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Nel Consiglio «cloaca» l’emendamento «porcata» per annientare le opposizioni

Chiacchiere e scontri per tutta la notte. 24 ore non sono bastate per approvare modifiche allo statuto

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ABRUZZO. Tutta la notte non è bastata per approvare il cambio dello statuto regionale secondo le modifiche proposte dal Pd che limitano fortemente i diritti delle opposizioni. Il consiglio regionale  «è stato trasformato in una cloaca» ha detto il presidente Luciano D’Alfonso e anche questa affermazione è stata aspramente criticata e più volte citata dalle opposizioni che hanno stigmatizzato l’offesa alla istituzione.

Ieri è scattato l’allarme quando un sub emendamento di Camillo D’Alessandro (Pd) prevedeva che in caso di «urgenza» è vietato per la minoranza proporre sub emendamenti, cioè correttivi alla principale proposta. Questo significa che quando la maggioranza lo riterrà, riuscirà ad approvare provvedimenti in solitudine esautorando la minoranza.

Sono state molte le schermaglie e le accuse reciproche, gli alterchi o gli scontri diretti a cui ha preso parte spesso anche lo stesso governatore D’Alfonso che se l’è presa con Pettinari del M5s e citato il romanzo la “Fattoria degli animali” per denigrare il Movimento 5 Stelle composto da «persone più uguali degli altri che vorrebbero occupare anche questa regione».

Anche il centrodestra è apparso fermo e deciso all’indirizzo del Pd, rottura anche tra Febbo e Sospiri, quest’ultimo ha preso una posizione diversa dal presidente della commissione di vigilanza ed ha persino proposto una azione di responsabilità nei confronti di Balducci, consigliere Pd, per un presunto danno creato con la sua proposta di legge che mira alle modifiche dello statuto.

Non sono mancati anche momenti di ilarità e di scherno da parte della maggioranza che in alcuni  momenti ha reagito in questo modo alle parole della minoranza.

Bloccato alle 23.30 per l’ennesima volta, il Consiglio è ripreso alle 2.30 e alle 7 era ancora in corso. Era iniziato alle 10 di ieri mattina.

Le minoranze hanno messo in luce la «estrema debolezza della maggioranza» costretta a proporre «l’emendamento porcata» come ultima soluzione di governo, visto che «il presidente D’Alfonso non riesce a governare e tenere buoni i suoi».

Anche la giunta del regolamento è stata esautorata saltando il passaggio e la discussione sul provvedimento.

Secondo molti la proposta principale sarebbe «incostituzionale» e questo potrebbe produrre nel frattempo una serie di conseguenze gravi.

Il Pd da parte sua ha motivato la presentazione delle modifiche allo statuto proprio come esigenza di governo e di azione e per evitare Consigli regionali fatti di chiacchiere inutili e improduttive, come quello della notte appena passata.

In una parola con le modifiche proposte sarebbe impossibile attuare l’ostruzionismo che è uno dei diritti e delle possibilità in capo alla minoranza.

D’Alfonso -che già viene chiamato da tempo come “il faraone”- ha sposato e incentivato la proposta di D’Alessandro che è stato indicato come «autore e colpevole della morte delle democrazia in Abruzzo».

C’è poi chi ha fatto notare che la proposta potrebbe creare problemi anche in maggioranza visto che «l’urgenza» può decretarla solo il presidente e l’assessore competente ma non i consiglieri di maggioranza.

 «D’Alfonso aveva detto che questo Consiglio era una cloaca e l'ha resa una cloaca», hanno detto Febbo e Sospiri. «La maggioranza se ne sbatte delle Province e dei loro lavoratori, se ne sbatte del trasporto degli studenti disabili, se ne sbatte dell’Istituzione sinfonica aquilana e delle altre istituzioni culturali abruzzesi come Mastrogiurato e Giostra cavalleresca, se ne sbatte delle variazioni di bilancio per dare un po’ di ossigeno ai lavoratori dell’Ara, dei Centri di ricerca, dei vongolari, delle imprese edili che hanno le pratiche bloccate, del Genio Civile, ecc. Al termine di questa giornata possiamo affermare con certezza e infinita amarezza che l’unico obiettivo del centrosinistra è realizzare questo “golpe” che non ha precedenti nella storia quarantennale di questa Regione».

