L'EREDITA'

Comune Pescara. Il Mef certifica la gestione a perdere del centrodestra di Mascia

Il centrosinistra affonda la spada e prova a vendicarsi per il “fognagate”

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PESCARA. Il Mef lo scopre oggi. Il centrosinistra lo ha scoperto lo scorso anno. Chi leggeva e si informava molto tempo fa. La notizia è: «il centrodestra ha amministrato il Comune di Pescara in maniera “allegra”» provocando seri danni per svariate ragioni. Danni che hanno contribuito in gran parte ad aprire la strada al dissesto finanziario pure contestato.
Oggi il centrosinistra in conferenza stampa ha gongolato nell’esporre i dieci punti riassuntivi che gli ispettori del Ministero dell’Economia e Finanza hanno scritto per riassumere le sviste, le approssimazioni, i favori e le spese imputabili all’ex sindaco Albore Mascia &C.
Una conferenza stampa che è stata una chiara risposta (ma sembrava una vendetta) alle accuse mosse dal centrodestra sul versante del “fognagate”, l’ordinanza non pubblicata di divieto di balneazione in seguito alla rottura della condotta fognaria di via Raiale il 31 luglio scorso.
Più che i contenuti, anche questa volta il Pd ed i suoi sostenitori in consiglio comunale, hanno voluto togliersi i macigni che ancora avevano nelle scarpe sull’argomento “debiti” e “spese pazze”.
Il messaggio è stato chiaro: «tutta colpa loro, noi con grande fatica stiamo risanando e facendo il possibile: ecco la ragione delle tasse sempre più alte».
«Noi siamo invece quelli che hanno invertito la corsa verso il baratro», ha detto Alessandrini, «avviata da chi ci ha preceduto, lo abbiamo fatto con una politica rigore, perché si trattava di risanare i conti, che non è stata solo costituita dall'innalzamento della pressione fiscale, ma anche da una forte riduzione della spesa corrente, che è andata anche oltre il periodo sotto la lente del Mef, perché una questione così complicata non si risolve in uno schiocco di dita».

«Da un punto di vista politico», ha aggiunto il sindaco, «siamo alla metafora della pagliuzza e della trave. Nel 2009 abbiamo consegnato al centrodestra un Ente che per tre anni di seguito aveva una certificazione di sana e corretta salubrità dei conti. Nel 2014 lo stesso Ente era ridotto al predissesto che siamo costretti a dichiarare noi, ma che era già in atto quando l'Amministrazione di centrodestra governava facendo finta che tutto fosse in ordine. Siamo passati da un'Amministrazione trasparente a una in cui per due anni si è omesso di prendere atto delle comunicazioni della Corte dei Conti e dei Revisori dei Conti nelle scelte amministrative, a danno dei cittadini che hanno già cominciato a pagarne le conseguenze».

La relazione di 90 pagine ricevuta lo scorso 1° ottobre esplicita le criticità maggiori della gestione ed è il risultato della verifica sui conti dell’Ente, eseguita dal 29 gennaio al 12 marzo 2015.

I DIECI PUNTI

1- Errata imputazione all’esercizio 2014 di spese di competenza dell’anno 2013
2- Parziale iscrizione in bilancio delle spese inerenti all’aggio da corrispondere al Concessionario della riscossione
3- Il riaccertamento straordinario dei residui non è stato accompagnato da una puntuale reimputazione delle entrate e delle spese secondo i principi dettati.
4- L’esame della gestione dei residui ha evidenziati, in particolare per gli esercizi passati, una mancata valutazione della sussistenza dei titoli giuridici che consentano il mantenimento delle somme in bilancio. Necessità di una puntuale applicazione dei principi contabili.
5- Mancato controllo sull’attività di riscossione dei crediti da parte della Soget e conseguente cancellazione dei residui attivi
 

6- La gestione delle somme aventi destinazione vincolata presenta incongruenze e disallineamenti non compatibili con i principi che regolano la materia. Necessità di motivare le differenze rilevate.
7- Costituzione di un fondo svalutazione crediti inadeguato
8- Rilevante squilibrio nella gestione dei flussi di cassa
9- Omesso reintegro delle entrate aventi specifica destinazione utilizzate per far fronte al pagamento di spese diverse da quelle oggetto di vincolo di destinazione
10- Mancato rispetto a consuntivo dell’obiettivo del patto di stabilità interno 2013 


I vari rilievi raccontano di una gestione non particolarmente attenta alla forma e alla sostanza.

Come nel caso del primo punto che evidenzia il fatto che alcune fatture liquidate nel 2014 dovevano in realtà essere imputate ad altre annualità. Errore “veniale” si penserebbe anche perché si tratta di tre fatture per lo smaltimento dei rifiuti.
Un capitolo particolarmente interessante è poi quello che riguarda la Soget, la società di riscossione finita sotto inchiesta dalla procura di Pescara perché riusciva a non riscuotere tasse da molti politici-amministratori locali. Una inchiesta che per un po’ ha fatto tremare i piani alti di molti palazzi per poi essere bloccata dalla procura di Pescara che si appresta ora a chiuderla senza ulteriori approfondimenti.  
E se da un lato circa 800 amministratori locali di mezza Italia riusciva a non pagare i propri debiti, ottenendo di fatto bei regali, a Pescara il Comune lasciava totalmente campo libero alla società, come rileva anche il Mef che ha potuto constatare solo un «disallineamento» dei conti, in pratica tra i ruoli realmente consegnati e quelli messi a bilancio. Per il Ministero questa parte della gestione allegra che riguarda proprio la riscossone per buona parte ha influito sul dissesto comunale. Altri pasticci sono stati poi effettuati a livello contabile con compensazioni che non potevano essere fatte tra quanto il Comune doveva incassare dalla riscossione e l’aggio che avrebbe dovuto pagare alla Soget.
Sempre nello stesso ambito il Comune non avrebbe mai nemmeno verificato puntualmente  i residui, cioè quanto ogni anno doveva ancora incassare trascinandosi dietro ormai crediti non più esigibili ma inserendoli in bilancio inficiando così la veridicità dei conti.
E nel bel mezzo della crisi di liquidità si sono utilizzati soldi che, invece, erano e dovevano essere vincolati. 
Per quanto riguarda il “Patto di stabilità” nel 2013 il Comune ha certificato formalmente il rispetto ma l’ispettore ministeriale ha scoperto alcuni “errori” contabili che di fatto, con i nuovi ricalcoli, hanno invece stabilito che il Comune ha di fatto sforato il vincolo imposto dal Governo.
Quella del Ministero non è una relazione di cui non si può essere fieri e che dovrebbe far riflettere (e anche vergognare  un po’) per come si gestiscono le poche risorse pubbliche rimaste.
Una relazione che implica gigantesche responsabilità politiche e che potrebbe in teoria sfociare anche in procedimenti aperti dalla Corte dei conti dove leggeranno le 90 pagine e decideranno se si poossa ravvisare un ipotetico danno erariale…