PUNTI SUL VIVO

Punti nascita, a Sulmona D’Alfonso rischia il linciaggio della folla. Il sindaco: «una pulcinellata»

Arrivo a sorpresa sabato pomeriggio e la popolazione non gradisce

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3695


SULMONA. A quasi un anno esatto dalla sua elezione, il presidente Luciano D’Alfonso ha dovuto fare i conti con una feroce contestazione, la prima per un amministratore solitamente abituato a creare consenso ed instaurare un feeling con la popolazione.
Ma questa volta è diverso: sul tavolo la discussione dei punti nascita che infuoca la regione e i tagli prospettati proprio non vanno giù. Sulmona è in agitazione da settimane, la città chiede di salvare il punto nascita e di non subire l’ennesima spoliazione. Già la settimana scorsa durante il Consiglio comunale si era respirato il malumore dei cittadini, stanchi di dover fare i conti con decisioni imposte dall’altro.
Sostenere, come hanno fatto l’assessore Paolucci e il presidente D’Alfonso, che si va avanti lo stesso e che il voto del Consiglio regionale nei fatti non servirà a cambiare il programma, pone anzitutto un problema di democrazia e rappresentanza del Consiglio regionale eletto dagli abruzzesi e questa posizione sta esasperando gli animi.
Così sabato scorso il presidente della Regione è riuscito ad evitare il peggio solo grazie al pronto intervento dei carabinieri e della polizia, dopo essere stato affrontato da alcuni manifestanti che protestavano a Sulmona contro la chiusura del punto nascita. Il fatto è accaduto all'interno dell'aula consiliare del Comune di Sulmona, dove D'Alfonso era arrivato per spiegare le motivazioni del decreto che prevede la soppressione di quattro punti nascita.

Dunque se il presidente di centrodestra Gianni Chiodi in passato era stato criticato per aver effettuato tagli lineari e per essersi comportato da ‘commercialista’ tagliando, la linea dell’attuale commissario continua nella stessa direzione anche per supposti obblighi imposti da Roma. Il tutto per cercare di ripianare i conti della sanità che sono stati aggravati da gestioni decennali non esemplari e più di una volta contestati dalle autorità giudiziarie.
D'Alfonso era arrivato a Sulmona per prendere parte a un convegno sulla statua di Ovidio, organizzato dall'associazione 'Ares'. Già al suo arrivo ha trovato ad attenderlo un centinaio di manifestanti che lo hanno subito assediato tra contestazioni e domande sulle sorti del punto nascita sulmonese. Il presidente della Regione non ha voluto parlare, acconsentendo però alla richiesta di un incontro nell'aula consiliare del Comune, occupata da due settimane dal Comitato civico per la salvaguardia del punto nascita. Tutti i manifestanti presenti si sono precipitati nella residenza municipale, affollandola, dove il governatore è arrivato più tardi, richiedendo la presenza del sindaco di Sulmona, Giuseppe Ranalli - al posto del quale è arrivato invece il vicesindaco Luisa Taglieri - e specificando di essere presente non in veste istituzionale.


