L'INCHIESTA

Crollo balcone progetto Case, difformità e falsi. Danno da 18mln di euro

Frode in pubbliche forniture e collaudi fasulli. Materiali scadenti e posa in opera non conforme

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

591

 

L'AQUILA. Balconi costruiti «in difformità da quanto previsto in progetto, consentendo l'installazione di pannelli in fibrocemento che non permettevano la traspirabilità della struttura lignea», in modo da favorire «l'insorgere di fenomeni di marcescenza con il conseguente crollo».

 Ruota intorno a questa fornitura illegale, che ha configurato una truffa ai danni dello Stato da ben 18 milioni di euro, il capo d'imputazione dell'inchiesta della procura della Repubblica coordinata dal sostituto procuratore Roberta D'Avolio che, attraverso gli accertamenti della Forestale, ha portato a indagare 37 persone.

TECNICI BUGIARDI

Le accuse principali sono quattro, la frode nelle forniture, i documenti falsi, la truffa allo Stato e il crollo del balcone del 14 settembre 2014. Gli imputati sono distinguibili in due grandi gruppi, da un lato i direttori dei lavori e responsabili della progettazione e realizzazione, che non hanno controllato che i balconi su 494 dei 4.500 alloggi antisismici tirati su dopo il sisma del 6 aprile 2009 venivano realizzati con materiale inadatto, e hanno attestato il falso, cioè che tutto fosse in regola, evitando di controllare.

«Il capitolato tecnico descrittivo di materiali impianti e finiture del 3 giugno 2009 prescriveva l'obbligo di utilizzare materiali conformi alle norme Uni, Cei, En, Iso», ma una delle aziende, la Safwood, ha fornito a Futuraquila «elementi strutturali in pannello multistrato» di legno privi di certificazioni e con documentazione carente che «non certificava l'idoneità».

 Tra le false attestazioni, «la qualità, provenienza e tipo dei materiali impiegati», il fatto che fossero stati «eseguiti tutti i controlli», che le opere fossero «prive di evidenti manchevolezze o difetti costruttivi». Gli imprenditori delle ditte fornitrici di legname, realizzatrici delle palazzine e installatrici dei materiali, che hanno appunto fornito materie prime non in regola con gli obblighi previsti dai contratti, compiendo l'illecito che poteva costare la vita a decine di persone che già hanno perso la propria abitazione. Ultimo gruppo di indagati, i funzionari del Comune dell'Aquila che, avvertiti delle problematiche di infiltrazioni, umido, muffe e quant'altro, non hanno controllato a dovere e hanno contribuito pure loro a causa il marciume del legno e il crollo.

SICUREZZA E ORDINE PUBBLICO

«Dal crollo di un balcone si era arrivati a una situazione di ordine pubblico, se non è degenerata è stato per l'azione della procura e degli investigatori, lo dico senza falsa modestia».

 Così il procuratore della Repubblica dell'Aquila, Fausto Cardella, nel corso di un incontro con la stampa convocato per precisare alcuni aspetti dell'inchiesta.

Il crollo è avvenuto il 14 settembre 2014, un anno dopo sono stati recapitati gli avvisi di conclusione delle indagini.

«Non bisogna farsi ingannare dal fatto che sia trascorso un anno, si è trattato di un'indagine particolarmente complessa - ha evidenziato Cardella - Un anno è un tempo molto buono, ci siamo arrivati grazie alle scelte investigative e processuali della collega D'Avolio, altrimenti ci sarebbe voluto molto di più», ha detto in riferimento al sostituto procuratore Roberta D'Avolio titolare del fascicolo.

Sui balconi crollati, il procuratore ha evidenziato che «poteva diventare un allarme pubblico, ma il caso è stato gestito in modo da rassicurare la popolazione e fare il possibile con massimo ordine e trasparenza».

 Cardella ha anche evidenziato che «le nostre conclusioni riguardano i manufatti oggetto d'indagine», quindi 800 balconi oggetto di sequestro preventivo in 494 appartamenti di 19 piastre, mentre «altri che si trovino in situazioni analoghe per provenienza e fornitura non sono stati oggetto di valutazione e non sappiamo in che condizioni siano». La pm D'Avolio, in tal senso, ha precisato che «i manufatti li dissequestreremo e poi sarà il Comune a prendere le decisioni. Su quegli alloggi deve intervenire l'ente proprietario».

 Il comandante provinciale della Forestale che ha eseguito le indagini, Nevio Savini, ha fatto notare che «c'è stata una collaborazione eccezionale con gli inquilini durante le verifiche e i controlli, hanno capito che era un'attività per la loro sicurezza e ci hanno accolto molto bene».

TUTTI GLI INDAGATI

Gli indagati sono Mauro Dolce, Sergio Sabato, Dino Bonadies, Paolo Delfanti, Gian Michele Calvi, Stefano Vitalini, Alessandro Tosello, Fabrizio Frau, Luigi Spadaro, Antonio Coccia, Alberto Damiani, Michele D'Adamo, Paolo Emilio Pinto, Edoardo Cosenza, Gaetano Manfredi, Paolo Zanon, Claudio Moroni, Luca Pagani, Emilia Aloise, Francesco Tuccillo, Carlo De Angelis Mastrolilli, Davide Dragone, Wolf Chitis, Paolo Vacca, Giampaolo Paraboschi, Fabio Serena, Roberto Gandolfi, Carmine Guarino, Markus Alois Odermatt, Renato Amorosi, Lucio Nardis, Mario Di Gregorio, Vittorio Fabrizi, Enrica De Paulis, Carlo Cafaggi, Marco Balassone, Claudio Levorato.