POLEMICHE INFINITE

Profughi in Abruzzo, nuovi arrivi tra hotel e istituti religiosi. «A rischio stagione turistica»

Sospiri chiede di spostare gli immigrati alloggiati in hotel

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ABRUZZO. In arrivo in Abruzzo diverse decine di profughi che dovranno essere ospitati in strutture idonee.
Si infiamma il dibattito politico tra favorevoli e contrari, tra chi sostiene che gli alloggi scelti non siano idonei e chi ritiene che non ci si possa girare dall’altra parte ma tendere una mano a chi ha bisogno d’aiuto.
Il Ministero degli Interni da mesi aveva chiesto alle prefetture di organizzare l’ospitalità dei rifugiati che continuano senza sosta a sbarcare sulle coste italiane, tanto che già a marzo si era stimato l’arrivo in regione di almeno mille profughi per un costo di circa 9 milioni di euro.

Agli immigrati viene offerto vitto, alloggio, assistenza e un ‘pocket money’ ovvero un buono giornaliero che va da un minimo di 2,50 euro a un massimo di 7,50 per l’intero nucleo familiare da spendere in strutture ed esercenti convenzionati. C’è anche l’opzione carta prepagata per schede telefoniche, snack alimentari, giornali, sigarette, biglietti per il trasporto pubblico.
Tre giorni fa il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, ha occupato simbolicamente l’ingresso degli Istituti riuniti San Giovanni Battista di via dei Cappuccini al grido di ‘qui non entreranno mai’.
Nelle stesse ore a Palmoli, nel Vastese, una quarantina di profughi per protesta hanno bloccato alcune strade cittadine e la strada provinciale che collega a Carunchio. Motivo della manifestazione il ritardo nell'ottenimento dei documenti da rifugiato politico che permetterebbero di allontanarsi dai centri di accoglienza per andare ovunque in Europa.
Mercoledì mattina, invece, 32 profughi, tutti stranieri sbarcati sulle coste italiane negli ultimi giorni, sono arrivati a Montesilvano e ospitati in una struttura alberghiera.
Il sindaco Francesco Maragno ha chiesto un incontro urgente con la prefettura che dovrebbe tenersi la prossima settimana. A preoccupare è l’approssimarsi della stagione estiva: «è necessario individuare proposte e progettualità che siano in grado di coniugare le esigenze turistiche di Montesilvano, e al tempo stesso i diritti irrinunciabili dei rifugiati», sostiene il primo cittadino.

«COSI’ SI UCCIDE ECONOMIA TURISTICA»
Più netto il consigliere regionale di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, secondo cui riempire di profughi la zona più turistica di Montesilvano, quella dei Grandi Alberghi, per una città che vive di turismo, significa «uccidere l'economia di quel territorio dove peraltro la crisi economica imperante ha ridotto al collasso centinaia di famiglie, costrette, nella migliore delle ipotesi, a ricorrere all'assistenza della Caritas e dei Servizi sociali per un piatto di pasta e per pagare una bolletta, a fronte di profughi per i quali lo Stato italiano, Governo Renzi-Alfano, spenderà 35 euro al giorno a testa per garantire vitto e alloggio di lusso».
Sospiri chiede a Maragno di bloccare ulteriori arrivi e chiedere il trasferimento di quanti già si trovano nella città adriatica. «Non buttiamola subito nella gazzarra del razzismo, e piuttosto ragioniamo su fatti oggettivi e concreti - ha specificato il capogruppo di Forza Italia -: sistemare i profughi nella zona dei Grandi Alberghi di Montesilvano, in via Maresca, significa aver ucciso la stagione turistica stessa, con la cancellazione di decine di prenotazioni di posti letto».

GLI ISTITUTI RIUNITI NON SONO IDONEI
Bassam El Zohbi, capogruppo del Centro Democratico al Comune di Chieti ‘rassicura’ invece Di Primio (accusandolo tra l’altro di sfruttare il caso profughi per avere visibilità): «gli immigrati agli Istituti Riuniti non arriveranno e non certo per la sua lettera al Prefetto o per la patetica riunione di condominio stile “4 amici al bar” organizzata davanti l’ingresso degli Istituti in Piazza Garibaldi. Infatti, i profughi non potranno venire agli Istituti perché la struttura non è ancora pronta ad accoglierli per motivi di organizzazione interna e di logistica per via degli spazi che dovranno essere separati, e resi autonomi come prevede la Legge rispetto ai pazienti ivi già ricoverati».

Il Bando presentato dalla Prefettura di Chieti per i primi profughi è stato vinto da due società che li ospiteranno in altrettante strutture del vastese mentre i successivi 18 non andranno agli Istituti Riuniti perché come detto non ancora pronti, ma si aggiungeranno a quelli già ospitati a Brecciarola nel Centro gestito da Suor Vera.
Successivamente, sempre su richiesta del Prefetto di Chieti, quindi dello Stato, quindi dello stesso Ministro dell’Interno Angelino Alfano (leader del partito di cui fa fare il Sindaco), altri profughi verranno ospitati nell’ex struttura delle suore Orsoline alla Civitella, oggi in gestione dalla Casa Famiglia di Don Oreste Benzi.

«Un sindaco serio», chiude El Zohbi, «si relaziona con il prefetto non con “Casa Pound” ma soprattutto non alimenta, per avere effimera visibilità, allarmismi inutili e infondati».

IL PROBLEMA DELLE RICHIESTE D’ASILO
Stefano Galieni e Maurizio Acerbo (Rc), sostengono invece che questo clima sarà sfruttato per raccogliere consensi e creare «inutile allarme sociale».
I due chiedono al governo di definire con certezza tempi e modalità di risposte alle richieste di asilo perché è lì che si incardinerebbero i problemi maggiori: «i profughi», sottolineano Galieni e Acerbo, «aspettano mesi per avere una risposta che consenta loro di progettarsi un futuro più sereno, possibilmente in un luogo in cui ricostruirsi una vita».
Lo scorso anno, a fronte dell'aumento degli arrivi, il governo aveva predisposto un ampliamento delle commissioni territoriali per il diritto d'asilo e uno snellimento delle procedure, con la possibilità che ad ascoltare il richiedente asilo potesse essere anche un solo membro della commissione, solitamente composta da 4 persone. «Molte di queste commissioni non si sono ancora insediate», denuncia Rc, «o, se l'hanno fatto, si sono ritrovate con un immenso lavoro arretrato da smaltire. Ma l'assurdo è che spesso basta poco, un interprete inadeguato, una inesattezza nel racconto delle ragioni per cui si è fuggiti, la scarsa preparazione di chi è adibito ad esprimere un parere, volontà restrittive, che la domanda venga respinta. Allora si deve ricorrere in appello. Di solito si vince ma si ottiene la protezione internazionale o sussidiaria, in pratica un provvedimento temporaneo che non permette neanche di lasciare l'Italia e che vincola alla provincia in cui si è fatta richiesta d'asilo». Questi tempi, che in altri stati come la Svezia durano poche settimane in Italia si traducono in attese che arrivano ai 18 mesi. 18 mesi in cui si vive nel nulla, senza prospettive, ammassati, malnutriti.