OMICIDIO NELLA NOTTE

Uccide la compagna con cavo elettrico: autopsia conferma morte per strangolamento

L’uomo è rinchiuso in carcere con l’accusa di omicidio volontario

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VASTO. La donna uccisa la sera dell'8 marzo in un appartamento di Vasto Marina e' morta per strangolamento.
Lo ha confermato l'autopsia effettuata ieri mattina dal medico legale della Asl 2, Pietro Falco, incaricato dal pm di Vasto, Giancarlo Ciani, dell'esame autoptico.
Il gip del tribunale di Vasto, Annarosa Capuozzo, ha convalidato l'arresto di Joseph Martella, 57 anni, nato a Strasburgo ma abruzzese d’adozione, unico indagato per il reato di omicidio volontario della convivente Daniela Marchi, 53 anni.
Nell'udienza di ieri mattina l'avvocato dell'uomo, Massimiliano Baccalà, ha chiesto una misura meno afflittiva della custodia cautelare in carcere su cui il giudice si è riservato di decidere. Martella per ora resta nel carcere di Torre Sinello a Vasto.
«Alterna momenti di lucidità a momenti di totale confusione, è ancora molto provato dall'accaduto - spiega all'Agi l'avvocato - fa ragionamenti sconnessi e non ancora riusciamo a ricostruire la dinamica del fatto. Stiamo valutando se chiedere una perizia psichiatrica», conclude il legale.
L’uomo, un passato da barista in un locale di San Salvo con precedenti penali per reati contro il patrimonio, detenzione di armi e droga (era tra gli indagati della maxi operazione «Adriatico» che ha visto coinvolta la banda guidata dal pugliese Lorenzo Cozzolino), ha ammazzato la sua convivente la sera dell’8 marzo, nella cucina di casa, dopo cena, strangolandola con un cavo elettrico recuperato nel cestino della spazzatura.

Un filo che, ha raccontato l’uomo nel corso del primo interrogatorio, aveva usato per riparare un elettrodomestico. Probabilmente la donna è stata presa di sorpresa alle spalle dal momento che durante l’autopsia non sono emersi segni che lasciano intuire che abbia tentato di difendersi.
Si sarebbe trattato di un raptus, questa l’ipotesi investigativa, avvalorata dal fatto che dopo che l’uomo si è reso conto di ciò che aveva fatto e ha visto la donna a terra senza vita ha chiesto aiuto ai vicini di casa, due ragazzi che abitano al piano di sopra. I ragazzi si sono precipitati a chiamare i soccorsi ma per Marchi non c’era più niente da fare. «Ho strangolato la mia compagna. Non volevo. Non so come ho fatto», ha continuato a ripetere agli investigatori quando sono arrivati nell’abitazione. Poi si è chiuso nel suo silenzio e nel primo interrogatorio in procura, la sera stessa dell’omicidio, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
La coppia da tempo aveva continue discussioni per motivi economici. Martella da dicembre scorso non aveva più un lavoro e anche lei era disoccupata.
«È stato un delitto d’impeto» ha spiegato il vice questore aggiunto Alessandro Di Blasio. Undici anni fa Martella dopo essere stato sfrattato minacciò di uccidersi facendosi saltare in aria con una bombola del gas. L’uomo adesso è rinchiuso nel carcere di Torre Sinello con l’accusa di omicidio volontario ma non premeditato in base a quelli che sono gli elementi iniziali. Un delitto d'impeto, insomma, al culmine di un raptus.