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Consiglio straordinario sulla sanità: tempo perso e nessun chiarimento

Ci si attendeva molto di più dall’assessore Paolucci. Il commissario D’Alfonso assente

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ABRUZZO. Il Consiglio regionale, riunito in seduta straordinaria per discutere degli effetti dell’applicazione del Decreto Lorenzin sul sistema sanitario abruzzese, ha approvato un documento – presentato dalla maggioranza di centrosinistra – che prevede un impegno del Commissario ad acta e Presidente della Regione Luciano D’Alfonso, su alcuni punti ben precisi: evoluzione dei livelli essenziali di assistenza (Lea), maggiori investimenti nelle risorse umane, rivisitazione dei meccanismi di finanziamento per le strutture pubbliche, studio di fattibilità per due ospedali di secondo livello, investimenti sulla sanità territoriale.

Non un grane risultato in quanto la discussione che si attendeva con i chiarimenti e le informazioni sul reale futuro della sanità abruzzese non c’è stato. Deludente, prolisso, criptico, ampolloso ed evasivo l’intervento dell’assessore alla sanità, Silvio Paolucci, dal quale si richiedevano sforzi maggiori nel semplificare materia e idee e soprattutto gli si imponeva chiarezza affinchè le sue parole potessero arrivare alle migliaia di cittadini che la sanità abruzzese sta ammalando con i suoi disservizi, carenze e tempi di attesa estenuanti.  

Critiche anche al Commissario straordinario Luciano D’Alfonso, assente per una missione all’estero, ma che- come è stato fatto notare dal centrodestra- poteva chiedere un differimento della data del consiglio se davvero avesse voluto chiarire e spiegare.

Un altro documento, presentato dalle opposizioni, è stato invece bocciato. Le minoranze chiedevano a D’Alfonso di relazionare in Aula sul recepimento del Decreto Lorenzin e di predisporre un piano con degli obiettivi da raggiungere nel medio periodo: qualificazione di almeno due ospedali di secondo livello, implementazione della rete di emergenza-urgenza, continuità tra rete territoriale e ospedaliera, applicazione di un criterio vincolante per la programmazione ospedaliera oltre che per la sanità pubblica, anche per quella privata.

«La maggioranza di centrosinistra è stata compatta nel sostenere ciò che abbiamo garantito agli abruzzesi durante la campagna elettorale, ovvero la riforma della sanità e non certo la distruzione del diritto alla sanità», ha detto il consigliere regionale del PD, Camillo D’Alessandro.

Il consigliere D’Alessandro, poi, ha letto in Aula le dichiarazioni del Presidente Chiodi pronunciate qualche anno fa a difesa della razionalizzazione della sanità, della specializzazione del presidio e del taglio del numero degli ospedali.

 DALLE STRUMENTALIZZAZIONI LA VERITA’ DEI FATTI

 Nel lungo dibattito Camillo D’Alessandro (Pd) ha tirato fuori un vecchio discorso dell’ex commissario Chiodi accusandolo di aver solo chiacchierato e non aver realizzato gli obiettivi che invece il centrosinistra sta realizzando.

Il brano è stato preso a pretesto per un attacco frontale, politico e strumentale benchè in gran parte vero. La cosa più sconvolgente è che in quelle parole davvero c’è tutta la storia della sanità abruzzese, del clientelismo, della prima Repubblica, degli “zii” mandati a Roma e delle opere pubbliche scriteriate, delle cattedrali nel deserto e dei miliardi buttati. Una pletora di strutture sanitarie che oggi non resistono alle necessità vitali dei tagli dopo le abbuffate degli ultimi 50 anni.  

Ecco le parole di Chiodi: «Il triangolo delle bermuda ha fatto sì che una regione di circa 1,3 milioni di abitanti avesse ben sei Asl, un altissimo numero di distretti sanitari, 35 ospedali … con un basso tasso di occupazione dei posti letto, peraltro raggiunto con ricoveri inappropriati con interventi di bassa complessità, con una casistica assai limitata che si traduce ineluttabilmente in una minore garanzia del paziente … chi ha consentito che in Abruzzo si costruissero sotto casa, rischiosi per i pazienti? Chi ha voluto cinque neurochirurgie in Abruzzo … chi ha consentito che in Provincia dell’Aquila ci fossero ben 14 ospedali … che in provincia di Chieti ve ne fossero undici?».

Probabilmente è anche un bene avere tante strutture sanitarie ammesso che siano efficienti ma averle realizzate avendo come criterio fondante e principale il clientelismo, alla lunga non ha giovato ed oggi siamo costretti a pagare il conto.

 «Cinquanta minuti di assoluto nulla. Ecco come possiamo tradurre l’intervento dell’Assessore Paolucci a conclusione del consiglio straordinario sulla sanità. L’Assessore non ha risposto a nessuna delle domande poste in aula, pur riversando sull’intera assise un fiume di parole», commenta il capogruppo M5S Gianluca Ranieri «ci siamo trovati ad ascoltare un discorso sterile, tanto da essere irrispettoso verso tutti quei cittadini che da questo Governo regionale attendono risposte per capire dove, come e quando curarsi».

 

«Silvio Paolucci è ancora omissivo e continua a non chiarire cosa sarà della Sanità abruzzese», dichiarano in una nota i Consiglieri regionali di Forza Italia, al termine della seduta straordinaria del Consiglio regionale, «oggi è stato anche bocciato dalla sua stessa maggioranza costretta a rivotare la mozione presentata dal centrosinistra, copia e incolla del documento proposto da Forza Italia, che di fatto avrebbe dovuto sostenere e difendere l’assessore alla Sanità. Al momento della prima votazione infatti è mancato clamorosamente il numero legale (presenti solo 15 Consiglieri) e il centrosinistra si è visto costretto a recuperare i Consiglieri che si erano allontanati dall’Aula. Pare evidente la presenza di franchi tiratori all’interno della stessa maggioranza e che oggi ha dovuto fare i conti con le assenze di D’Alfonso, clamorosa e vergognosa la sua mancata partecipazione al dibattito sulla sanità di cui è commissario, e l’assessore Di Matteo».

«La nostra era chiaramente un’operazione verità con l’obiettivo di capire come vengono, o meglio verranno spese l’80% delle risorse derivanti dalle tasse che i cittadini abruzzesi pagano», aggiungono, «e per capire definitivamente cosa sarà degli ospedali abruzzesi ovvero se risponde a verità la notizia che in futuro ci saranno 7 ospedali di I livello (Pescara, Chieti, L’Aquila, Teramo, Lanciano, Vasto e Avezzano), altri presidi come Sulmona, Giulianova, Sant’Omero e Castel di Sangro saranno declassati a distretti sanitari mentre su Popoli, Penne, Atri, Atessa, Casoli, Guardiagrele e Ortona vorrebbero mettere una croce nera. Quanti pronto soccorso resteranno aperti?».