GRANDI MAZZETTE

Tangenti grandi opere: quei 70 mln alle imprese Perotti «per nulla»

Il buco nero dei soldi. Gip: «mai svolti incarichi affidati»

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FIRENZE.  Milioni pagati dallo Stato «per nulla», «marchette» da 3.300 euro al mese alle società degli indagati amici dei politici, l'acquisto di una casa a Milano per 2,7 milioni segnalato da Bankitalia come operazione sospetta per «alto» rischio riciclaggio: c'è un enorme buco nero che ha risucchiato i soldi che sarebbero serviti per migliorare le infrastrutture italiane, nelle carte dell'inchiesta di Firenze.
Il protagonista assoluto è, secondo l'accusa, l'imprenditore Stefano Perotti, l'amico di Ercole Incalza che ospita a casa sua il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi.
E' lui, con almeno 25 miliardi di appalti gestiti in tutta Italia attraverso una decina di società che sono direttamente o indirettamente riconducibili a lui, l'uomo chiave dell'inchiesta.
 Come sia arrivato fin lassù, lo dice la moglie Christine in una intercettazione con il figlio: «...papà se guadagna bene e tanto è anche perché ci sono state delle coincidenze. Papà è bravo... ma ha avuto delle coincidenze fortunate di entrare nel mondo della politica...grazie ad un certo giro di politica...lavori pubblici...e non è detto che in futuro sarà sempre uguale».
 Per il futuro chissà, come dice Christine.
Ma finora non si può certo lamentare, soprattutto se è vero quel che scrive il Gip: «risulta evidente che Perotti non svolge neppure gli incarichi che gli sono stati affidati o li esegue con modalità tali da non giustificare gli enormi proventi che percepisce».
 Per spiegarlo, il giudice cita una telefonata del 14 ottobre scorso tra una persona da identificare e Massimo Fiorini, che era uno dei soggetti che si occupava delle società di Perotti e ne teneva la contabilità. Fiorini, infatti, «afferma con chiarezza che la 'Ingegneria Spm', in relazione alla direzione dei lavori per la realizzazione della Tav Firenze-Bologna, ha ricevuto 70 milioni senza aver svolto alcuna prestazione». «Siamo arrivati al massimo a 70...pensa, prendevi il 4% di fee...di patronage si chiama...per non fare un cazzo...».
 Più chiaro ancora è quando parla delle varianti in corso d'opera.
«Hanno aumentato il 40% del valore dell'opera... il 40% sono tutte opere accessorie...impressionante».

 Un aumento che non riguardava solo la Firenze-Bologna, come ha spiegato ieri il capo del Ros Mario Parente.
«Questo tipo di direzione dei lavori consentiva modifiche, con opere che lievitavano anche del 40%».
 Le prestazioni della Spm, sostiene in sostanza il Gip, «non sembrano avere un valore economico tale da giustificare i corrispettivi percepiti».
 In tal senso, «esemplare» è la vicenda della 'Dilan Fi', un consorzio costituito nel 2007 con un capitale sociale di 80mila euro e di cui la Spm srl detiene il 37%. Il presidente del Cda è Andrea Santini che il 21 novembre del 2013 parla con Leonardo Bernardoni, della 'Tesifer', società del consorzio Dilan.
«Santini - scrive il Gip - ritiene indispensabile interrompere i pagamenti alla società Ingegneria Spm, ammontanti a 3.300 euro al mese» perché sono una «sorta di marchetta che al momento non ha però alcun senso riconoscere».
 E l'altro: «mi fa piacere che l'hai tirato fuori questo discorso...perché è vero...sono veramente soldi regalati».
 Anche sulla direzione dei lavori le cose non tornano.
«Ma qui come funziona? - chiede sempre Santini - non siamo nemmeno ad un terzo dei lavori e hanno già maturato il 50% la direzione lavori...qui c'è qualcosa che non funziona».

 All'acquisto della casa a Milano il gip dedica un capitolo quando parla della «pericolosità» di Perotti. L'immobile viene comprato con «disponibilità finanziarie custodite all'estero», 2,7 milioni, attraverso l'acquisizione da parte di Spm di quote di un'altra società.
Quando la procura va a chiedere conto all'Uif della Banca d'Italia della vicenda, questa risponde che l'acquisto delle quote societarie rientrava nelle operazioni sospette segnalate, ascritta alla categoria riciclaggio con valutazione alta del rischio.
Da dove vengono quei 2,7 milioni? Fare soldi, d'altronde, sembra essere il primo obiettivo di Perotti. Il 12 gennaio scorso dice ai suoi collaboratori di avere in mano una bozza "semidefinitiva" di un capitolato speciale d'appalto che deve ancora essere approvato dall'Anas ed anche l'elenco delle opere che saranno bandite dalla società «da qui a 6 mesi».
 Le prospettive di guadagno sono enormi: «per ognuna di queste gare - afferma Perotti - ci saranno dai 10 ai 20 partecipanti...vuol dire che si dovrebbe poter vendere tra le 10 e le 20 volte il progettino».
 Ecco perché la conclusione del Gip non può che essere una: «nonostante abbia la consapevolezza di un quadro oggettivamente allarmante di sospetti nei sui confronti, ha proseguito imperterrito nella gestione illecita dei suoi affari, palesando anche lui una convinzione di sostanziale impunità».