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Appalti truccati Anas: 10 arresti. Procuratore: «deprimente corruzione quotidiana»

In manette anche sottosegretario Infrastrutture

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ROMA. Alle prime luci dell’alba, circa 300 finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito  10 ordinanze di custodia cautelare emesse dal GIP del Tribunale di Roma, nei confronti di Antonella Accroianò, Oreste De Grossi, Sergio Lagrotteria, Giovanni Parlato, Antonino Ferrante, Eugenio Battaglia, Concetto Bosco Logiudice, Francesco Costanzo, Giuliano Vidoni e  Luigi Meduri, già sottosegretario del Ministero delle Infrastrutture e Presidente della Regione Calabria alla fine degli anni ‘90.

Il provvedimento cautelare è stato emesso sulla scorta delle risultanze delle investigazioni esperite dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma. Sono 31 gli indagati coinvolti nell’odierna operazione di polizia, convenzionalmente denominata Dama Nera, che ha consentito di disarticolare una vera e propria cellula criminale, costituita da dirigenti e funzionari “corrotti” di Anas spa i quali –dice l’accusa- abusando dei poteri derivanti dall’incarico ricoperto nell’ambito dell’ azienda pubblica - sono riusciti ad ottenere utilità e provviste corruttive da imprenditori, titolari di società di rilievo nazionale.

I reati contestati vanno dall'associazione per delinquere, alla corruzione per l'esercizio della funzione e per atto contrario ai doveri di ufficio, dall'induzione indebita a dare o promettere utilità al voto di scambio. Il gip ha disposto inoltre un sequestro per equivalente nei confronti di tutti i dipendenti pubblici per 200 mila euro. La Guardia di finanza ha seguito questa mattina una novantina di perquisizioni in Lazio, Calabria, Puglia, Campania, Sicilia, Friuli, Toscana, Umbria, Piemonte, Veneto e Abruzzo.

 LA FIGURA DI SPICCO

Figura centrale è risultata la Accroglianò – Dirigente Responsabile del Coordinamento Tecnico Amministrativo di Anas – vero e proprio deus ex machina all’interno del sodalizio, dicono gli inquirenti, che ha visto la fattiva compartecipazione di ulteriori dirigenti dell’azienda pubblica, quali De Grossi (dirigente responsabile del Servizio Incarichi Tecnici della Condirezione Generale Tecnica), Lagrotteria (Dirigente Area Progettazione e Nuove Costruzioni) nonché di funzionari “di rango minore”, quali Parlato e Ferrante, tutti oggi destinatari di provvedimento restrittivo.

«La principale indagata, chiamata la 'dama nera',  va in ufficio per lavorare - ha riferito Pignatone - ma il suo lavoro è gestire il flusso continuo della corruzione: c'è la borsa sempre aperta, arriva qualcuno e ci mette una busta. Tratta pure male i collaboratori, che non sono ritenuti all'altezza nell'avere a che fare con gli imprenditori per riscuotere le mazzette».

«DEPRIMENTE QUOTIDIANITA’ DELLA CORRUZIONE»

«Al termine di questa prima fase dell'inchiesta - ha commentato il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone - c'è una sensazione deprimente della quotidianità della corruzione», che «è vista come una cosa normale».  La Guardia di Finanza ha parlato di una vera e propria «cellula criminale» che aveva un «diffuso rapporto di connivenza in tutta Italia» e che utilizzava, come nei contesti mafiosi, dei pizzini per scambiarsi le informazioni tra gli imprenditori ed i funzionari pubblici corrotti, «in modo da non lasciare traccia degli accordi corruttivi». Insomma, «un sistema collaudato, tutt'altro che episodico».

ASSUNZIONI IN CAMBIO DI VOTI?

