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Fisco: Gdf scopre maxi frode fiscale per 27 mln euro

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ASCOLI PICENO. Altre sei denunce da parte della Guardia di finanza di Ascoli Piceno nell'ambito di un'indagine che lo scorso anno aveva portato all'arresto di sette persone e alla denuncia di altre tre per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale e contro il patrimonio nonché al sequestro di due terreni, una villa e un fabbricato nella provincia di Teramo e altri beni tra cui orologi di pregio e auto, per un valore complessivo di 1,2 milioni di euro. Le Fiamme gialle, nello sviluppo delle indagini, hanno portato alla luce una frode fiscale per 27 milioni di euro che sarebbe stata attuata da un'altra società di fatto gestita dallo stesso sodalizio criminale e completamente sconosciuta al fisco. Tramite accertamenti bancari e con una serie di capillari riscontri anche al di fuori delle Marche (in particolare nel Lazio) gli investigatori hanno scoperto il meccanismo della frode, perpetrata attraverso una società fantasma gestita da una serie di prestanome.

 Gli ulteriori approfondimenti eseguiti sul versante della finanza pubblica hanno portato anche all’ulteriore denuncia di 6 persone (R.N., P.O., P.R., D.I., M.E. e L.O.) per reati di natura fiscale e alla segnalazione, agli Uffici Finanziari, di una consistente frode fiscale per complessivi 27 milioni di euro, attuata in via principale da un’ulteriore società di fatto gestita dal medesimo sodalizio criminale, risultata sino a prima completamente sconosciuta al Fisco (“Evasore totale”).

Le indagini di polizia economica e finanziaria, rese particolarmente difficoltose a causa dell’assenza di qualsivoglia dichiarazione d’imposta e dal contestuale occultamento, da parte degli indagati, della documentazione contabile obbligatoria per legge – circostanze anch’esse segnalate all’Autorità Giudiziaria in quanto costituenti specifici e distinti reati contemplati dal Decreto Legislativo n. 74/2000 – sono state caratterizzate dal ricorso agli accertamenti bancari e da una serie di capillari riscontri operati anche al di fuori della regione Marche (in particolare, nel Lazio) che hanno svelato il meccanismo illecito della frode, sostanzialmente perpetrata per il tramite di una società “fantasma”, avente una sede risultata il classico “mero recapito”, gestita da una serie di soggetti “prestanome”.

La ricostruzione della posizione fiscale della società ha consentito quindi di ricondurre all’assoggettamento a tassazione 10,6 milioni di euro ai fini delle imposte dirette, altri 9 milioni di euro sottratti all’I.R.A.P., a fronte degli ulteriori 3 milioni di euro evasi ai fini dell’I.Re.S. e di altri 4,3 milioni di euro ai fini dell’I.V.A.