IL CONTRO-DOSSIER

Un anno di D’Alfonso, ma chi paga lo show in piazza Unione?

Ecco il "contro-dossier" del centrodestra

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ABRUZZO.   Una delle domande ricorrenti dopo gli interventi autopromozionali-autocelebrativi di Luciano D’Alfonso, anche negli anni passati è: ma chi paga il conto?

I dubbi di ieri, quando era sindaco, si ripetono anche oggi che è presidente della Regione. E a questo giro l’interrogativo lo lancia l’ex consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo che si domanda: «chi paga lo show?»

Il riferimento è all’evento che si è tenuto venerdì sera a Piazza Unione, con tanto di palco e maxi schermo.  

Acerbo, esprime soddisfazione per i cittadini che ieri hanno contestato il presidente («come diceva Pertini Libero fischio in libero Stato»), contestazione che D’Alfonso ha bollato come «maleducazione costruita ad arte che ha perso sempre tutte le competizioni elettorali e perderà anche la prossima».

Ad accoglierlo in piazza, infatti, oltre ai sostenitori anche manifestanti che protestavano contro il taglio della sanità e i punti nascita («sono regole del ministero, siamo pronti a confrontarci su base di civiltà», ha detto D’Alfonso quando ha visto il cartello), i problemi dell’asse attrezzato («li risolveremo in 5 anni») i dipendenti del Ciapi che da un anno aspettano di conoscere il loro destino («ci sono 8 milioni di debiti, avete sbagliato tempi e classe dirigente per protestare»), i dipendenti delle Naiadi («stiamo riordinando tutto e salveremo posti di lavoro e servizi»), il comitato del no alla centrale termoelettrica di Picciano, oltre a cittadini che con dei manifesti hanno chiesto a D’Alfonso se conoscesse realmente prima del tempo l’esito della sentenza di Bussi, così come denunciato dal Fatto Quotidiano. Su quest’ultimo punto il presidente non ha mai rilasciato dichiarazioni pubbliche ma non ha nemmeno mai smentito quanto riportato dal giornale di Travaglio.  

Tornando ai soldi, il quesito resta: chi paga? Acerbo azzarda una risposta.

«Come sua abitudine D'Alfonso utilizza risorse pubbliche per attività di auto-promozione che nulla hanno a che fare con la comunicazione istituzionale. Non si capisce perché la Regione Abruzzo debba pagare le spese relative alle autocelebrazioni del presidente con affissione manifesti 6x3, depliant, allestimenti e tutto il resto».

«Questo genere di attività», insiste Acerbo, «dovrebbero essere organizzate dal Pd o dalla coalizione che sostiene la giunta regionale per illustrare le proprie attività e i propri risultati. Tra l'altro i gruppi consiliari hanno fondi destinati a questo genere di comunicazione. Altra cosa è far pagare anche ai cittadini che non hanno votato D'Alfonso i costi della sua permanente campagna elettorale in un momento in cui l'imposizione fiscale è al massimo e si tagliano le spese su tutto».

Acerbo ricorda inoltre che ad un anno dal suo insediamento la promessa riduzione delle retribuzioni degli eletti regionali non si è vista.

D’Alfonso disse testuali parole: ‘le corrispondenze di competenze economiche ai parlamentari regionali verranno parametrate ai sindaci delle grandi città capoluogo di regione’. L’impegno ripetuto in tutte le salse durante la campagna elettorale era quello, tradotto in una lingua comprensibile, di portare la retribuzione complessiva degli eletti regionali a circa 5.000 euro lordi. Ma cosa è accaduto negli ultimi 12 mesi? Niente. Non ha nemmeno presentato un proposta di legge. Ci ha invece pensato il M5S, ma è stato boicottato dalla maggioranza.

LE CRITICHE DEL CENTRODESTRA

Non si sono fatte attendere le critiche del centrodestra che ha preparato un “contro-dossier” illustrando le presunte pecche e falle del governo di centrosinistra.

«Sono evidenti alcune caratteristiche – ha spiegato il Presidente emerito Gianni Chiodi – non ci sono le coccole, nessuna riconciliazione tra le acque dolci e quelle salate ma tante chiacchiere. Questo governo regionale si è distinto per superficialità negli approcci, confermando di non essere abituato a risolvere le questioni importanti come quelle dei trasporti e della pubblica amministrazione. Registriamo una evidente inversione di tendenza nel processo di riduzione delle tasse da noi avviato ed è sempre più preoccupante lo scarso peso politico ai tavoli nazionali ed europei. Inoltre siamo di fronte a una cedevolezza nei confronti dei gruppi di potere con centinaia di milioni di euro destinati a fornitori privati senza sottoporli a contratti che ne regolino i rapporti».

«Per tracciare un bilancio del governo D’Alfonso ci siamo affidati ai numeri – sottolinea Lorenzo Sospiri, Capogruppo di Forza Italia, presentando il dossier consegnato ai giornalisti – e nel farlo ci siamo chiesti se l’Abruzzo oggi è una regione migliore. La risposta è no, è peggiore sotto tutti i punti di vista. Abbiamo oltre 3.000 disoccupati in più, c’è stata una evidente flessione nelle esportazioni ed è aumentata notevolmente la pressione fiscale con 81 milioni di euro di tasse in più, in un solo anno, tolti dalle tasche degli abruzzesi»

«E’ evidente l’assoluta mancanza di una visione strategica e di un’idea dell’Abruzzo – ha precisato Mauro Di Dalmazio (Abruzzo Futuro) – con provvedimenti mirati solo a ottenere un consenso immediato. Si sta palesando un ritorno a una divisione territoriale che si traduce in una assoluta mancanza di coesione e a una perdita di competitività. Vorrei porre l’attenzione sulla questione rifiuti: la riforma, che ci consentirebbe di puntare a una riorganizzazione e al miglior impiego dei fondi strutturali, si è arenata. C’è una Legge e ci sono le risorse ma tutto si è bloccato e prevedo che presto si tornerà nel caos con un conseguente aumento delle tariffe a carico delle famiglie».

Giorgio D’Ignazio di Ncd ha dichiarato: «La mia presenza è significativa e conferma che il mio riferimento è e resta Gianni Chiodi. Dopo anno posso affermare che in ambito sociale e per quanto riguarda le infrastrutture l’Abruzzo è molto peggiorato. Per questo continuerò a portare avanti un’opposizione che sia sempre fedele alla politica liberale del centrodestra».

Emilio Iampieri (Forza Italia): «Questo governo regionale si è caratterizzato per una penalizzazione gravissima delle aree interne. Vorrei chiedere a D’Alfonso, cosa ha in mente per L’Aquila e la sua ricostruzione? Vorrei sapere inoltre perché il Premier Renzi non viene all’Aquila».

«L’Abruzzo è più lento di prima – ha dichiarato Paolo Gatti vice Presidente del Consiglio regionale – più complicato e molto più banale. Quali politiche del lavoro hanno messo in campo in questo anno? Quali opportunità hanno creato?»

UN ANNO DI D'ALFONSO: DOSSIER CENTRODESTRA.pdf