Secondo quanto emerso nel corso dell’indagine la Accroianò, avrebbe chiesto a Meduri di aiutare la carriera politica del fratello, in Calabria. In cambio avrebbe offerto assunzioni in Anas. «Meduri era l'interfaccia politico di Accroglianò - ha spiegato il colonnello Cosimo Di Gesù del nucleo polizia tributaria di Roma - .In ballo c'era un pacchetto di voti a sostegno della candidatura del fratello al consiglio regionale della Calabria nel novembre 2014. La contropartita per la mancata elezione nelle liste dell'Udc sarebbe stata nell'intenzione della Accroglianò un importante incarico in una società partecipata dalla Regione Calabria».

I MEDICINALI….

Nelle intercettazioni Accroglianò chiamava più volte 'medicinali', i soldi ricevuti dagli imprenditori, che nascondeva nell'appartamento della madre. A casa della donna i finanzieri hanno trovato ben nascosti 70mila euro, ritenuti proventi dell'attività corruttiva.

Dalle indagini della Procura di Roma sono emerse anche pressioni esercitate per favorire ditte in odore di 'Ndrangheta. Accroglianò avrebbe "consigliato" ai titolari di un'azienda vincitrice di un appalto in Calabria, di subappaltare alcune opere a ditte di imprenditori contigui all'organizzazione criminale.

LA TECNIS

Gli  autori degli episodi di corruzione, nei confronti dei pubblici ufficiali, Cono Concetto Bosco Lo Giudice,e Francesco Domenico Costanzo, noti imprenditori di origini catanesi, oggi destinatari di provvedimento restrittivo, a cui sono riferibili le società di rilievo nazionale Tecnis Spa e Cogip Infrastrutture Spa, entrambe con sede legale a Tremestieri Etneo (CT).

Nel corso dell’indagine è emerso che le aziende dei due imprenditori catanesi, in Ati, sono risultate aggiudicatarie di un appalto dell’Anas per un importo pari a oltre  145 milioni di euro, per la progettazione e l’esecuzione della Variante di Morbegno, dallo svincolo di Fuentes allo svincolo del Tartano;

Costanzo e Bosco volevano cedere il ramo d’azienda (in realtà l’appalto), relativo alla realizzazione della citata Variante di Morbegno, in favore di un’altra società con sede a Sondrio. Questa cessione, dicono gli inquirenti, era condizionata all’autorizzazione dell’appaltante Anas, attraverso la  presa d’atto. In relazione all’espletamento di tali “pratiche”, sono stati documentati plurimi episodi di corruzione, concretizzatisi in 6 dazioni di denaro, dal dicembre 2014 all’agosto 2015, per un totale pari ad almeno 150.000 euro.

LE INTERCETTAZIONI

Il gip Giulia Proto riferisce di "immorali principi" che ispiravano Accrogliano', parlando dei "propositi illeciti" con alcuni suoi sodali. «Speriamo di tenerci forte, come abbiamo fatto fino ad adesso e di fare tutti un saltino in avanti per poterci aiutare... Perche' quello e' poi lo scopo, capito? Io sono stata abituata in questo modo... chi cresce, chi fa un salto in avanti, si porta gli altri dietro... questa e' la scuola», dicevano. Le incertettazioni, ambientali e telefoniche, dicono che la donna ricopriva «il ruolo di capo e promotore indiscusso» dell'organizzazione. La regola, valida per tutto il gruppo, era che «se viaggi da solo non fai niente, chi ha cercato di viaggiare da solo poi l'hanno azzoppato».

 CIUCCI E LE ULTIME PAROLE FAMOSE

«In Anas non c’è nessun giro di mazzette: noi abbiamo un sistema di controllo che è molto sofisticato, non abbiamo coinvolgimenti in nessuna delle indagini e degli scandali, abbiamo investito 15 miliardi di euro negli ultimi anni, non operiamo con procedure d’urgenza».

Così affermava Pietro Ciucci, presidente Anas dal 2006 al 2015, intervistato da Giovanna Boursier per l'inchiesta di Report sul sistema di appalti della società trasmessa lo scorso aprile.

Affermazioni che oggi appaiono come un “azzardo”.

Dopo l’intervista Ciucci si dimise.