L'APPELLO

Sanitopoli: difese tentano di demolire la credibilità di Angelini

Per gli avvocati «macroscopiche invenzioni»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

304

L’AQUILA. «Le carte parlano chiaro, le carte non mentono, Angelini mente».

Cosi' l'avvocato Cristiana Valentini, difensore dell'ex manager della Asl di Chieti, Luigi Conga, condannato in primo grado a nove anni di reclusione, ieri mattina nel corso dell'udienza in Appello del processo sulla "Sanitopoli" abruzzese che, nel 2008, fece cadere la Giunta regionale di centrosinistra guidata dall'ex ministro alle Finanze, l'abruzzese Ottaviano Del Turco.

Ieri è ripreso il processo e la parola è stata data alle difese.

Per Valentini, dunque, ci sono le carte che smentiscono le accuse dell’ex patron di Villa Pini, ovvero «una serie di documenti cospicui attinente alla cartolarizzazione, la prima. Una gran quantità di carte che ha offuscato la verita' ed ha permesso all'Angelini di insinuarsi nella nebbia».

«Conga - ha aggiunto il legale - non aveva potere di firmare i mandati di pagamento a partire da settembre 2004, quindi non poteva ne' concutere ne' indurre, non ci sono passaggi di denaro contante sui conti correnti, neanche un euro».

«Nel momento in cui Vincenzo Angelini fa le sue dichiarazioni alla procura, non avrebbe avuto mai più denaro sufficiente per una gestione serena delle sue case di cura, che non esistevano più, erano gusci svuotati da lui stesso, lo dicono i consulenti», ha detto Valentini.

Conga in primo grado è stato condannato a 9 anni di reclusione, mentre la richiesta del pg è di riduzione a 6 anni. I legali hanno chiesto che sia scagionato da ogni accusa. Per la Valentini, «Angelini mente. La perizia del curatore fallimentare, Giuseppina Ivone - ha affermato - dice che, dal 2004 al 2009, le cliniche sono state depredate della mitica cifra di 161 milioni di euro. C'erano passaggi infragruppo che culminavano con prelievi finali andati a finire nelle mani di Angelini, e spariti dalle aziende». Per tutta la sua arringa difensiva la legale ha tentato di scardinare l'attendibilità come teste dell'ex patron di Villa Pini, che peraltro è anche imputato. «Angelini parla per cinque interrogatori, ma mai di Conga. Per cinque volte gli chiedono che cosa facessero i direttori generali nel contesto della cartolarizzazione, su Conga lui risponde assolutamente niente - ha proseguito - Poi, però, improvvisamente appare in procura e accusa Conga, come mai dopo mesi si è deciso?».

 La Valentini ha citato le risposte dell'ex patron di Villa Pini, «dice di non aver parlato subito di Conga 'per la rimozione psichica di eventi dolorosi'. In sede di incidente probatorio - ha proseguito il legale - afferma 'avevo paura di Conga, di ritorsioni, perché di Conga mi si è sempre detto avesse collegamenti interni e internazionali con i servizi segreti'».

«Passa dalla rimozione di eventi dolorosi ai servizi segreti, in combutta con Conga. Non ci sono parole per qualificare sostenibilità di simile affermazione», ha detto ancora la Valentini. «Un anno dopo, successivamente alla deposizione di Maria Maurizio, ex moglie dell'imputato Sabatino Aracu, decide di ricordarsi che Conga era in combutta anche con Aracu. Perché non lo ha detto prima? Risponde che aveva paura anche di Aracu, insomma, Angelini aveva paura di mezzo mondo». La legale ha anche evidenziato come Angelini abbia parlato di ispezioni in corso della Regione Abruzzo sulle sue cliniche «che invece non c'erano» mentre anche sul tema delle cartolarizzazioni «Angelini si contraddice». L'altro avvocato di Conga, Carmine Verde, ha assicurato che l'imputato ha dedicato al suo incarico di dg della Asl «tutta la sua professionalità di colonnello della Guardia di finanza. Nel giro di tre anni - ha ricordato - nella sua gestione ha portato la Asl di Chieti da un passivo di 175 miliardi di vecchie lire al pareggio. E questo nei 3 anni in cui ha avuto a che fare con Angelini».

«MAI VERSAMENTI AD ARACU»

Altra difesa quella di Sabatino Aracu ex parlamentare (chiesta la prescrizione in Appello, 4 anni inflitti in primo grado) per opera dell'avvocato Francesco Carli che ha smontato l'attendibilità del 'grande accusatore' Angelini.

«Nessuno - tra i testimoni- ha detto l'avvocato Carli - ha riferito di versamenti ad Aracu». Il legale ha evidenziato come le aziende fossero già irreversibilmente decotte». Sempre secondo il legale, le dichiarazioni dell'ex re delle cliniche, in sostanza, «mancherebbero di requisiti specifici: precisione e costanza, sono tardive e contraddittorie».

Per l'avvocato Francesco Carli l'imprenditore «ha sempre avuto un disegno che doveva portare al salvataggio dei suoi conti e delle sue aziende» di cui i vari Del Turco, Conga, Aracu, Cesarone sono stati «solo strumenti». Il legale ha smontato le testimonianze dell'ex moglie del politico, gia' comunque «depotenziate»: «è evidente il malanimo che va oltre il normale risentimento. Una donna con una personalità da prendere con le dovute cautele nel suo dire».

«DISTRUTTO UN GIOVANE AVVOCATO»

«Le contestazioni di Angelini sono una macroscopica invenzione e un'accusa calunniosa», ha detto invece l'avvocato Giovanni Cerella, difensore dell'ex assessore regionale Antonio Boschetti, condannato in primo grado a 4 anni di reclusione con il Pg che ha chiesto 3 anni. «Abbiamo distrutto un giovane avvocato con un processo inventato e false dichiarazioni di un imputato, Vincenzo Angelini, trattato come un attore, ascoltato dieci volte da tre pubblici ministeri per costruire quello che ha costruito», ha aggiunto il legale in aula.

Cerella ha chiesto l'assoluzione per il proprio assistito che in primo grado è stato condannato a quattro anni, con il Pg che ha chiesto tre anni. «Da un punto di vista giuridico non abbiamo elementi per giungere a una condanna - ha evidenziato l'altro legale, Fabio Lattanzi del foro di Roma - Non abbiamo la prova che Boschetti ha indotto né che ha costretto né che ha concorso. Potremmo avere un indizio solo della dazione - ha aggiunto - Gli accertamenti preliminari su Boschetti hanno dato, però, esito negativo, allora qual è la prova che ci porta a condannare quest'uomo?».

Prossima udienza venerdi' 30 ottobre.