CASTRA CASTA

Stop vitalizi ai condannati. Castaldi (M5S): «è una farsa, uno schifo»

«Bozza cambiata 25 volte per avvantaggiare ‘gli amici’»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1288

ROMA. Dopo mesi di rinvii e di incessanti polemiche tra i partiti, i presidenti delle Camere, forse anche grazie alle elezioni regionali ormai alle porte, riescono a tagliare quello che ormai può essere considerato il loro traguardo: gli uffici di presidenza di Senato e Camera dicono sì alla delibera che taglia il vitalizio ai parlamentari condannati.
La maggioranza si spacca: quasi tutto il Pd vota "sì"; Ap o non si presenta o non vota; Svp a Palazzo Madama si astiene. E anche l'opposizione è in ordine sparso: FI abbandona i lavori; M5S alla Camera esce e al Senato dice "no"; Sel dà l'ok insieme a Lega e FdI; mentre FI abbandona i lavori. L'approvazione della delibera, che cancella il "privilegio previdenziale" per il parlamentare che subisce una condanna definitiva a più di due anni per reati di mafia, terrorismo, contro la P.A.(eccezion fatta per l'abuso d'ufficio) e per tutti quelli che prevedono condanne non inferiori nel massimo a 6 anni, tra cui anche la frode fiscale, ma non il finanziamento illecito ai partiti, è stata una strada piuttosto in salita.
Ma nella delibera approvata sono comparse misure che prima non c'erano e che sono state aspramente criticate dai 5 Stelle che alla fine o hanno votato contro o se ne sono andati.

«E’ una farsa, uno schifo», commenta il senatore di Vasto, Gianluca Castaldi. «Mica siamo matti che non abbiamo votato un nostro cavallo di battaglia. Noi siamo stati i primi a proporre questa cosa. L'iniziativa è partita dal M5S che ha depositato al Senato la prima bozza il 9 giugno 2014 ed in precedenza presentò emendamenti (bocciati) e disegni di legge. La bozza originaria è stata ovviamente stravolta. Undici mesi di battaglia sono stati stravolti con l'accordo al ribasso che la Boldrini e Grasso hanno raggiunto la scorsa settimana con il Pd. Un accordo al ribasso fatto escludendo il M5S che questa battaglia aveva condotto con onestà intellettuale, coerenza, umiltà al fianco del presidente del Senato».
Dunque secondo il Movimento 5 Stelle quella approvata ieri sarebbe una farsa, a partire dalla denominazione: "Soppressione dei vitalizi ai condannati". Infatti non è una soppressione, ma una sospensione.
«Un testo cambiato 25 volte con una gara al ribasso come negli appalti truccati, per vanificarne l'applicabilità», sostengono i grillini. «Un testo che appare studiato scientificamente per salvare determinati politici e colpire alcuni capri espiatori che non servono più».
La soglia minima per subire la revoca, infatti, è stata alzata: dai reati con pena massima a 4 anni (proposta originaria del M5S e dello stesso Grasso) si è giunta a reati con pena massima a 6 anni. Escluso, quindi, ad esempio, un reato grave come l'abuso d'ufficio ed altri gravi reati.
«La delibera, inoltre, salva la stragrande maggioranza dei politici condannati, tutti i protagonisti e comparse di Tangentopoli anni'90, ad esempio, e colpisce solo una piccola cerchia», denunciano i grillini.

«Paradossalmente, se un cittadino ha riportato una determinata condanna, in applicazione della legge Severino non può essere eleggibile in Parlamento, ma se la stessa condanna la riceve mentre è parlamentare gli spetterà pure il vitalizio».
Tutti i condannati che hanno ottenuto la "riabilitazione" riavranno il vitalizio.
La riabilitazione può essere richiesta 3 anni dopo la fine della condanna (o dopo 8 o 10 anni in caso di reati gravissimi e di recidiva) e, qualora venga concessa, il vitalizio potrà essere ridato perché la fedina penale torna ad essere pulita e viene quindi meno "il requisito negativo" che ha portato al taglio del beneficio previdenziale.
Il taglio, intanto, diventerà operativo tra 60 giorni, quando entrerà in vigore la delibera. E a "pagarne le spese" potrebbero essere tra gli altri Berlusconi, Dell'Utri e Previti.