SANITA'

Ospedale Penne, Paolucci contestato e D’Alfonso non c’è. Il centrodestra prepara il ‘Tapiro d’oro’

Sospiri: «hanno annunciato come nuovi lavori già finanziati da Chiodi»

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PENNE. L’incontro era stato fissato per illustrare il ‘Piano di Sviluppo dell’ospedale San Massimo’ e alla fine è stata una nuova occasione per contestare l’assessore Silvio Paolucci e protestare contro la decisione di chiudere il punto nascita di Penne.
All’incontro di ieri mattina doveva partecipare anche il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso. L’appuntamento era stato segnalato anche sulla sua agenda pubblicata quotidianamente su Facebook. Però poi a Penne D’Alfonso non si è visto e qualcuno ha ipotizzato che temesse di essere contestato. Ha smentito categoricamente l’assessore Paolucci che ha spiegato: «aveva un altro incontro istituzionale».
Intanto il centrodestra pensa alla consegna di un tapiro d’oro alla giunta di centrosinistra, consegna che avverrà probabilmente martedì prossimo in Consiglio regionale: «per l’incontro di Penne Paolucci e D’Alfonso», commenta il consigliere regionale di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, «hanno ben pensato di approfittare delle opere già messe in cantiere dalla giunta Chiodi per l’ampliamento e la ristrutturazione del presidio ospedaliero, opere già finanziate sempre dal presidente Chiodi, per la serie: ‘Vi chiudiamo punto nascita e pronto soccorso, ma vi facciamo l’ospedale più bello’».

Da qui la decisione di consegnare a D’Alfonso un Tapiro «per ricordargli che non ci si appropria delle opere altrui per fare bella figura con i cittadini».
«Ma i cittadini non si sono lasciati abbindolare», continua Sospiri, «e infatti, forse preallertato da qualche voce di corridoio, il Presidente D’Alfonso non si è neanche presentato all’appuntamento, mentre l’assessore Paolucci, lasciato solo, ha dovuto abbandonare in fretta la sala non riuscendo più a gestire le contestazioni, e lasciando l’amaro calice al manager D’Amario, che non è riuscito, ovviamente, a placare gli animi. Prima Sulmona, oggi Penne, due ‘casi’ che forse dovrebbero significare qualcosa per l’esecutivo regionale, ossia che i nostri territori non intendono subire passivamente la chiusura di strutture sanitarie fondamentali per garantire il diritto alla salute e prima o poi D’Alfonso e il suo assessore dovranno affrontare la dura realtà, facendo i conti tra le promesse propinate in campagna elettorale e i provvedimenti scellerati».