TENTATIVO DI SVOLTA

Dietro le quote latte la “maxi tangente agricola”? Dopo l’insabbiamento nuove denunce

Il pasticciaccio brutto fermato dalla politica nasconde ancora zone grigie

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PADOVA. All’inizio fu una inchiesta che pareva scoperchiare uno scandalo incredibile che poi è stato archiviato. Poi fu la volta di un carabiniere che viene “intralciato” dalla politica. Multe salatissime che sono piovute sulle aziende agricole comminate da Equitalia. Sanzioni pesantissime dall’Europa contro lo Stato Italiano. E poi misteri irrisolti e sospetti pesantissimi su molti dei personaggi che hanno incrociato il grande pasticcio delle quote latte.

 Poteva emergere uno scandalo di dimensioni sovranazionali ed invece nulla si è saputo e tutto si è voluto tenere coperto.

 Ieri mattina però davanti al Tribunale di Padova molte persone hanno accompagnato Marco Paccagnella, presidente di Federcontribuenti e il Generale Antonio Pappalardo, presidente di Scudo Carabinieri, (uniti nella sigla Federscudo ), nell'atto di depositare un esposto denuncia sul caso politico, montato a seguito di una intercettazione e di una lettera dei ''Tecnici non allineati al sistema'' dell'Agea, ( Agenzia per le erogazioni in agricoltura ), che non si ferma solo alla vicenda delle quote latte, ma, va oltre interessando l'intero comparto agricolo.

  La vicenda si riapre dopo anni di silenzio perché in questi giorni tutti i parlamentari di Camera e Senato hanno ricevuto la lettera firmata da Federscudo in merito all’annosa questione delle «quote latte» che allega nuovi elementi e chiede la riapertura delle indagini penali.

L'INFORMATIVA AI PARLAMENTARI 

La nota giunta a tutti i parlamentari di ogni ordine e grado ripercorre nel dettaglio tutta la vicenda legata alla questione delle quote latte dal 1984 ad oggi, riportando alcune intercettazioni.

«Chiediamo», hanno detto sia Paccagnella che il Generale Pappalardo, «di sapere come si intenda procedere in ordine alla vicenda delle quote latte ed alle multe non dovute; quali siano le cause che hanno indotto il colonnello Marco Paolo Mantile a chiedere di essere collocato in aspettativa, se si intenda istituire una commissione disciplinare tesa a rilevare le eventuali mancanze di dirigenti e funzionari dello Stato, se si intenda istituire una commissione d’inchiesta parlamentare per delineare in tutti i suoi aspetti l’intera vicenda delle quote latte, relazionando la Commissione europea, al fine di consentire ad essa di rilevare le mancanze di competenza».

  Le due associazioni che lavorano sul caso da qualche tempo parlano di «un torbido inganno che ha messo in ginocchio l'intero comparto agricolo, prosciugato le tasche degli italiani e dirottato ogni anno diversi miliardi di euro in mano a degli eccellenti speculatori».

«La ''struttura para mafiosa all’interno della Pubblica Amministrazione'' scoperta ha fatto cadere qualche testa», sostengono, «ma siamo lontani da ''giustizia è fatta''. Una rete di società complessa ed articolata capace di influenzare l'intero comparto agricolo, dalla produzione al mercato».

LA RICHIESTA DI INTERVENTO A MATTARELLA

E un documento «scottante» è stato inviato anche al presidente Mattarella.

 Una vicenda tutt'altro che conclusa quella delle quote latte che coinvolge tutto il comparto agricolo, tanto da spingere Federscudo, l'unione tra Federcontribuenti e Scudo Carabinieri a predisporre, tra l'altro, una interrogazione con risposta scritta e orale.

«Una complessa rete di data base e terminali non certificati che permettono a Roma

( AGEA ) e alla periferia ( CAA )», scrivono, «di inserire, modificare e cancellare dati senza alcun tipo di tracciamento nel più completo anonimato e certezza dell'impunità. Facile creare fittizi intestatari di proprietà e quindi beneficiari di contributi, modificare le produzione di ogni tipologia di prodotto agricolo pur di mettere le mani sui fondi erogati per lo specifico settore e modificare i prezzi di mercato come i livelli di produzione per meglio speculare''. Si parla di ''maxi tangente agricola'', un sistema che vede attori proprio negli Enti e Dicasteri chiamati a sorvegliare e tutelare il comparto agricolo e che vede coinvolte anche associazioni di categoria di noto spessore, in un reiterato ''saccheggio di risorse pubbliche».

«Non solo le quote latte, ma è sotto indagine tutta la produzione agricola, - sottolinea il Presidente Paccagnella che assieme al Generale Pappalardo presiedono Federscudo -, dalla produzione di ogni singolo ortaggio o prodotto frutticolo, alla loro messa in vendita, all'importazione dietro accordi sottobanco e pilotaggio dei contributi europei».

Qualche processo c’è stato ma il principale è stato archiviato. Altre indagini parallele e diverse hanno comunque coinvolto Agea e confermato che qualcosa non andasse per il verso giusto.

