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Donatella Grosso, l’avvocato fa a pezzi la giustizia abruzzese: «uno scandalo»

Il legale della famiglia sanziona l’operato degli inquirenti

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PESCARA. Per ora il caso è chiuso, senza risposte. Non c’è nessun responsabile per la scomparsa misteriosa, avvenuta 19 anni fa, di Donatella Grosso. Ma si tratta di una storia che non fa onore a nessuno e che segna una sconfitta per la giustizia e per la società. L’avvocato che ha seguito il caso per anni non risparmia giudizi impietosi per la giustizia abruzzese che ne esce a pezzi.
La trentenne è sparita dalla sua casa di Francavilla nella notte tra il 26 e il 27 luglio del 1996 e in quasi venti anni di ricerche e di indagini non si è mai arrivati alla verità sul caso.
Nelle scorse settimane l’indagine è stata definitivamente archiviata ed è stata rigettata la terza opposizione all’archiviazione proposta dalla famiglia.  Non ci sarà alcun processo, nemmeno a carico dell’ex fidanzato, Marco F.: secondo il gip, infatti, non ci sarebbero elementi sufficienti per portare avanti un dibattimento.
«Ma noi non ci arrendiamo», assicura il legale della famiglia, Giacomo Frazzitta, in una intervista rilasciata a Osservatore Italia. Il legale contesta tutte le falle di una indagine lunga quanto difficile e con alcuni lati oscuri.
«Lasceremo passare un po’ di tempo poi riprenderemo le carte e ripartiremo con nuovi testimoni», ha detto Frazzitta che nei mesi scorsi aveva chiesto al Tribunale di Pescara di non archiviare il procedimento ma di condurre ulteriori accertamenti come ad esempio l’estrazione del dna dal frammento di impronta digitale ritrovato sul francobollo di una lettera che sarebbe stata spedita da Donatella alla famiglia.
«Lo avevamo già chiesto due volte», ha ricordato Frazzitta, «e ci era stato detto di no. Siamo tornati all’attacco dopo un ulteriore sollecito da parte del nostro consulente, Luciano Garofalo, e dopo che avevamo anche ascoltato i periti dei giudici che reputavano importante questo ulteriore accertamento, mai fatto».  Ma il gip di Pescara ha detto no.

«SCANDALOSI DEFICIT»
Per Frazzitta in questa lunga inchiesta, che si è spostata più volte tra la Procura di Chieti e Pescara, non ci siano stati errori «ma degli scandalosi deficit. Io credo sia stato forse il peggior incipit d’indagine che mai la storia giudiziaria italiana abbia avuto».
L’avvocato ricorda che dopo la scomparsa della donna vennero disposte delle intercettazioni «da settembre 1996 a febbraio 1997». Sei mesi dopo «l’allora gip di Pescara, che non è l’attuale gip, non solo chiuse l’indagine, quando avrebbe avuto a disposizione 4 anni per indagare, ma dispose anche la distruzione dei nastri delle intercettazioni. Un fatto non grave ma scandaloso per una indagine che aveva meno di 6 mesi per un reato di omicidio».
Così quei nastri sono stati distrutti: «abbiamo perso tutto», ha insistito Frazzitta, «non sappiamo cosa c’era e non lo sapremo mai. È stato archiviato subito un reato di omicidio che avrebbe potuto avere 4 anni di indagini e dopo sei mesi si ordina distruzione dei file audio… mai vista una cosa del genere».
Frazzitta ha ricordato anche che il fidanzato di Donatella, l’unico in questi anni finito nel registro degli indagati, venne messo subito sotto torchio ed «emersero fin da subito gravi contraddizioni.  Prima disse che non la conosceva, poi che non la vedeva da mesi o che l’aveva vista forse due giorni prima. Poi cambiò ancora versione dicendo di aver avuto una relazione, che forse l’aveva vista quel giorno e poi tre testimoni oculari confermano che quella notte Donatella e Marco vanno via insieme».
La verità però non è mai stata accertata: «c’è stata una cattiva impostazione dell’indagine», ha ribadito Frazzitta, «che non ha solo creato la morte della giustizia ma anche la morte della speranza di arrivare alla giustizia».
Non risultano tuttavia provvedimenti di alcun genere a carico di nessun tassello della filiera giudiziaria che ha operato su questo caso, dalle procure ai tribunali, che in quasi 20 anni si sono occupati di questo caso.
Per le istituzioni, dunque, oltre a non esserci alcun colpevole non ci sono stati errori.
Proprio così dovevano comportarsi le figure istituzionali chiamate ad amministrare la giustizia in nome del popolo.