Arsenale di armi in furgone a Pescara Colli, carabinieri arrestano il ‘proprietario’

Le armi trovate un anno fa, svolta con le analisi del Ris

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PESCARA. Una nuova ordinanza d’arresto per Giovanni Misso, 60 enne pluripregiudicato già arrestato il mese scorso dai carabinieri di Pescara dopo un lungo periodo di latitanza con l’accusa di aver preso parte ad alcuni assalti ai portavalori.
Il nuovo arresto, notificatogli questa mattina dai carabinieri di Pescara nel carcere di Busto Arsizio nel quale Misso è rinchiuso dall’11 febbraio, è stato deciso dal Gip di Pescara Michela Di Fine su richiesta del pm Andrea Papalia.
L’uomo adesso dovrà rispondere dei reati di concorso in detenzione illecita di armi da guerra con matricola abrasa con relativo munizionamento e ricettazione.
La misura cautelare è scaturita a seguito di complesse e laboriose indagini espletate dai militari dopo il ritrovamento, nel febbraio 2014 di un furgone, poi risultato rubato, contenente un vero e proprio arsenale, da utilizzare per la commissione di una rapina.
Il 3 febbraio 2014 la pattuglia in servizio di perlustrazione aveva notato, in un parcheggio condominiale in zona Colli, molto vicino ad un ufficio postale, un Fiat Ducato parcheggiato in modo sospetto.

Il mezzo, poi risultato rubato nel teramano la settimana precedente, era aperto e ad una prima ispezione era stato notato un borsone nel cassone posteriore. La successiva perquisizione aveva consentito di accertare la presenza di 2 kalashnikov e relativi caricatori inseriti contenenti ognuno trenta colpi; 1 fucile a pompa e quattro cartucce inserite calibro12; 1 pistola glock mod 17 con caricatore contenente quindici cartucce 9x21; 2 giubbini antiproiettile privi di etichetta; 2 passamontagna; 1 paio di guanti da cantiere; 1 paio di pantaloni acetati; 2 fascette da idraulico; 1 tanica da cinque litri contenente benzina; 1 miccia artigianale.
Tutte le armi avevano la matricola abrasa ed erano in perfetto stato di efficienza.

L’INVIO DEL MATERIALE AI RIS
Il materiale rinvenuto ed il veicolo erano stati sottoposti a sequestro per l’espletamento di accertamenti tecnico-scientifici, a seguito dei quali il Ris di Roma era riuscito ad estrapolare 3 profili di Dna. Le successive indagini hanno permesso di attribuire uno di questi proprio a Giovanni Misso, balzato agli onori della cronaca per una serie di efferate rapine commesse su tutto il territorio nazionale.
L’incallito malvivente vanta infatti nel suo solo ultratrentennale curriculum delinquenziale una impressionante serie di rapine, alcune delle quali commesse in Abruzzo, oltre all’omicidio del Brigadiere dei Carabinieri Ruggero Volpi, commesso il 12 ottobre 1977 nel tentativo, insieme ad altri 3 assassini, di far evadere un loro complice durante uno spostamento dal carcere di Genova.

LE RAPINE AI PORTAVALORI
A Pescara Misso aveva attirato l’attenzione dei Carabinieri della Compagnia quando il 16 ottobre del 2014 i militari, nel corso di una lunga e complessa indagine condotta in collaborazione con la Questura di Pescara, lo avevano individuato quale carismatico capo di una efferata associazione per delinquere finalizzata alle rapine ai portavalori.
A lui e agli altri componenti della banda, Mario Di Emidio, Nicola Nocella, Massimiliano Palliotti e Roberto De Lido, era stata contestata, in particolare, la rapina ad un furgone portavalori avvenuta il 17 giugno del 2013 nei pressi del centro commerciale Mall di Villanova (PE), che fruttò un bottino di 52.000 euro e la pistola sottratta all’atterrita guardia giurata, e la rapina ad un distributore di carburanti avvenuta il 27 maggio del 2013 a Villa Raspa di Spoltore (PE), durante la quale furono asportati oltre 4.000 euro.
Durante le indagini erano state inoltre impedite, poco prima della commissione, altre due rapine, di cui una in particolare da mettere in atto sull’autostrada A25 Pescara-Roma, ai danni di un furgone portavalori.
A tre componenti della banda erano stati, inoltre, imputati i furti di due autovetture, messe a disposizione dell’organizzazione per portare a segno gli assalti, mentre ad uno solo degli indagati era stato contestato anche il reato di spaccio di cocaina.

LA FUGA
Durante il blitz eseguito il 16 ottobre 2014 Misso era però riuscito a sottrarsi alle ricerche, nonostante fossero state immediatamente estese a livello europeo con la richiesta di un mandato di cattura internazionale.
L’uomo si era intanto rifugiato in Lombardia dove, durante la latitanza, aveva continuato a fare il proprio “mestiere” di rapinatore: i Carabinieri del Gruppo di Monza avevano infatti puntato i loro fari su una banda di rapinatori che aveva imperversato in varie province del nord Italia: al termine dell’indagine, condotta con il supporto di attività tecnica, sono state complessivamente arrestate 7 persone in flagranza di reato per aver commesso, nel solo 2014, ben 14 assalti.
Anche in questo caso gli obiettivi erano stati portavalori, uffici postali, distributori e centri scommesse. In tre circostanze inoltre i malviventi non avevano esitato a fare fuoco con le micidiali armi a disposizione, esplodendo un colpo di fucile a pompa al ginocchio di una guardia giurata che aveva tentato una reazione ed in un’altra .
Il gruppo aveva inoltre deciso di allargare la propria area perfino all’estero, consumando una rapina in un distributore di benzina in Svizzera, nel vicino Canton Ticino.

UN ARSENALE ANCHE IN LOMBARDIA
Anche in Lombardia la banda aveva la disponibilità di un vero e proprio arsenale del tutto simile a quello rinvenuto a Pescara, ossia: 1 fucile AK 47 Kalashnikov; 1 fucile a pompa cal. 12; 3 pistole beretta 98 FS aventi matricola abrasa; 2 pistole beretta cal. 7,65 di cui una avente matricola abrasa; 1 pistola Tanfoglio avente matricola abrasa; 1 pistola Beretta cal. 40 SW; 1 pistola Ruger cal. 9 avente matricola abrasa; 1 fucile a canne mozze; 1 carabina Winchestern; 2 giubotti anti-proiettile; 2 silenziatori; 2 pistole elettriche “taser”; 450 munizioni di vario calibro.
Anche in Toscana Misso aveva fatto parlare di sé in quanto, nel mese di febbraio, i Carabinieri di Livorno hanno individuato l’uomo quale autore, il 2 agosto 2011 insieme ad altri due complici, di una tentata rapina ad un portavalori consumata a Rosignano Marittimo dove i tre avevano provato ad aprire il furgone ma, a causa dell’arrivo di alcuni passanti, avevano desistito portando però con sé, anche in questo caso, la pistola sottratta alla guardia giurata. Nell’episodio i rapinatori si erano travestiti da giardinieri.
Fatale è stata una bottiglia di plastica lasciata sul posto dalla quale era stato estratto un Dna che, grazie alle indagini condotte nel frattempo dai Carabinieri di Pescara, è stato possibile associare a Giovanni Misso.
Sono ancora in corso ulteriori indagini da parte dei Carabinieri di Pescara volte all’individuazione dei complici a cui associare i corrispondenti profili di Dna rinvenuti sulle armi.