LA PROTESTA

Ciapi, dipendenti si appellano a D’Alfonso: «quando manterrà le promesse fatte?»

Lavoratori senza stipendi aspettano la ‘riforma’: «fare presto

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ABRUZZO. Quando la Regione metterà in atto quanto proposto per salvaguardare il Ciapi e il suo personale? A chiederselo sono i 36 lavoratori che non dimenticano le promesse delle scorse settimane ma che soprattutto sono senza stipendio da marzo 2013 e senza l’assegno di cassa integrazione da dicembre 2014.

Di promesse, è vero, recentemente come in passato  ne sono state fatte tante. La vecchia Giunta di centrodestra aveva detto che avrebbe salvato il Ciapi, poi ha cancellato addirittura la sua quota associativa.

Erano arrivati sul tavolo dell’allora assessore Paolo Gatti diversi progetti di formazione, restati fermi. Era stato annunciata una trasformazione in spa, ma poi dopo un anno il progetto è sfumato con il pretesto di alcune leggi nazionali sulla spending review. Oggi ci si aspetta un impegno concreto da D’Alfonso, che con il Ciapi ha un vecchio rapporto di amicizia avendo fatto parte dell’ultimo CdA, poi sostituito da vari commissari.

Il nodo centrale sul quale i lavoratori vogliono risposte è la promessa della Regione (che detiene il 97% delle quote) di trasformare il Ciapi in “società in house”, soluzione che consentirebbe all’ente di formazione di gestire i fondi europei intercettati dall’Ente regionale.

Lo Statuto per questa trasformazione sarebbe già stato predisposto, si diceva già alcuni mesi fa. D’Alfonso avrebbe già tracciato le linee guida che ora devono essere tradotte dagli organi tecnici della Regione. E i dipendenti dell’ente di formazione chiedono dunque di accelerare i tempi. 

La Regione, il 9 settembre scorso, ricordano adesso i lavoratori, attraverso la ricognizione effettuata ha riconosciuto un debito verso il Ciapi di 5 milioni di euro che deriverebbero  esclusivamente dal mancato pagamento delle quote associative da parte della Regione e delle due province di Chieti e Pescara. 

Ad ottobre, però, sempre nella ricognizione degli enti partecipati il Ciapi non compare. «Perché siamo spariti dai bilanci regionali ormai dall’anno 2010?», chiedono i dipendenti. La mancanza di programmazione sulla formazione in generale ed in particolare sulle attività da far svolgere al Ciapi ha generato una situazione tale da mettere in cassa integrazione il personale dal maggio 2011 fino al maggio 2015.

«Ad oggi siamo tutti rientrati in sede», raccontano, «subendo anche il taglio della convenzione con la Regione per l’utilizzo dei lavoratori Ciapi in alcuni settori della regione stessa. Convenzione in atto dal 2000».

La storia del declino del Ciapi è lunga ed è costellata di continue inadempienze – antiche e recenti - della Regione che ha progressivamente asfissiato il bilancio dell’ente, ridotto quasi a zero. 
E questo è avvenuto nonostante l’obbligo della Regione di fornire i mezzi necessari per la sua attività, ripianandone anche le perdite e nonostante gli accordi sottoscritti e non attuati.

SCLOCCO SUL CIAPI: «STIAMO LAVORANDO»
«Stiamo lavorando per dare seguito a quanto detto negli incontri con le maestranze del Ciapi». E’ il commento dell’assessore regionale alle Politiche sociali Marinella Sclocco a proposito degli interrogativi sollevati sulla stampa locale dai lavoratori della struttura di formazione situata a Chieti scalo, di cui la Regione detiene il 97 per cento delle quote. «Il Ciapi – spiega Sclocco – ha un grande problema che viene da lontano: il debito accumulato negli anni. Lo risolveremo con la tempistica adeguata richiesta da una situazione così delicata, cercando di attuare con i tecnici quanto prospettato nelle scorse settimane».