«ADERIAMO ALLE RICHIESTE DEL GOVERNO»
Dopo i vari interventi, D'Alfonso ha spiegato alle telecamere di Rete5.tv che la decisione di chiusura dei quattro punti nascita abruzzesi era stata adottata esclusivamente per aderire alle richieste avanzate dal Ministero della Salute per uscire dal commissariamento. Ha quindi chiuso il discorso, promettendo che sarebbe tornato a Sulmona con un consiglio regionale per discutere del problema. «non mi spavento della folla, perché è un pezzo di democrazia» ha detto D'Alfonso alla folla che lo pressava.
«Mettiamoci al lavoro con la giunta comunale - ha aggiunto - e concordiamo un piano di investimenti. Il risultato vostro è un impegno mio». Nemmeno il tempo di concludere il discorso ed avviarsi verso l'uscita sono cominciati i fischi e in pochi istanti è scattata la contestazione: a quel punto i manifestanti hanno assediato e circondato il presidente, affrontandolo fisicamente mentre tentava di uscire dall'aula consiliare al grido di ‘Vergogna vergogna’.
Tensione alle stelle e ad evitare il peggio, come detto, è stato l'intervento dei rappresentanti delle forze dell'ordine che hanno creato un cordone protettivo intorno al governatore, accompagnandolo fino all'uscita del Comune, tra le urla dei manifestanti inviperiti, attraverso un accesso secondario; da lì D'Alfonso ha poi raggiunto l'auto di servizio che lo ha accompagnato via dalla città. «Non ci arrendiamo», hanno gridato i cittadini che tra l’insoddisfazione personale hanno avuto comunque la percezione di aver segnato un punto importante e aver fatto capire al presidente che la posizione della città è ferma.
«Ci aspettavamo una apertura almeno verso la deroga invece D’Alfonso ha rimbalzato la responsabilità al subcommissario. Ma non è così, lui la deroga la può proporre e la può dare», ha commentato Luigi La Civita da giorni impegnato nell’occupazione del Palazzo comunale.
Resta ora da vedere se D’Alfonso tornerà in città per la giunta tematica, così come ha annunciato, o se preferirà evitare un nuovo confronto con la popolazione che vuole risposte certe e chiare. 

«UNA PULCINELLATA»
«E' stata una Pulcinellata. Venire a Sulmona in quel modo, senza rispetto delle istituzioni è stato sbagliato e avventato. Un comportamento che va condannato come vanno condannati gli atteggiamenti di violenza messi in atto da alcuni componenti del comitato contro la chiusura del punto nascita di Sulmona».
Dopo gli insulti e le spinte di Sulmona, è arrivata per D’Alfonso anche la bacchettata del sindaco, Giuseppe Ranalli. Per il sindaco, soprattutto alla luce della protesta da parte dei cittadini che c'era stata giovedì scorso nel corso del consiglio regionale dove la maggioranza è andata sotto proprio sui punti nascita, il governatore e commissario regionale alla Sanità, doveva andare a Sulmona in maniera istituzionale portando delle proposte concrete.
«Noi in Comune non sapevamo nulla - prosegue il primo cittadino - e sfidare in quel modo la folla, ribadendo che il punto nascita sarà chiuso, è stato molto pericoloso. Noi, però, non molliamo e lotteremo fino alla fine perché il punto nascita di Sulmona sia salvato così come il nostro ospedale».
Il sindaco Ranalli ha quindi, annunciato che chiederà al direttore generale della Asl, Giancarlo Silveri, il rispetto dell'accordo di programma sottoscritto alcuni mesi fa, che prevede la realizzazione del nuovo blocco operatorio tra cui la sala parto, per una spesa di 10 milioni di euro e la realizzazione del nuovo blocco ospedaliero i cui lavori sono già iniziati.
«Come Comune abbiamo investito delle consistenti risorse economiche tra espropri e opere di urbanizzazione», conclude Ranalli, «e se non sarà rispettato il programma sottoscritto, invieremo tutta la documentazione alla Corte dei Conti».

SINDACATI: «COME SI PUO' CHIUDERE»
«Nessuno che conosca minimamente com’è fatta questa regione può ragionevolmente pensare che a 100 o 120 chilometri dall’Aquila o da un altro ospedale chi abita a Roccaraso, Rivisondoli o nell’intero Alto Sangro non incontrerà problemi e difficoltà a raggiungere i servizi sanitari necessari a una donna partoriente», spiegano Umberto Trasatti, segretario provinciale Cgil L’Aquila, Michele Lombardo, segretario provinciale Uil L’Aquila e Paolo Sangermano, segretario provinciale Cisl L’Aquila.
Per i sindacati se davvero vogliono risparmiare e razionalizzare i servizi D’Alfonso e Paolucci «comincino a capire dove si nascondono gli sprechi della sanità e dove il taglio di un Punto nascite causa problemi reali (e il loro peso per le donne e le famiglie) decidendo quali strutture riorganizzare e potenziare e quali eventualmente chiudere. Ma non ci si venga a dire che 100 e passa chilometri di strade di montagna da percorrere per una partoriente e la sua famiglia non sono un motivo concreto per ripensare quanto deciso per Sulmona e garantire sul territorio servizi e migliori».