L'UDIENZA

Appello Sanitopoli, i difensori chiedono il ribaltamento della sentenza di primo grado

Del Turco: chiesta conferma assoluzioni Zelli e Domenici

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L'AQUILA. «Zelli è un soggetto incensurato, alieno da precedenti penali e giudiziari. Non ha mai avuto esperienze nel settore dell'alta finanza».

 Così l'avvocato Gennaro Lettieri nel primo intervento dell'udienza di oggi del processo d'Appello Sanitopoli ha chiesto la conferma dell'assoluzione per il suo assistito Gianluca Zelli, ex amministratore delegato della Humangest ed ex direttore generale del gruppo Villa Pini, uno dei 25 imputati del secondo grado, «perché il fatto non sussiste o non costituisce reato», al termine di un'arringa durata 2 ore. Subito dopo ha preso la parola l'avvocato Francesco Carli, che assiste l'ex assessore regionale alla Sanità Vito Domenici, presente in aula.

Anche lui ha chiesto la conferma della sentenza di assoluzione. Prima della pausa ha parlato anche l'avvocato Nicola Giambuzzi, che assiste Luciano Di Odoardo. Il principale imputato, l'ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, ha assistito alla prima parte dell'udienza. Tra gli imputati presenti in aula anche un altro ex assessore, Bernardo Mazzocca.

IL PAGAMENTO ALLA DEUTSCHE BANK

«Manca elemento oggettivo del reato di abuso d'ufficio. Manca anche il danno, anzi la Regione ha avuto un beneficio dalla delibera con riferimenti agli interessi moratori risparmiati pari a un milione di euro e anche perché Deutsche Bank rinunciava a proporre altre azioni considerato lo stato di inadempienza della regione». Così l'avvocato Ugo Di Silvestre, difensore dell'ex assessore regionale alla Sanità Bernardo Mazzocca, all'Aquila nel corso dell'arringa nel processo di appello sulla "Sanitopoli" abruzzese che nel 2008 fece cadere la Giunta regionale di centrosinistra guidata da Ottaviano Del Turco.

 Il riferimento del legale è alla delibera del gennaio 2008 con la quale la Giunta disponeva, dopo una transazione, il pagamento nei confronti della banca della somma di 14 milioni di euro relativi a un credito che l'ex patron di Villa Pini, Vincenzo Angelini, aveva ceduto alla stessa Deutsche.

«L'unico fine di quella delibera era l'interesse dell'ente regione affinché non subisse ulteriori esborsi» spiega ancora Di Silvestre. Mazzocca in primo grado è stato condannato a due anni, in appello la richiesta del Pg Ettore Picardi è stata di un anno e due mesi. Lo stesso Di Silvestre è intervenuto anche come legale dell'ex segretario di Mazzocca, Angelo Bucciarelli, assolto in primo grado dopo 28 giorni di arresti domiciliari, in secondo il Pg ha rinunciato all'appello per intervenuta prescrizione.

«Le questioni che non denotano condotta criminale, in nessun modo Bucciarelli può essere parte dell'associazione criminale. Vicende mai contestate o pacificamente connesse alla sua attività di responsabile della segreteria» spiega ancora.

I legali Lanfranco Tamburini e Riccardo Pagani, difensori dell'ex direttore dell'Agenzia sanitaria regionale Francesco Di Stanislao, sottolineano che il loro assistito «medico e tecnico, non ha mai concusso, manca la consapevolezza, la volontà, quale associazione a delinquere. Tutto il quadro si basa su una lettura errata della norma, dei compiti e delle funzioni».

 Di Stanislao, in primo grado, è stato condannato a due anni, in appello il Pg ha chiesto un anno e due mesi. La prossima udienza è fissata per il 26 ottobre prossimo quando sono in programma le arringhe dei difensori dell'ex direttore generale della Asl di Chieti, Luigi Conga, condannato in primo grado a nove anni, dell'ex assessore regionale Antonio Boschetti, dell'ex parlamentare Sabatino Aracu e dell'ex direttore regionale della sanità Giampiero Di Cesare.

DOMENICI PROSCIOLTO PER PRESCRIZIONE

L’ex assessore alla Sanità, Vito Domenici, è stato invece prosciolto per prescrizione in un processo parallelo a Sanitopoli che si è svolto per competenza territoriale a Sulmona. L'ex patron di Villa Pini, Vincenzo Angelini, aveva confessato di aver consegnato a Domenici una tangente da 500 mila euro al casello autostradale di Pratola Peligna nel febbraio del 2005. A chiedere il proscioglimento per prescrizione è stata la stessa accusa.