CALCIO

Teramo Calcio, Campitelli: «i tifosi mi dicano se devo andare via»

Il presidente ha chiesto unità ed ha avvertito: «non siamo attaccati alla sedia»

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TERAMO. Il patron del Teramo calcio, Luciano Campitelli, chiede alla tifoseria di dichiarare la volontà o meno che lui rimanga in veste di presidente.

La richiesta è giunta da un incontro che, in origine, doveva essere dedicato all'annuncio dell'incarico di amministratore a Giuseppe D'Aniello, lo scorso anno nello stesso ruolo a Varese. Nelle intenzioni del presidente c'era l'annuncio dell'incarico ma l'attenzione della folta rappresentanza di tifosi è stata attratta dall'ennesimo sfogo del numero uno della società di via Oberdan. Determinanti, per la richiesta, alcune scritte comparse sui muri vicini all'abitazione di Campitelli a Canzano, in provincia di Teramo, che lo invitano a lasciare la società. La paternità è stata disconosciuta oggi dalle frange ultrà del Teramo.

«Se c'è qualcuno che spinge perché questa società vada via - ha detto Campitelli - noi non siamo attaccati alla sedia, siamo pronti ad andare via da domattina, ma queste persone, se ci sono, devono uscire allo scoperto da subito per il bene di questa città e per scacciare i dubbi e la confusione che rischierebbero di non farci finire il campionato».

Campitelli ha poi parlato della situazione di mercato («Ci hanno dato una finestra di 20 giorni ma poi il Coni ha bloccato le nostre partite e noi non sappiamo quale campionato giocheremo») e ha ammesso grandi difficoltà nel chiudere i contratti con i calciatori per via dell'incertezza sportiva in cui si trova il Teramo. Quanto al ricorso al Collegio di garanzia del Coni - che è stato presentato oggi dai legali della società e con cui si chiede anche di fermare in via cautelare il campionato dell'Ascoli - Campitelli ha detto di essere convinto «di giocare in Lega Pro, anche se ci troviamo in mezzo a una guerra di potere tra Coni e Figc» e di aver fatto ricorso per restare in Serie B «sapendo che non succederà nulla» e solo per la resistenza del Forlì. «Se non si fosse creato il problema dello stop al nostro campionato stavano a parlare di acquisti, squadra, allenamenti. Ma adesso sono state giocate partite e sarà più difficile, ma siamo realistici potrebbe ridarci la serie B ma anche in misura minore la Serie D».

Capitelli ha chiesto unità nella tifoseria teramana, «per riprendere stimoli come sette anni fa quando presi questa società - ha aggiunto - e qualcuno disse che ero matto, ma sono rimasto stregato dal bianco e dal rosso. Adesso per continuare voglio il sostegno di tutti, dalla curva, alla tribuna, ai distinti: non sono attaccato alla poltrona, se devo andare via lo faccio anche domattina a metto a disposizione mezzo milione di euro di sponsorizzazione». Luciano Campitelli ha, infine, annunciato che, fino al pronunciamento definitivo del Coni, dopo la sospensione delle gare dei biancorossi, la S.S. Teramo Calcio sarà ufficialmente in silenzio stampa.

IL RESTYLING ORGANIZZATIVO DEL CLUB
Intanto Gianluca Scacchioli diventa direttore generale con delega per la parte tecnica, e Giuseppe D’Aniello come amministratore delegato del club.

«Mi fa piacere l’interesse della gente – le dichiarazioni del numero uno biancorosso - vivo di questo. Abbiamo l’idea di strutturare una società moderna e snella, peccato che venerdì sia venuto fuori un altro problema che ci ha rallentato nella nostra attività. Sette anni e mezzo fa, contro la volontà della mia famiglia, non ascoltai nessuno e decisi di rilevare la Teramo Calcio. Con mio cugino Ercole Cimini, siamo una famiglia che ha sempre puntato su onestà, correttezza e rettitudine. Ricordo quella conferenza iniziale, dicevo che saremmo tornati in C ma non mi rendevo conto della montagna da scalare. Ora che ci siamo abbiamo un futuro dinanzi che ci aspetta: nonostante stiamo pagando la querelle tra Coni e Federazione, infatti, credo che tutto rimarrà come sancito dal secondo grado di giudizio».
Sul rapporto con la tifoseria, infine, il patron ha chiosato: «Come società ci reputiamo dei genitori e mai un genitore può considerare negativamente un proprio figlio e, mi auguro, viceversa. Si mette in discussione il nostro operato, ma noi siamo passionali, del tutto stregati da questi colori e lo saremo per tutta la nostra vita. E del resto sfido chiunque a voler fare calcio senza la nostra vena di follia, con due milioni di euro impegnati per tre fideiussioni tra campionato di Serie B, quello passato di Lega Pro e quello prossimo. Dopo sette stagioni meravigliose, dense di momenti indimenticabili, la stanchezza si fa sentire, così come il dispiacere per qualcuno che sta spingendo affinchè questa società vada via. A queste persone, comunque, dico che è fondamentale che tutto si risolva in breve tempo, al fine di evitare confusione. E se non ci saranno le condizioni, saremo i primi a fare un passo indietro. Al nostro pubblico chiedo soltanto unità, per ridare entusiasmo alla proprietà, perché i sacrifici che ci aspettano sono immani e senza l’importante appoggio della gente lavorerei male e l’ultimo mio pensiero è quello di creare danni per questa splendida città. L’unione fa la forza».
Il neo-amministratore delegato Giuseppe D’Aniello, in apertura, accolto dall’applauso di benvenuto della sala, ha inteso ringraziare tutti per l’accoglienza ricevuta: «Ho avuto modo – le sue parole – di apprezzare la città e lo straordinario attaccamento dei tifosi al club. Ho scelto Teramo perchè mi sono legato al presidente, puntando più sul progetto che sul blasone. Ci tenevo, inoltre, a precisare una vicenda che ha riguardato la mia precedente esperienza a Varese: siamo stati, forse, la prima realtà ad auto-denunciarsi per una partita, quella con il Catania, attivando immediatamente il protocollo di sicurezza e segnalando il caso, poi esploso a livello nazionale, alla Federbet».
E sull’operato che lo attenderà ha aggiunto: «Io e Scacchioli saremo un’unica persona, io avrò una deformazione gestionale, lui sarà più vicino al discorso  tecnico-sportivo, ma condivideremo tutto e cammineremo insieme verso un obiettivo comune, il bene della società».