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No Ombrina, “gemellaggio” tra abruzzesi e lucani contro la Rockhopper

Attivisti ieri in Basilicata contro la deriva petrolifera

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ABRUZZO. Le bandiere del movimento No Ombrina hanno sventolato ieri tra i meravigliosi boschi lucani per portare la solidarietà della comunità abruzzese a quella della Basilicata.

Cinquanta persone, con un pullman partito all'alba da Lanciano, hanno partecipato alla passeggiata “Stiamo sul pozzo” organizzata dal movimento “No triv” lucano per far conoscere direttamente il progetto della Rockhopper, la stessa società inglese che propone il progetto Ombrina mare davanti alle coste abruzzesi, che in Basilicata vuole riprendere a perforare in un'area su cui insiste già un pozzo che negli anni '90 sarebbe stato chiuso perché incidentato.

Montegrosso (permesso di ricerca Serra San Bernardo) è attualmente il pozzo più vicino a Potenza, a soli 10 km circa dal centro storico e 7 da Bucaletto (pur ricadendo nel comune di Brindisi di Montagna). Nel 1999 la MedOil Gas dichiarò chiuso tale pozzo a causa di un incidente la cui dinamica non è stata chiarita né dalla compagnia petrolifera, né dall’UNMIG (Ministero dello Sviluppo Economico).  

L’area pozzo “ospita” ben due pozzi, perforati negli anni scorsi: Monte Grosso 1 sospeso perché incidentato nel 1999 e chiuso con dei tappi di cemento alla quota di 1600 mt e Monte Grosso 1 ST, con una profondità di circa 6000 metri, che fu bloccato perché risultò sterile come risulta dai dati UNMIG.

Oggi la Rockhopper Italia SpA, subentrata alla MedOil Gas, ha ottenuto dall'Autorità di Bacino Interregionale, presieduta dal “governatore” lucano Marcello Pittella, il permesso di realizzare degli interventi di consolidamento e di monitoraggio: la zona, classificata a rischio idrogeologico massimo (R4), viene così in parte riclassificata in areale bonificato (Rb), in modo da consentire alla compagnia di effettuare nuovi lavori, finalizzati, per sua stessa ammissione, alla perforazione già nel 2016 cosi come scrivono sul loro sito web.

«Centinaia di partecipanti all'iniziativa hanno potuto constatare sul campo tutte le criticità ambientali collegate ad un pozzo petrolifero in terraferma», commenta il coordinamento No Ombrina 2015. «Solo il Governo Renzi non vuole ammettere quello che è ormai palese ai più, pur di fare regali alle lobby del petrolio. Trascinare il Belpaese in una deriva petrolifera e verso il mondo dell'economia fossile del passato con il decreto Sblocca/Sporca Italia è un errore drammatico, nel paese del sole e delle bellezze paesaggistiche e artistiche».

«L'efficienza energetica e le fonti rinnovabili sono già oggi competitive», continuano gli ambientalisti. «Questo bilancio sarebbe molto più favorevole se nel conto complessivo dei costi e dei benefici venisse finalmente incluso il danno ambientale che non viene pagato dalle compagnie petrolifere perché puntualmente “esternalizzato”, facendolo pagare ai cittadini sia economicamente sia sotto forma di problemi alla salute e all'ambiente».