DOPO LA CONDANNA

Green Hill, Lav chiede radiazione per veterinario di Pescara

Il medico condannato per i maltrattamenti dei beagle

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PESCARA. La Lav ha chiesto l’apertura di un procedimento disciplinare al Consiglio dell’Ordine dei Medici Veterinari di Pescara, nei confronti di Renzo Graziosi, veterinario condannato per i maltrattamenti dei beagle di Green Hill.
A fine gennaio la prima sezione penale del tribunale di Brescia ha condannato tre dei quattro imputati nel processo Green Hill, l’allevamento di cani destinati alla sperimentazione scientifica, chiuso a Montichiari nell’estate 2012. Condannati ad un anno e sei mesi Ghislane Rondot, co-gestore di Green Hill 2001 della Marshall Bioresources e della Marshall Farms Group, e Renzo Graziosi, veterinario dell’allevamento.
Un anno al direttore Roberto Bravi. 

Secondo l’accusa sarebbero stati 6.023 i cani beagle morti all’interno di Green Hill dal 2008 al 2012 contro i 98 morti successivamente al sequestro dell’allevamento.
Il tribunale ha disposto un risarcimento di trentamila euro per la Lav disponendo anche il divieto per i condannati di allevare cani per i prossimi due anni.
«Il veterinario Graziosi, come ha stabilito il Tribunale, era uno dei principali artefici della pratica aziendale di uccidere i cani affetti da semplici patologie per contenere i costi e perché non erano più idonei allo scopo – afferma la Lav - tra il 2008 e il 2012 sono stati contati ben 6023 decessi, un numero esorbitante, a fronte dei 98 decessi registrati nel periodo successivo al sequestro dei beagle. Costava per loro di meno farli riprodurre in continuazione e sostituire così i “difettosi” nonché detenerli in condizioni tali da causare maltrattamenti e conseguenti morti».

Da qui la richiesta degli animalisti di radiare il professionista dall’Albo dei Medici Veterinari poiché, come ha sancito il tribunale di Brescia il medico è «colpevole di abusi nell’esercizio della professione», «con la sua condotta ha compromesso gravemente la sua reputazione e la dignità della classe sanitaria», «perdendo la buona condotta ha perso il requisito ineludibile, principio di carattere generale dell’ordinamento per esercitare la professione».
Dunque ora Graziosi rischia la perdita dell'attività, oltre alla già disposta sospensione di due anni dagli allevamenti, per violazione del Codice Deontologico della professione disciplinato dal Decreto del Presidente della Repubblica 221 del 1950.

Gli avvocati difensori di Green Hill, Luigi Frattini e Enzo Bosio, avevano invece chiesto l’assoluzione per gli imputati perché «il fatto non sussiste e non vi è stata condotta dolosa». Secondo gli avvocati, inoltre, «non ci sono state violazioni e qualora non fossero state rispettate alcune norme, scatterebbe solo una sanzione amministrativa».
E’ già stato annunciato il ricorso in appello della sentenza di primo grado.