«L'atto presentato dall’ex sottosegretario D’Alessandro – sottolineano i Consiglieri di Forza Italia - è quanto di più arrogante, indecente, irrispettoso e scandaloso poteva produrre questo centrosinistra e certifica in modo lampante, semmai ce ne fosse stato bisogno, come questo Governo regionale in un anno e mezzo abbia prodotto solo parole, parole, soltanto parole. Nulla di concreto è stato fatto, è tutto fermo e ingessato mentre gli abruzzesi aspettano delle risposte che chissà quando arriveranno».

«Una "riforma" del genere - che cambia radicalmente le regole del gioco - andrebbe discussa nelle commissioni», ha fatto notare Maurizio Acerbo (ex consigliere regionale di Prc) «e dovrebbe essere oggetto di dibattito largo nella società e nella politica regionale. Invece, sapendo che si tratta della madre di tutte le future porcherie, procedono con un blitz notturno. La destra, anche quella di provenienza missina, ha governato la Regione Abruzzo più volte ma mai gli era venuto in mente di svuotare il Consiglio Regionale con norme degne di un regime autoritario. Nell'attuale ordinamento il Presidente ha già poteri enormi e su gran parte delle materie neanche deve passare attraverso il voto del Consiglio.  Evidentemente a Luciano D'Alfonso non basta. Più passa il tempo e più diventa insofferente per quelle sedute che già anni fa definiva "palude". Per la democrazia ha sempre avuto una certa idiosincrasia preferendo le folle che applaudono ai suoi monologhi sovente incomprensibili alle discussioni pubbliche in cui corre il rischio di essere contraddetto. D'Alfonso non fronteggia oggi un'opposizione feroce come quella che facemmo a Gianni Chiodi. Eppure la trova comunque fastidiosa. E deve attribuirsi il potere di neutralizzarla insindacabilmente in qualsiasi momento lui voglia».

APPROVATO L’EMENDAMENTO PORCATA

Il Consiglio regionale ha alla fine  approvato alle 9 in prima lettura con 16 voti a favore, 9 contrari e l'astensione di Mario Mazzocca SEL, la modifica al regolamento che introduce lo strumento «dell'emendamento d'urgenza della Giunta regionale».

Non è stata raggiunta però la maggioranza qualificata di almeno 21 voti a favore. L'art 16 del regolamento vigente prevede infatti che «il regolamento è approvato a maggioranza dei due terzi dei componenti dell'Assemblea. Dopo il secondo scrutinio è sufficiente, per l'approvazione, la maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea».

La battaglia dunque continuerà.

GLI ALTRI PROVVEDIMENTI APPROVATI

Dopo la modifica al Regolamento interno per il funzionamento dei lavori dell’Assemblea, il Consiglio regionale ha approvato una risoluzione sulla riorganizzazione delle Prefetture e impegna il Presidente D’Alfonso ad attivarsi per impedire l’accorpamento di Chieti con Pescara e di Teramo con L’Aquila. In subordine si chiede di evitare la chiusura delle sedi di Chieti e Teramo, prevedendo un Ufficio centrale del Governo e 3 sedi distaccate, così da garantire il presidio nei 4 capoluoghi di provincia.

Respinta, invece, la risoluzione del M5S sulla petrolizzazione, in quanto la Giunta ha comunicato di aver già previsto di ricorrere alla magistratura amministrativa contro gli ultimi provvedimenti autorizzatori rilasciati recentemente.

Via libera anche alle variazioni al bilancio del Consiglio regionale e al progetto di legge sull’autoporto di Castellalto, che trasferisce la proprietà della struttura dalla Regione all’Arap (l’agenzia regionale attività produttive), che potrà destinarla alle proprie finalità istituzionali.

E’ stato inoltre approvato il progetto di legge a favore dei soggetti con disturbi specifici d’apprendimento (dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia), che introduce l’attivazione di percorsi diagnostici, oltre a misure da attuare in ambito scolastico e lavorativo. Gli altri punti all’ordine del giorno sono stati rinviati alla prossima seduta.