La Morgia.

Il giudice Marino e' stato anche estensore della sentenza. Il deputato Di Stefano nell'atto di ricusazione, dopo avere sottolineato che nel processo di Pescara viene a lui contestato di avere agito al fine di esautorare l'ingegnere La Morgia dalla presidenza del Consorzio per impedirgli di sottoporre all'assemblea consortile la proposta di revisione delle tariffe, sostiene che il giudice Marino «non potra' , pertanto, che essere condizionato dalla sua precedente valutazione circa il rinnovo del consiglio d'amministrazione del Consorzio, che rientra tra i fatti contestati al sottoscritto e concorre alla formazione del thema decidendum: donde la necessita' di sostituirlo, previa ricusazione, a tutela dell'imparzialita' del collegio giudicante».

In pratica sostiene Cirulli che il fatto del quale si parla è il medesimo anche se la sentenza della Corte di Cassazione prevede un caso simile e parla anche di medesimo imputato (ma nel caso di specie Di Stefano non era imputato a Lanciano).

 L’atto di ricusazione fa riferimento al diritto costituzionalmente garantito della imparzialità del giudice che è tale se quest’ultimo non si sia già formato un convincimento fuori dal processo.

Insomma una materia tecnica che però potrebbe pregiudicare gravemente l’intero processo sia perché potenzialmente annullabile, sia perché, in caso di sostituzione del giudice, tutto dovrebbe ricominciare da capo con l’avanzare scontato della prescrizione.

  Nel corso dell'udienza di oggi l'ex assessore Venturoni ha rilasciato una dichiarazione spontanea sostenendo sostanzialmente che il suo operato e' stato improntato al perseguimento di interesse pubblico.

 Una tesi ribadita anche da uno dei suoi difensori, l'avvocato Lino Nisii, che durante l'arringa ha detto che il suo assistito non ha avuto «ne' denaro ne' altra utilita'».

 «Il mio unico scopo», ha detto Venturoni, «era quello di risolvere i problemi e può darsi che il linguaggio da me adoperato nelle varie occasioni non sia stato adeguato. Mai ho inteso difendere gli interessi di Di Zio contro quelli della società che rappresento. Nego con forza di aver ricevuto la benché minima utilità dai predetti o da chiunque altro, così come nego di aver distratto beni dalla Team Spa. Ho solo portato avanti iniziative e soluzioni volute da tutti, tentando di mantenere rapporti corretti nell'ambito delle necessarie trattative. L'interesse pubblico per me viene prima di tutto».

 L'avvocato di Venturoni, Lino Nisi, ha ribadito l'estraneità del suo assistito ai fatti contestati.

«È un'anomalia che Venturoni si trovi a rispondere di reati in concorso con persone che non appartengono più a questo processo - ha rimarcato Nisi -. Assistiamo ad una visione antropomorfica da parte dei pm, in base alla quale Venturoni avrebbe fatto tutto da solo». L'avvocato della difesa inoltre ha aggiunto: «Sono state svolte indagini sulle posizioni economiche di tutti i familiari di Venturoni, perfino su una lontana parente di Vasto e tutte hanno dato esito negativo. Potranno essere stati commessi errori, ma non si potrà mai dire che Venturoni abbia preso un centesimo per questa vicenda».

 La vicenda giudiziaria ruota attorno alla realizzazione a Teramo di un impianto di bioessiccazione.

 Le accuse, a vario titolo, sono corruzione, istigazione alla corruzione, abuso d'ufficio, peculato, turbativa d'asta, millantato credito. Nella precedente udienza i pm Gennaro Varone e Anna Rita Mantini hanno chiesto cinque anni di reclusione a testa per l'ex assessore Venturoni e per l'imprenditore Rodolfo Di Zio; un anno e sei mesi per il deputato di Forza Italia Fabrizio Di Stefano; l'assoluzione per non aver commesso il fatto per l'imprenditore Ferdinando Ettore Di Zio; l'assoluzione perche' il fatto non costituisce reato per l'ex amministratore delegato della societa' Team Teramo Ambiente, Vittorio Cardarella; e una multa pari a 100mila euro per la societa' Deco del gruppo Di Zio. Per Venturoni e Rodolfo Di Zio l'accusa, inoltre, ha chiesto l'assoluzione di uno degli episodi di corruzione contestati al capo g.

Il presidente del tribunale collegiale di Pescara, Angelo Zaccagnini, ha dichiarato chiusa nel primo pomeriggio di oggi l’udienza ed ha inoltre sospeso, fino all'udienza del prossimo 24 novembre, la deliberazione della decisione finale, in attesa del pronunciamento della Corte d'Appello.