SANITA'

Rispuntano i 40mln di euro dell’assicurazione alla Asl per il terremoto: «che fine hanno fatto?»

Chiacchiere e una mozione approvata nel consiglio straordinario sulla sanità a L’Aquila

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L’AQUILA. Il film si potrebbe chiamare: “come far sparire 40 mln di euro” oppure “mamma mi si sono ristretti i 40 mln”. Ma più che fiction è realtà e ancora nel 2015 il dibattito politico è impegnato a chiedersi che fine abbiano fatto i soldi che le assicurazioni hanno girato alla Asl de L’Aquila per i danni subiti dall’ospedale San Salvatore per il sisma del 2009. Di questo e molto altro si è parlato stamane nell’ambito del consiglio straordinario sulla sanità del Comune de L’Aquila.

Quaranta milioni (in realtà sarebbero 47) dovrebbero essere talmente ingombranti da non poter sfuggire al controllo di alcuno, nemmeno dei cittadini al tempo di trasparenza.

Eppure  è stato il presidente del Consiglio comunale Carlo Benedetti nel suo intervento durante la riunione straordinaria sulla sanità a gettare ulteriori pesanti ombre su questo fiume di denaro che doveva servire a ricostruire il San Salvatore.

«Sulla vicenda degli oltre 40 milioni di euro intendo andare fino in fondo. La Asl dovrà chiarire come sono stati spesi», ha detto Benedetti, «si continua a parlare di riassetti e di massimi sistemi, - ha dichiarato Benedetti - si avanzano proposte ma nessuno dice che, a distanza di sei anni, l'ospedale regionale della città capoluogo non è stato ancora del tutto ricostruito. Eppure la struttura ha incassato un'assicurazione, a seguito del sisma e dei gravi danneggiamenti subiti, pari a oltre 40 milioni di euro. Fondi che sarebbero stati utilizzati per ripianare le falle del bilancio della sanità regionale. Sarebbe il colmo - ha proseguito Benedetti - se l'unico ospedale virtuoso e senza debiti non si potesse ricostruire perché deve tamponare i debiti altrui. Ritengo che tale questione sia basilare e dirimente. Se l'ospedale non viene ricostruito in tutte le sue parti si creano problemi e disservizi che rischiano di depotenziarne l'efficienza e indebolirne la posizione in ambito regionale. Per questo motivo intendo andare fino in fondo. Chiederò conto alla Asl, come Presidenza del Consiglio comunale, dell'utilizzo di questi fondi. La città, dopo sei anni, deve avere una risposta».

Basti qui ricordare che il San Salvatore è quell’ospedale che appena dopo il terremoto del 2009 fu al centro di uno scandalo già dimenticato per alcune testimonianze che avviarono processi sul cemento impastato con la sabbia ed il calcestruzzo depotenziato.

Anche per questo il nosocomio subì pesanti danni che misero a dura prova medici e sanitari che dovettero continuare ad assistere i malati in tende attrezzate in fretta.

La vicenda dei danni all’ospedale però era venuta fuori in un’altra incredibile, misteriosa e mai chiarita vicenda emersa da carte di procedimenti giudiziari che non hanno avuto seguito e per questo nessuna verità è stata mai ricercata.

Si trattava di una telefonata intercettata nella quale il difensore civico Manuela Pierdomnenico, broker assicurativo, raccontava a Giorgio D’Ambrosio dei soldi fatti arrivare attraverso le assicurazioni con  certificazioni che attestavano che i danni erano del terremoto mentre «erano pregressi».

Nella chiacchiere in libertà si parlava dei 3 mln girati per i danni al Comune di Chieti ma anche dell’Ospedale San Salvatore che era l’unica struttura che si era assicurata per il terremoto.

47 MLN E NON 40

A PrimaDaNoi.it l’ex manager Marzetti chiarì la vicenda e spiegò che la cifra in realtà ammonta a 47 mln di euro che fu pagata in tre parti.

IL DIBATTITO

Il consiglio comunale ha poi affrontato molti temi in generale della sanità aquilana.

«Si parla di ospedali di primo e secondo livello, ci si avvita su numeri e statistiche, ci si perde in discussioni campanilistiche - ha detto il sindaco Cialente- e si perde di vista il dato più significativo, quello dal quale partire. In un ambito, come quello sanitario regionale, in cui la società esterna che gestisce il servizio di elaborazione dati non fornisce informazioni precise, abbiamo una sola, drammatica certezza. Questa è una regione con poco più di 1 milione di abitanti e 140 milioni di mobilità passiva nella sanità. Gli utenti, insomma, scelgono di curarsi altrove. Questo vuol dire che qualcosa non va, che, in alcuni casi, la risposta non è efficace. Davanti a tale, annosa evidenza, anziché andare a vedere cosa non funziona, e perché, si moltiplicano reparti e servizi solo al fine di assecondare carriere e blandire l'elettorato. Il risultato è uno spreco di risorse e un ristagno dell'inefficienza. Quello che si deve fare è, invece, partire dalla medicina territoriale, dando risposte al fabbisogno base della popolazione, partendo dagli anziani e dai bambini, laddove ora, con una comunità con sempre più ultrasettantenni, si tagliano le Rsa pubbliche, con il risultato che le famiglie non sanno dove ricoverare gli anziani non autosufficienti. Bisogna invece creare dei presidi di medicina, chirurgia e ginecologia di base, organizzando al contempo una rete efficace ed efficiente del servizio di 118. A fronte di questo, promuovere centri di vera eccellenza, in grado di attirare utenza da fuori regione. Per l'ospedale dell'Aquila, per esempio, si dovrebbero potenziare le vocazioni nel campo dell'oncologia e della filiera neurochirurgica. Oggi  la medicina è cambiata. I reparti sono efficienti se hanno un'utenza tale da garantire il necessario know how del personale medico e paramedico e una strumentazione adeguata. Tutto questo ha un costo. I doppioni, inutilmente creati a distanze ridicole, disperdono le risorse e non garantiscono i livelli di sicurezza. Un reparto di emodinamica è sicuro non se sta sotto casa, ma se effettua un congruo numero di interventi al giorno. Ragionare in questi termini - ha concluso Cialente- vuol dire parlare di "salute". Magari porta meno voti, ma di sicuro salva più vite umane».


Alla fine il Consiglio comunale ha approvato, a maggioranza dei presenti, una mozione, che vede come primi firmatari i consiglieri Raffaele Daniele  (Udc), Guido Quintino Liris (Forza Italia) e Pierluigi Properzi
(Domani L'Aquila) ed è stata sottoscritta anche da altri consiglieri, con la quale «impegna il sindaco a proporre, presso i competenti organi regionali, di valutare con attenzione e concretezza la possibilità di creare due Asl regionali e a sostenere con forza la presenza di un ospedale di secondo livello nel territorio aquilano, salvaguardando le specialistiche mediche presenti all'Aquila, le attuali attività ospedaliere e i rapporti con l'Università».