L'INTERVISTA

Sentenza Bussi svelata prima? Cristina Gerardis conferma a metà: «vero ma era solo una voce»

Intervistata dal Tg3 l’avvocato dello Stato spiega perché non denunciò

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ABRUZZO. E’ vero: l’incontro c’è stato all’inizio di dicembre due settimane prima della sentenza. E’ vero: in quella sede fu detto che era tutto deciso e che ci sarebbero state assoluzioni. Non viene svelata la fonte di quella notizia. Quella “rivelazione” «era solo una voce e come tutte le voci non aveva rilievo penale».
L’avvocato dello Stato nel processo di Bussi, Cristina Gerardis ed oggi direttore generale della Regione Abruzzo chiamata da Luciano D’Alfonso, intervistata dal Tg3, conferma a metà la versione de Il Fatto quotidiano di oggi e delinea meglio il contesto che sta emergendo con prepotenza dagli scoop del giornale diretto da Marco Travaglio.
Secondo il giornale la notizia delle assoluzioni venne comunicata in una riunione alla quale erano presenti tutte le parti civili del processo il 4 dicembre 2014.

«Sì il fatto di questa riunione è vero, la riunione è avvenuta», dice Gerardis, «è vero anche che in quella sede si parlò della possibile assoluzione degli imputati».
Poi Roberto Mingardi chiede: «può dirci chi diede la notizia?»
Gerardis: «Preferirei non dare un dettaglio di questo genere. Credo che su questa vicenda debbano indagare le autorità».
La domanda che dà la svolta è però : «avevano un valore di tipo penale queste notizie tali da essere denunciare oppure no»?
L’attuale direttore della Regione allora spiega che è vera anche la circostanza che notizie riguardanti l’esito del processo erano di dominio pubblico e che con l’approssimarsi della sentenza si erano fatte più intense.
Ecco, allora, il perché la Gerardis (e si presume anche tutti gli altri che vennero a conoscenza di questa cosa) non denunciarono: «erano voci e come tutte le voci non avevano un rilievo penale».

Gerardis poi spiega che dal punto di vista della procedura penale l’Avvocatura dello Stato ha proposto impugnazione e ricorso per Cassazione, ha dedotto ragioni per cui non condivide la sentenza ed attende il verdetto.
«Leggere su un quotidiano notizie del genere ovviamente non mi lascia indifferente», ha aggiunto, «è opportuno che una sentenza si formi in modo lineare e per questo è necessario che tale vicenda sia approfondita nelle sedi opportune».
Dichiarazioni dello stesso tenore anche di Camillo D’Alessandro: «quello che è accaduto lì, grida vendetta, il fatto che emerge ha il diritto di essere approfondito».

«Oggi», dice il segretario Pd Abruzzo, Marco Rapino, «ci fa davvero molto male poter sospettare che il processo non sia stato svolto in maniera serena. I cittadini devono avere certezze e chiarimenti sull’accaduto.  Siamo certi  che se c'é da intervenire, tutte le autorità competenti chiamate in causa, sapranno cosa fare . Spero che ogni dubbio e sospetto possano essere fugati quanto prima».
Dunque tutti concordi con il fatto (scontato) di approfondire la vicenda e restituire qualche certezza ufficiale oltre le pagine di giornale, certezze che ora diverse istituzioni dovranno a vario titolo ricercare.
Resta da capire il riserbo sulla fonte della “rivelazione” che non avrebbe fatto altro –stando alla Gerardis- che ripetere quanto tutti già ripetevano e che nessuno pare abbia preso sul serio come notizia con qualche fondamento.