Secondo le associazioni ci sono stati «pochi condannati in via definitiva se teniamo conto dell'articolato sistema criminale che aveva paralizzato, congestionato, monopolizzato tutta la produzione di latte, arrivando a ''schiavizzare'' le mucche per far produrre quanto più latte era possibile alterandone la natura, gonfiando il numero dei produttori, schiacciando quelli onesti. Qualcuno ha cercato di tenere nascoste informazioni e relazioni scottanti».

IL CARABINIERE TROPPO DILIGENTE

E poi c’è la vicenda che investe direttamente e privatamente il titolare degli accertamenti, il Colonnello dei carabinieri Marco Paolo Mantile che avrebbe subito pressioni affinchè «'rivedesse la propria relazione».

Secondo quanto riporta Federscudo il 16 aprile 2010 è stato nominato Ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan, pochi giorni dopo il suo insediamento invitava a cena il Tenente Colonnello Mantile. All’incontro hanno partecipato l’on. Filippo Ascierto, il dott. Bellieni, Dirigente regionale del Veneto, il Generale dei Carabinieri Goffredo Mencagli.

Il 20 luglio 2010 Mantile incontrava Giuseppe Ambrosio, (Capo Gabinetto del Ministero delle Politiche Agricole, già condannato per i fatti) recandosi all’appuntamento con un registratore, perchè insospettito da tutta una serie di situazioni.

L'intercettazione (che pubblichiamo integralmente in questo articolo) è stata inviata alla magistratura il 10 novembre 2010 ma da allora non si è saputo più nulla.

 Dall’intercettazione si rileva che Ambrosio evidenziava un serio problema politico con l’Unione europea, in quanto sarebbe stato difficile giustificare che per oltre 20 anni i dati della produzione di latte erano errati e che le multe applicate non erano corrispondenti alla reale situazione invitando l’Ufficiale a rivedere la relazione e di essersi recato dal generale Arturo Esposito, Capo di Stato Maggiore dell’Arma, per cercare di trovare una soluzione “politica”.

 Il risultato di questa gestione ha portato ad oggi che «12 mila oneste aziende sono fallite perchè non allineati con il sistema criminoso, fatti oggetto di pignoramento da parte di Equitalia, per le multe sulle quote latte, scuoiati vivi, in favore di mazzette».

  LA TRUFFA (S)COPERTA?

In una relazione di approfondimento dei carabinieri “Politiche agricole e alimentari” a firma di Mantile del 2010 è stato accertato che alcuni funzionari di Agea (agenzia per le erogazioni in agricoltura), responsabili del Sian (Sistema informativo agricolo Nazionale), avrebbero modificato l’algoritmo utilizzato per il calcolo del numero dei capi da latte e dei numeri di giorni di lattazione, in modo tale da far risultare un numero di capi compatibile con il livello produttivo dichiarato dalla stessa agenzia europea.

Risultavano quindi in Italia 1.650.000 capi bovini da latte, numero tale da poter giustificare il livello produttivo nazionale di 110.000.000 quintali di latte.

 DANNI PER LO STATO E PER ALLEVATORI

I carabinieri hanno accertato ingenti quantitativi di quote latte non revocate da parte delle Regioni a causa della mancata segnalazione da parte dell’ente responsabile: l’Agea. Le quote revocate annualmente devono essere ridistribuite gratuitamente tra produttori in base a disposizioni regionali, ma questo non avveniva. Qualcuno, non autorizzato, si accaparrava quella quote latte e poteva quindi importare latte dall’estero, quindi di mucche non presenti sul territorio italiano.

In conclusione le indagini  hanno consentito di individuare un sistema che attraverso l’Agea, peraltro forte di un potenziale economico e di una ramificazione societaria non trascurabili, nel tempo avrebbe proceduto ad alterare i dati produttivi nazionali del latte arrecando un danno per  singoli allevatori, ai quali sono state comminate pesantissime sanzioni (alcune costrette alla chiusura) sebbene le loro produzioni non avessero mai complessivamente superato la quota nazionale. Ma anche lo Stato italiano è stato truffato e danneggiato in quanto in virtù delle sanzioni comminate e non versate alla stessa Unione Europea, si è visto decurtare i previsti finanziamenti comunitari per la Pac (politica agricola comunitaria).

INTRECCI SOCIETARI E CdA FOTOCOPIA

A gestire il sistema informativo agricolo nazionale è il Sin composto per il 51% da parte pubblica (Agea) e per il 49%  da un raggruppamento temporaneo di imprese scelte con un bando di gara. Le imprese sono Almaviva (capomandataria con il 20,2% di quote), Auselda, Sofiter, Tele3pazio, Cooprogetti, Agricolnsulting, Ibm Italia e Agrifuturo. L’antesignano del Sin era la società Agrisian formata dalla stessa compagine societaria ad esclusione di Agriconsulting.

La capomandataria Almaviva a sua volta è partecipata da Coldiretti, Confagricoltura e Cia per 1.093.172 euro ciascuna.

a.b.